Non si ferma la campagna di paura che accompagna quella elettorale nello Stato di Oaxaca. Il 30 giugno sono stati assassinati due eletti del Prd, a Morelos. Si tratta del presidente del Municipio e del sindaco di Santo Domingo de Morelos, entrambi maestri della sezione 22 del sindacato. Per José Carrera, segretario educazione e formazione politica del Prd di Oaxaca, si sta «scrivendo una pagina di storia, ma non sappiamo quello che può succedere. La prova è proprio quello che è accaduto ai nostri due compagni uccisi. Queste elezioni sono particolari perché per la prima volta si vota simultaneamente per rinnovare i municipi, i deputati e il governatore. Una miscela esplosiva».
In questo clima, si è svolta la conferenza stampa della Commissione internazionale di comunicazione e osservazione dei diritti umani a Oaxaca. Azril Bacal, del Consiglio internazionale del Forum mondiale di educazione, ha spiegato «che l’obiettivo della Commissione è di raccontare quello che accade in Oaxaca e che colpisce il processo democratico in Messico e non solo. Votare in condizioni di sicurezza è un diritto umano fondamentale». «La Commissione è il risultato del lavoro di un’azione iniziata al Forum sociale mondiale tematico che si è svolto in Messico a fine maggio, durante il quale era stata organizzata una prima carovana a Oaxaca dopo l’aggressione di San Juan Copola – aggiunge Marcos Lleva dell’Ong Educa – Abbiamo incontrato candidati e responsabili del Prd, di Convergenzia, del Pt, del Pan. E nei prossimi giorni ci saranno altri incontri, oltre a visite nei municipi dello Stato di Oxaca dove sono in corso battaglie contro le grandi opere e dove sono molto attivi i movimenti per l’acqua».
A Oaxaca in questi giorni è anche prevista la visita di una delegazione di europarlamentari, dopo le gravi violazioni dei diritti umani che si sono verificati e continuano a verificarsi nel municipio di San Juan Copala dove il 27 aprile due attivisti sono stati uccisi mentre partecipavano a una carovana internazionale.
Tra i candidati alle elezioni e gli osservatori più attenti, la preoccupazione per uno scenario violento dopo le elezioni, qualunque ne sia l’esito, è condivisa. Tutti infatti ribadiscono che il Pri, al governo da ottant’anni nello Stato, non lascerà il potere senza disordini.
«Dall’inizio della campagna – ricorda Amador Jara, del Prd – c’è un confronto costante, anche armato, per mantenere il controllo dello Stato. Per la deputata uscente e candidata del Prd Guadalupe Rodriguez Ortiz è proprio questa situazione ad aver convinto i diversi partiti di destra e di sinistra ad unirsi nella coalizione per la pace e il progresso».
«L’obiettivo di questa coalizione – dichiara Rodriguez – è l’alternanza. Una volta eletti non è detto che andremo avanti insieme, dipenderà dalla situazione del Congresso locale, dagli equilibri che vengono fuori dalle urne. Quello che sappiamo invece è che la transizione post-elettorale sarà molto ripida. Il Pri ha molti interessi e assolda da anni bande di criminali armati».
Per tutti, una partecipazione di almeno il cinquanta per cento degli aventi diritto limiterebbe l’effetto dei brogli. Tutti, allo stesso tempo, danno per scontati che i brogli ci saranno. Pensare il contrario sarebbe da «ingenui», sostiene Benjamin Roble Montoja, il coordinatore del gruppo parlamentare di Convergencia, il partito del candidato a governatore Gavino Cue. «La nostra coalizione – spiega Roble – ha fatto scalpore a livello nazionale, ma qui ci troviamo in una situazione che assomiglia al Messico degli anni trenta, in quanto a malgoverno. Tanto che ci stiamo preparando a ricorrere ai tribunali perché sappiamo che probabilmente l’esito del voto sarà contestato o falsato».
L’alleanza tra i partiti dell’opposizione a Ulises Ruiz si basa quindi sulla necessità di fare fronte contro Ruiz, «la piattaforma programmatica – spiega Dagoberto Correno Gopar, coordinatore legislativo del Pan al Congresso locale – si concentra sui temi che ci uniscono, non su quelli che ci dividono: non troverete nulla su alcuni temi sui quali abbiamo posizioni assolutamente diverse, dall’aborto alle unioni omosessuali». Per non parlare dell’Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca o dei maestri della sezione 22 del sindacato. Gli stessi che nel 2006 affermavano Ora Ulises, il prossimo sarà Calderon», il presidente del paese, che appartiene al Pri e che nel 2006 fece in modo che il governatore Ruiz rimanesse al proprio posto, nonostante la protesta popolare.
I maestri della sezione 22 del sindacato lo sanno. E sono in piazza da alcuni giorni nei capoluoghi delle otto regioni dello Stato di Oaxaca. Nella capitale sono in settemila, accampati attorno allo Zòcalo e nelle vie dei dintorni, organizzati per municipi di provenienza. Nella piazza dello Zòcalo sono in corso incontri ed assemblee per decidere quello che accadrà nei prossimi giorni e quale sarà il loro piano di azione. Anche loro non sono ingenui e vogliono essere – come spiega Jose Alfredo, un maestro della regione Valles centrale dove gli aderenti alla sezione 22 sono 24 mila – «garanti del voto popolare».
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