Cie. Continuano gli scioperi

Andrea Onori

Anche nel centro di Crotone iniziano le tensioni. Mercoledì due reclusi sono saliti sul tetto minacciando di buttarsi. Un altro si è tagliato le mani e la pancia con una lametta. A Roma prosegue lo sciopero della fame al Cie di Ponte Galeria.  Ieri più di qualche detenuto è svenuto, qualcun altro si è tagliato le vene. Questa mattina la metà degli scioperanti cedono dalla stanchezza. La forza diminuisce ed hanno bisogno di mangiare.


In una camerata, su una barella, c’è un recluso disteso da ieri sera. Si era tagliato le vene e dopo essere stato curato è stato riportato dai suoi compagni. Loro l’accudiscono e lo guardano che si spegne. Non vuole ricominciare a mangiare, anche se è debolissimo, e spesso ha dei momenti di incoscienza.

A Gradisca d’Isonzo, è in ospedale il migrante che ha passato un mese senza mangiare, in solitudine, per essere regolarizzato. Perché gli venga riconosciuto di aver lavorato per anni con un contratto regolare. Un mese di sciopero della fame individuale per avere giustizia. Ora è in ospedale, perché ha perso troppo peso. E continuerà a non mangiare finché non vedrà il Giudice di pace che deve decidere del suo destino.

Infine a Torino c’è un altro recluso che rischia di essere espulso è Mimì, il ragazzo che ha avuto uno scontro fisico con due alpini qualche settimana fa. Dopo il fatto, Mimì ha sporto denuncia contro i due, ma per la legge italiana questo non è sufficiente a sospendere l’espulsione.

Il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni scriveva il 30 settembre, che «da tre giorni 114 immigrati del Cie di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestate contro le norme anti immigrazione del governo, soprattutto quella che prevede l’allungamento a sei mesi della permanenza nei Centri di clandestini».«Ormai anche a Ponte Galeria è arrivata questa tensione – sottolinea il garante – che si respira da giorni nei Cie di tutta Italia e che immagini come quelle di oggi del bus acchiappa immigrati di Milano non contribuiscono a sedare. E’ evidente che la norma che prevede, anche retroattivamente, un periodo massimo di permanenza nel Cie di 180 giorni sta trasformando questi Centri in vere e proprie carceri. Se continua così saranno i Cie e le carceri la prossima emergenza nazionale».

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