Transgender day of remembrance

«Ha agonizzato a lungo, prima di morire. Juan Carlos Aucalle Coronel, il 35enne transessuale peruviano trovato senza vita in una polverosa stradina di campagna trasformata in alcova per squallide trasgressioni, è stato ucciso dalle gravi emorragie interne per i traumi causati dai pneumatici dell’auto guidata dal suo assassino […] Come già sospettato il giorno precedente dallo stesso medico legale, il viado è stato arrotato da un’auto in fuga e, per questo motivo, è morto». Con queste parole il quotidiano La Provincia riportava la notizia dell’efferato omicidio di una transessuale brutalmente uccisa in provincia di Como l’11 luglio scorso, molto probabilmente da «un cliente». «Quasi certamente [il delitto] rimarrà senza un colpevole. Una morte non programmata, scatenata da un cliente occasionale impossibile da rintracciare», così, qualche giorno dopo, Il Giorno di Como liquidava la faccenda. Basta una breve ricerca on line per avere un saggio della violenza verbale con la quale questa vicenda è stata trattata [poco] dai giornali [rigorosamente locali]. Della vittima dell’omicidio non sapremo mai il nome d’elezione, perché tutti i giornalisti hanno riportato solamente quello dei documenti. Tutti gli articoli parlavano di lei rigorosamente al maschile. La si definiva, alternativamente «un transessuale peruviano», «un uomo», un «viado», cancellandone con disprezzo scelte di vita, desideri, autopercezione. Naturalmente in nessuno degli articoli si parlava della trans-fobia, l’odio e il pregiudizio contro i/le trans, che ogni anno miete vittime in tutto il mondo. È per ricordare le/i transessuali e transgender uccise/i a causa della transfobia che da dieci anni, il 20 novembre, si celebra in tutto il mondo il Transgender day of remembrance, nato nel ’98 dopo l’omicidio di Rita Hester. Le vittime segnate quest’anno sono 29, tre di loro sono state uccise in Italia, che si classifica al secondo posto nel mondo. Si tratta di una cifra calcolata per difetto, dal momento che molto spesso i/le transgender non sono nominate/i come tali, ma vengono definiti gay o lesbiche. Inoltre in molti paesi non esistono associazioni trans che si occupino di raccogliere i dati sulle vittime della transfobia.
Oggi sono previste mobilitazioni in tutto il mondo [Vienna, Camberra, Sydney, Calgary, Ottawa etc], ma anche in Italia. In Italia la giornata si celebra a Padova, Genova, Torino, Bologna, Firenze [tutte le informazioni su www.sylviarivera.it e www.azionetrans.it]. Il 19 novembre le deputate del Pd Bernardini e Concia hanno presentato un’interrogazione parlamentare pre chiedere che il governo intervenga per combattere il pregiudizio nei confronti dei/delle transgender.
Ma ritorniamo per un attimo all’omicidio avvenuto in provincia di Como e al modo in cui è stato trattato dalla stampa. Poco dopo la descrizione della brutalità dell’omicidio [la vittima è stata picchiata selvaggiamente e poi investita], tutti gli articoli «inquadravano» il delitto non tra gli omicidi né tanto meno nella cornice della violenza contro i/le trans o le sex-worker – vittime dello stigma e del pregiudizio – ma tra i «corollari» del degrado della zona, dove si esercita la prostituzione. Tanto che un articolo de Il Giorno di Como si conclude parlando degli sforzi di un comitato cittadino e della sindaca del paese dove è avvenuto il delitto, per «eliminare il fenomeno»: quello della prostituzione, naturalmente, non certo quello della violenza contro le trans o quella contro le prostitute.
E’ anche contro la violenza nei confronti di chi esercita la prostituzione che il 13 dicembre si scenderà in piazza a Roma contro il ddl Carfagna, che vietandone l’esercizio in strada, costringerà migliaia di donne e trans a prostituirsi al chiuso, dove è più difficile difendersi dalla violenza. La stessa che ha ucciso quella «Juan Carlos» di cui, almeno a livello pubblico, è stato cancellato anche il nome

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