Profughi eritrei ostaggio dei trafficanti: interrogazione a Frattini

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Incatenati ai piedi in mezzo al deserto del Sinai: 80 profughi eritrei sono ostaggio dei trafficanti che li stavano portando clandestinamente in Israele. «Hanno già pagato il prezzo pattuito di 2 mila dollari – spiega Mussie Zerai, sacerdote e presidente dell’associazione Habeshia, che ieri ha raccolto telefonicamente la loro richiesta di aiuto -, ma una volta arrivati nel deserto hanno preteso altri 8 mila dollari a testa e non li liberano fino quando i parenti non invieranno i soldi». Il senatore Pietro Marcenaro, presidente della Commissione straordinaria per i diritti umani, ha presentato ieri un’interrogazione urgente al ministro degli esteri Franco Frattini in cui si chiede di verificare la situazione e di fare pressione sul governo egiziano perché intervenga.

Gli 80 eritrei non sono i soli bloccati nel deserto. «Mi riferiscono che ci sono molti altri profughi eritrei, etiopi, somali, sudanesi – aggiunge padre Mussie Zerai – In totale circa 600. Questa modalità di ricatto sta diventando redditizia, sfruttano la disperazione dei profughi». Nel deserto del Sinai gli eritrei ci sono arrivati dopo aver girato mezza Africa. La prima tappa è stata infatti la Libia, da cui speravano di trovare una carretta del mare che li portasse sulle coste della Sicilia o della Spagna. «Ma ora questa via è praticamente chiusa e allora hanno deciso di dirigersi verso Israele attraversando l’Egitto – racconta Mussie – La politica dei respingimenti sta favorendo l’arricchimento dei trafficanti».

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