«Se Israele non riapre i valichi qui a Gaza non si potranno curare neanche più i malati comuni, gli ospedali sono sprovvisti di garze e medicinali e l’energia elettrica è continuamente razionata»: lo ha detto all’agenzia Misna Jamal al Khudari, del Comitato popolare contro l’assedio alla Striscia di Gaza, denunciando «una crisi umanitaria annunciata». Sono chiusi da sei giorni i valichi di Sofa, Abu Salem, Karni, Beit Hanoun [Erez] che generalmente Israele mantiene parzialmente aperti per il passaggio di un ristretto numero di persone e beni. E se continua così, «le Nazioni unite saranno costrette a bloccare la distribuzione di aiuti alimentari per 750 mila residenti a partire da venerdì»: lo ha annunciato Chris Gunness, portavoce dell’Unrwa, agenzia Onu per l’assistenza ai rifugiati palestinesi. «Non si tratta solo della punizione collettiva di un popolo – ha aggiunto Gunness – ma della prostrazione psicologica di intere famiglie che devono sfamare i propri figli».
Le autorità israeliane impediscono da giorni ai giornalisti stranieri di entrare nella Striscia, dove oggi soldati israeliani hanno ucciso 4 palestinesi.
Nel frattempo a Gerusalemme è stato eletto sindaco Nir Barkat, 49 anni, imprenditore di successo, laico, centrista di destra. Barkat ha ottenuto il 52 per cento dei consensi, contro il 43 dell’ultraortodosso Meir Porush e il 3,6 del miliardario di origine russa Arcady Gaydamak.
Barkat, come gli altri tre candidati, ha basato la sua campagna sull’indivisibilità di Gerusalemme, in aperta violazione con diverse risoluzioni dell’Onu. I cittadini arabi con cittadinanza israeliana residenti a Gerusalemme non hanno partecipato al voto.
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