Carcere overbooking

Operatori, associazioni, organizzazioni sindacali degli agenti di custodia, partiti di opposizione e soprattutto i detenuti sostengono che del carcere «all’esterno» non frega niente a nessuno, tanto che il governo può tranquillamente inasprire pene, proporre decreti «svuotacarceri» destinati a lasciare tutto come è e scoprire che l’opinione pubblica è passiva se non addirittura consenziente. Eppure, che siamo al limite della sopportabilità lo ha detto addirittua il governo, ed è la prima volta dal dopogruerra che lo stato di emergenza delle carceri viene riconosciuto per legge. Basta mettersi d’accordo, però, su cosa si intenda per emergenza anche perché, dati alla mano, se le carceri contenessero il numero di detenuti previsto dalla normativa, cioè 43 mila e non gli attuali 68 mila, il risparmio, per le casse dello stato, sarebbe di un miliardo e mezzo di euro l’anno.
Anche di questo si è parlato oggi nell’assemblea nazionale dell’associazione Antigone dal titolo piuttosto significativo «Overbooking. Il protagonismo degli operatori. Come uscire dalla crisi penitenziaria preservando i diritti umani». Significativo anche il luogo dell’assemblea, il carcere di Rebibbia nuovo complesso. Innanzitutto i dati, anche se noi di Carta li abbiamo ampiamente sciorinati nell’inserto di sedici pagine nel numero scorso, che ha promosso l’appello/vertenza [Assiene alle associazioni Antigone e A Buon Diritto] contro le illegalità dell’amministrazione penitenziaria.
Oggi, il compito di segnalare la desolazione in cui verano i 206 istituti penitenziari italiani è spettata al presidente di Antigone, Patrizio Gonnella: oltre al sovraffollamento, in istituti sempre più fatiscenti, con poco personale e con altamente inadeguate forme per il recupero, in Italia ci sono 110 detenuti ogni 100mila abitanti, una cifra che cresce del 22 per cento a fronte di una diminuzione in molti paesi europei o di una crescita in generale non superiore al 3, 4 per cento. Frutto del caso? Non si direbbe. Frutto di una progressiva perdita di senso del concetto stesso di detenzione e di tre elementi legislativi intervenuti negli ultimi anni: la legge sulle droghe, quella sugli immigrati e la cosiddetta ex Cirielli che ha spazzato via d’un colpo le conquiste fatte dalla Gozzini e dalla Simeoni-Saraceni. Gonnella ha anche parlato dell’ultimo coniglio che sta uscendo dal cilindro del governo, il ddl Alfano, il cosiddetto «svuota carceri» che sostiene il presidente di Antigone «è del tutto inutile e altamente discrezionale».
Dopo di lui hanno parlato il segretario dell’Anm, Cascini che ha ricordato l’anno di svolta nella situazione carceraria, diventa da allora in modo evidente il luogo della risoluzione dei conflitti: il 1990. Ad allora risale l’ultima amnistia, è di allora la legge sulle droghe ed è da allora che si cominciano a costruire i paletti sull’imigrazione che daranno luogo alla persecuzione dei cosiddetti «clandestini» per combattere i quali, ha detto il presidente dei magistrati, lo stato spende molto di più di quanto ci vorrebbe per costruire loro le case.
Cascini ha anche demistificato la falsa propaganda di chi dipinge l’Italia preda della microcriminalità e ha puntato il dito contro l’eccesso di custodia cautelare (perfino di quella che porta in carceree per tre, cinque giorni al massimo) di cui è malato il sistema pari al 21 per cento del totale dei detenuti e del danno provocato da chi ha voluto togliere dalla Gozzini i recidivi. Un controcanto con Roberto D’Errico, dell’Unione camere penali che ha aggiunto un ulteriore tassello: ogni due giorni, ha detto, muore un detenuto un terzo di queste molrti sono suicidi. Quanto alle misure alternative, agli arresti domiciliari, sono strumenti sempre meno utilizzati.
A Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, il compito di illustrare la parte del sottotitolo del convegno sui diritti umani. Pochi, in Italia, ha sottolineato, a cominciare dall’accesso alla difesa sottoposto a discriminazione e divenuto privilegio per pochi. Eppure, ha proseguito, l’Italia ha uno tra gli ordinamenti penitenziari migliori d’Eeuropa, ha un livello di professionalità del personale particolarmente elevato ma nella pratica gli elementi positivi affogano in un mare di ideologia e pressioni politiche. Quelle per cui, ha sottolineato, la norma la si applica per il nemico e la si interpreta per l’amico.
