Colombia: generali licenziati e accuse da Amnesty

Il governo colombiano ha licenziato 25 militari, tra cui tre generali, undici colonnelli, tre maggiori, un tenente e un capitano con l’accusa di aver commesso esecuzioni sommarie. Il caso riguarda il massacro di undici persone, che secondo i militari erano guerriglieri delle Farc, i cui corpi sono stati trovati il mese scorso in una fossa comune nel nord est della Colombia. Dalle indagini è emerso che le undici persone uccise sarebbero state attirate fuori da Bogotà con la promessa di un lavoro. Non è ancora chiaro perché queste persone sono state uccise ma la decisione del governo del presidente Uribe Velez non ha precedenti. Il licenziamento degli ufficiali non migliora l’immagine del governo colombiano che ieri in un nuovo rapporto diffuso da Amnesty international è stato accusato di mentire sulla situazione dei diritti umani. «Le autorità colombiane negano in modo assoluto, rifiutando persino di ammettere l’esistenza di un conflitto armato. La gente, però, ci racconta una storia diversa – ha dichiarato Marcelo Pollack, ricercatore di Amnesty sulla Colombia – Negare significa solo condannare altre persone a subire violazioni e a morire».

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