_E’ uscito oggi il rapporto di Fortress Europe, la campagna che conta i migranti deceduti lungo la strada per arrivare in un paese europeo. I morti nel tentativo di raggiungere la Fortezza Euriopa sono stati, solo a ottobre, almeno 108. In Marocco una barca con cinquanta migranti ha fatto naufragio lasciando un solo superstite. Cinque persone sono state ritrovate senza vita sui cayucos giunti alle Canarie, mentre altri due cadaveri sono stati ripescati a Malaga. Nel mar Egeo, tra la Turchia e la Grecia, le vittime in un mese sono almeno venti. A cui vanno aggiunti i diciotto migranti rimasti uccisi nell’incidente stradale del camion su cui viaggiavano nascosti, al confine tra Turchia e Grecia. E viaggiando nascosti nei camion sono morte altre due persone, in Spagna. Mentre un uomo è annegato a Calais nel tentativo di imbarcarsi su una nave per l’Inghilterra. Con lui è annegato anche l’uomo che si era tuffato per salvarlo. In Egitto si continua a sparare sulla frontiera con Israele: altri tre morti in un mese. Al bollettino delle vittime si aggiungono poi i cinque annegati in un lago alla frontiera tra Albania e Grecia e i due corpi ritrovati al largo di Malta, nel Canale di Sicilia, vittime dell’ennesimo naufragio fantasma._
Più di 30 mila persone solo quest’anno hanno deciso di lasciare il loro paese e di fuggire in Italia. Hanno lasciato a casa tutto e sono saliti su un gommone, hanno voltato le spalle alla Somalia, all’Eritrea, la Nigeria, il Marocco e sono fuggiti a cercare la felicità, o qualcosa di simile, più lontano.
Quest’anno, fino ad ottobre, 509 di loro, secondo dati ufficiali che non hanno il potere di arrivare sempre dappertutto, in Italia non ci sono arrivati e si sono perduti in mezzo al mare. Dispersi, morti, il viaggio ha spento la loro speranza. Nei primi 10 mesi di quest’anno, sono stati più del totale di quelli del 2007, che ne contava 471. C’ è un’ isola a sud dell’Italia, che ogni mese ha il volto della felicità per qualcuno di loro. Felicità per essere riusciti ad arrivarci, non importa come e per andare incontro a cosa.
In quest’isola, Lampedusa, il gruppo di Medici Senza Frontiere ha visitato 4550 persone, solo dal 2005, fornendo loro cure d’urgenza per fermare le ustioni, l’ipotermia, le complicazoni osteo-muscolari che il viaggio ha portato con sé. Dal 31 ottobre, su quest’isola, Medici Senza Frontiere non ci sarà più. Il Ministero degli Interni si è rifiutato di rinnovare il Protocollo d’Intesa e il permesso necessario perchè Msf operi sull’isola. Mesi di rinvio, senza alcuna spiegazione, fino al rifiuto, il 13 ottobre perché «Maroni non ritiene necessaria la nostra presenza e ci consiglia di recarci altrove. Lo ringraziamo per questo consiglio» commenta alla conferenza stampa, tenutasi a Roma il 5 novembre, il Direttore generale di Msf Italia, Kostas Moschochoritis, concedendosi il lusso del sarcasmo. Una motivazione
che suona assurda, considerando che Msf opera in modo del tutto autonomo a livello economico e non è mai costata niente, né al
governo, né ad enti pubblici locali. E che nell’ultimo anno – come i rapporti di Msf dimostrano – il numero degli sbarchi, delle patologie che i medici si sono trovati a curare e dei pazienti appartenenti alle cosiddette categorie «vulnerabili» [bambini, anziani, donne incinte] è aumentato incredibilmente. Cercando di tenere fuori dalla porta la politica, Loris De Filippi, Responsabile dei progetti Msf-Italia, si limita a constatare un fatto, innegabile, che le «le nuove politiche di deterrenza sono le principali cause dell’aumento di questi dati: i migranti preferiscono imbarcazioni più piccole rispetto al passato, meno intercettabili, e ovviamente più rischiose».
La più grande organizzazione medico-umanitaria al mondo, presente in oltre 60 paesi e vincitrice nel 1999 del premio Nobel per la pace, è stata messa in ginocchio dal nostro governo, in silenzio e per la seconda la volta. La prima era nel 2002, quando a Msf fu negato l’accesso al molo di Lampedusa in seguito alla pubblicazione di un rapporto «scomodo» sulle condizioni sanitarie dei migranti nei Centri di permanenza temporanea. Una censura [la diffusione del rapporto fu interrotta] e una violazione di Stato delle libertà democratiche: quella di esercitare la propria libera attività se consentita dalla legge, e quella di ricevere assistenza sanitaria gratuita, garantita a quelle migliaia di migranti a cui Msf, dal 2002, ha offerto cure d’urgenza. «Fu necessario l’intervento dell’Onu perché potessimo tornare sull’isola – racconta De Filippi- Dovremo aspettare l’Onu anche questa volta?».
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