Il nuovo trattato post-Kyoto fa tappa a nella cittadina polacca di Poznan, dove da oggi – e per 2 settimane – si tiene la 14° Conferenza Onu sul clima. Questa è la quarta tappa di negoziati difficili, partiti lo scorso dicembre a Bali, che culmineranno questo dicembre a Copenhagen con un testo che dovrebbe sostituire il protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2012.
Il condizionale è d’obbligo. Proprio la Polonia, insieme all’Italia, costituisce il «fronte del no» alle nuove norme perché, dicono i due paesi, di fronte alla crisi planetaria, è impossibile rispettare gli obiettivi di riduzione della CO2 fissati a Kyoto. Il nostro ministro dell’ambiente Prestigiacomo dimentica sempre di dire che l’Italia è in forte ritardo comunque: avremmo dovuto tagliare i gas serra del 6,5 per cento e invece li abbiamo aumentati del 10. In più il decreto legge 185/2008 approvato il 28 novembre dal governo, renderà più complicato l’accesso agli incentivi per le rinnovabili che infatti, passerebbero attraverso una pratica burocratica più complessa, spiega Gianni Silvestrini su qualenergia.it.
La crisi globale invece dovrebbe costituire un’opportunità per una svolta «verde» dell’economia e della società e non rappresentare un ostacolo per la realizzazione di programmi energetici puliti. E’ il parere, speculare a quello del nostro governo, di Yvo de Boer, segretario esecutivo della Framework Convention on Climate Change delle Nazioni unite. Gli investitori, spiega, dovrebbero cogliere «l’opportunità di una crescita verde» con la sostituzione di oltre il 40 per cento degli impianti di produzione energetica nel prossimo decennio.
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