A Roma interi nuclei familiari sono stati provvisoriamente spostati dal campo di via Salone al Cara di Castelnuovo di Porto, per fare spazio ad altri Rom, di diverse etnie, provenienti invece da Casilino 900. La durissima protesta della Comunità di Sant’Egidio, che ha abbandonato il Tavolo del comune.
Prima ne hanno trasferiti una trentina da via Salone a Cara di Castelnuovo di Porto [il Centro di accoglienza richiedenti asilo] poi un’altra cinquantina da Casilino 900 a via Salone. E’ iniziata alcuni giorni fa l’operazione di «travaso» delle famiglie rom di Roma da un campo all’altro della città, nel tentativo di dare il via al famigerato piano campi che di pianificato sembra avere ben poco.
Lunedì mattina una decina di famiglie del campo di via Salone sono state costrette ad accettare il trasferimento al Cara per fare spazio ad altre famiglie rom del campo di Casilino 900 trasferite il giorno dopo a Salone. Inizialmente era stato previsto lo spostamento di venti famiglie [139 persone in tutto], due montenegrine, dieci tra kosovare e macedoni e otto bosniache. Alla fine ad accettare il trasferimento sono stati solo i macedoni, i bosniaci, i kosovari e i serbi. Una trentina di persone in tutto, contro i cento annunciati, e una grande operazione mediatica che il sindaco Alemanno ha presentato alla stampa come l’inizio dello smantellamento progressivo dell’insediamento più grande d’Europa.
Le famiglie di Casilino 900 se ne sono andate prima di pranzo, dopo un’intera mattinata spesa a fare le valigie. Qualcuno sorridendo, quasi maledicendo l’enorme discarica a cielo aperto che era diventata la sua casa. Molti altri versando lacrime sotto lo sguardo di chi, i montenegrini in particolare, si è invece opposto al trasferimento verso altri insediamenti «per paura di conflitti con i serbi, i bosniaci ed i kosovari che li attendono a Salone». Mentre a Casilino 900 venivano abbattute le prime quindici baracche, a Salone venivano piazzati al centro del campo una trentina di container in grado di ospitare fino a cento persone.
Secondo Alemanno lo sgombero di Casilino 900 dovrebbe terminare entro l’inizio di febbraio: «Le famiglie – ha detto – verranno portate negli insediamenti autorizzati, poi verranno aperti altri campi ed entro l’anno non esisteranno più quelli tollerati o abusivi. Il nostro obiettivo è di chiudere tutti gli altri campi entro qualche anno. Alla fine nella capitale rimarranno solo dieci campi, ognuno dei quali ospiterà circa 600 persone».
Tra i Rom, però, serpeggia una certa paura: quella di «una guerra tra poveri» nei nuovi insediamenti a causa del sovraffollamento e dei conflitti interetnici. Najo Hadzovic, il capo del Casilino 900, sogna un futuro migliore ma teme proprio uno scontro tra vecchi e nuovi abitanti, nei campi dove saranno trasferiti quelli del Casilino 900. «Ora – spiega – è importante evitare il sovraffollamento che potrebbe scatenare, con i nuovi arrivi, una guerra tra poveri trasformando il nostro sogno di vivere meglio in un incubo. Molti di noi hanno paura di essere spostati in insediamenti dove già vivono centinaia di persone con culture diverse».
Il sovraffollamento, la mancanza di un reale piano strategico, il trasferimento al Cara [che per definizione è un centro di accoglienza provvisorio per i richiedenti asilo] e soprattutto l’allontanamento di molti bambini dalle scuole dove erano integrati, ha sollevato non poche obiezioni. A dissociarsi dalle modalità di attuazioni del piano campi è stata in primo luogo la Comunità di Sant’Egidio, che ha espresso «seria preoccupazione per come si sta portando avanti il piano nomadi», e ha per questo deciso di uscire dal Tavolo Rom istituito dal comune di Roma. «Ci preoccupano in particolare – ha detto Sant’Egidio – alcune operazioni nel campo di Salone in cui sono state allontanate famiglie con bambini nati in Italia. Si tratta di persone che abitavano in un campo attrezzato, controllato con telecamere e sorveglianza 24h al giorno. Quindi non c’è nessun motivo reale di trasferimento al Centro di Accoglienza per richiedenti asilo, struttura pensata per accogliere profughi giunti in condizioni precarie in Italia. Queste famiglie rom potevano rimanere nel Campo e attendere l’esito della Commissione per la richiesta d’Asilo, continuando a vivere nella normalità e a mandare i loro figli a scuola. Bambini inseriti felicemente nelle strutture scolastiche di zona si vedono allontanati dalla propria casa e dalla scuola senza fondati motivi. La Comunità di Sant’Egidio è convinta che la vera integrazione passi per il rispetto dei bambini e la loro educazione. Inoltre, al contrario di ciò che è stato affermato dal Prefetto, il trasferimento al Centro di Accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto non è avvenuto in accordo con i Rom, i quali sono stati minacciati di esecuzione forzata, tanto che hanno fatto ricorso ai loro avvocati. Inoltre è stato affermato dal sindaco che il trasferimento dei Rom di Salone è stata la premessa per cominciare poi lo sgombero del Casilino 900. Temiamo che quello che sta accadendo in queste ore diventi un triste gioco dell’oca ai danni dei Rom: per dare condizioni di vita degne ad alcuni, si rende la vita impossibile ad altri. Inoltre l’assoluta non considerazione per lungo tempo di una serie di proposte sul Piano Nomadi fatte dalla Comunità e frutto di un’esperienza di più di trenta anni a fianco dei Rom della capitale, fa mancare i presupposti di un dialogo con il Commissario straordinario per l’emergenza nomadi, prefetto Pecoraro, e il comune di Roma che ne è il soggetto attuatore. Per questi motivi, la Comunità di Sant’Egidio esce dal Tavolo Rom istituito dal comune di Roma per discutere il piano Nomadi con le associazioni cattoliche. La Comunità di Sant’Egidio continuerà a dare il suo contributo all’integrazione dei Rom nella città di Roma, a partire dai bambini, disponibile come sempre a collaborare con chi, nel rispetto di ogni persona, vuole costruire una città umana per tutti».
Dello stesso avviso la consigliera regionale di Sinistra e Libertà, Anna Pizzo, che chiede di sapere «quale sarà l’esito del continuo e massiccio spostamento di intere famiglie rom da un campo all’altro, in assenza di insediamenti in grado di ospitare le persone sgomberate e, soprattutto, in assenza di una seria politica dell’abitare rivolta a persone ormai stanziali». E aggiunge: «Considerate le premesse di questi ultimi due giorni, durante i quali interi nuclei familiari sono stati provvisoriamente spostati dal campo di via Salone al Cara di Castelnuovo di Porto per fare spazio ad altri rom, di diverse etnie, provenienti da Casilino 900, mi domando qual è l’intento di tali trasferimenti e se questo peregrinare forzato avrà mai fine».
Non aveva nessuna intenzione di lasciare il campo Casilino 900, dove abitava da oltre 20 anni, un’anziana donna bosniaca, Hajrija Husovic, che ieri si è rinchiusa nella sua baracca quando gli operatori della Croce Rossa sono andati a prenderla per accompagnarla al pullman. «Non sempre ci si può scegliere il vicino», le ha detto l’assessore alle Politiche sociali, Sveva Belviso. Hajrija ha ottant’anni e sessanta nipoti. «Non ci dividete – ha risposto lei – o mi do fuoco».
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