Piuttosto clamoroso l’appello lanciato da vice capo del Dap, Emilio Di Somma che ha chiesto laiuto di tutti di fronte a quella che non ha esitato a definire «una drammatica difficoltà». A suo parere il ddl Alfano potrebbe portare fuori dal carcere 2, 3 mila persone ma ha sottolineato anche lui, come tutti, che il problema maggiore non è quello di far uscire chi è dentro quanto piuttosto quello di non far entrare tutti coloro che ci finiscono.
Come, ad esempio, i tossicodipendenti, ha detto il Garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone: cosa vieterebbe al ddl Alfano di intervenire sui tossicodipendenti? Corleone ha poi invocato una maggiore autonomia del Dap dal governo e ha suggerito di intervenire dopo 20 anni in modo sostanziale sulla riforma.
Per obbligo di ospitalità, è intervenuto anche il direttore di Rebibbia nuovo complesso, Carmelo Catone e il cappellano Sandro Spriano. Il quale non ha nascosto una qualche stanchezza per la ripetitività di convegni e iniziative sempre tra gli stessi attori destinate a non spostare di molto la condizione. Che, come tutti i dati dimostrano, procede verso progressivi peggioramenti. È’ arrivato il momento di ripensare totalmente il carcere, ha detto, basta con provvedimenti troppo parziali che illudono e poi deprimono i detenuti sempre di più.
Sollecitato, il capo del Dap, Franco Ionta decide che non ci sta a farsi mettere sotto botta e reagisce a modo suo. Esordendo con la metafora dei conigli in gabbia che se da quattro diventano otto e poi sedici, sempre nella stessa gabbia, mutano i loro comportamenti e diventano cannibali. Al di là del buon gusto, par di capire che per ‘amministrazione penitenziaria tutto si risolve costruendo nuove carceri. Non tutto, precisa Ionta, ma una nuova edilizia peniteziaria è necessaria. Come anche sarebbe arrivato il momento, ha detto, che tutto questo ricco mondo che si occupa di carceri passasse dalle critiche alle proposte. E qui non ne ho sentito fare. Poi se la prende con chi ha criticato i possibili effetti del ddl Alfano perché invece ha annunciato che il suo dipartimento i conti li ha fatti e fli effetti ci sono. Quali? Non lo ha detto ma, rispondendo al cappellano, che aveva sottolineato come il ddl prevede un domicilio per poter usufruire dell’uscita anticipata, cosa che la styragrande maggioranza dei detenuti (soprattutti gli stranieri) non ha, Ionta ha precisato che per domicilio si intende anche una struttura, un centro per migranti probabilmente ignorando che non ce ne sono. E concludendo, con una metaforica strizzatina d’occhio, che il domicilio potrà anche essere in strutture religiose. Tutti accontentati, dunque. Ha però molto recisamente sostenuto che l’uso attuale della custodia cautelare, che meglio dovrebbe chiamarsi pre cautelare, è sbagliato e che costringe chi non dovrebbe a entrare nel circuito penitenziario.
Il consigliere regiornale del Lazio Luigi Nieri, il senatore di Giovan Paolo, il responsabile carceri del Pd, di Sinistra ecologia e libertà e quello dell’Arci hanno contriuito a disegnare un quadro estremamente preoccupato della situazione, anche dal punto di vista delle condizioni degli agenti, come i responsabili sindacali hanno ben chiarito.
Se questo è il quadro, e il solo modo per non codividerlo è fare finta di non vederlo, alcune cose si possono comunque fare. Ornella Favero, di Ristretti Orizzonti, non ha negato la «concorrenzialità» tra chi si occupa di queste tematiche utile solo ad annullare ogni e qualsiasi iniziativa. E ha sollecitato una assunzione di responsabilità collettiva. Carta, assieme ad Antigone e a A buon Diritto un passo lo sta facendo: ha promosso l’appello sul Carcere fuori legge che chiunque può firmare scrivendo a carta@carta.org. Tra qualche giorno intende proporre ai firmatari e a tutti gli altri un passo ulteriore. Vi terremo informati.

LINKS DELL' ARTICOLO

Scarica in versione Pdf

Lascia un commento

logo carta bn Carta / Cantieri sociali
P.I. 07510770634