Pago e pretendo: Sky riduce l’investimento?

Tom Mockridge sta a Sky come Marchionne sta alla Fiat.

La qualifica di Amministratore Delegato di Sky Italia ne fa l’autentico dominus del calcio italiano, e la sua lettera al Corriere dell’11 giugno scorso è molto più che un avvertimento.

Scrive Mockridge: «Lo spettacolo che il calcio italiano sta dando in questi giorni fuori dagli stadi è a dir poco avvilente». Segue l’espressione di «una forte preoccupazione per l’evidente svilimento e le inevitabili conseguenze economiche che questo comporterà a tutto il mondo del calcio». Poi l’Ad di Sky sottolinea il rischio che si rompa il «patto di fiducia che lega il tifoso alla sua squadra», con l’effetto di «distruggere il capitale più prezioso di uno sport così amato: la passione di chi tifa e la credibilità di chi gioca». Chi trasmette lo spettacolo del calcio, non può accettare che venga meno la condizione per cui «le emozioni della partita non siano autentiche».

Sky paga il calcio, gli abbonati pagano Sky: perché questa doppia relazione continui, è necessario – conclude Mockridge – che «chi ha in mano le sorti e il futuro di questo sport dia un serio e inequivocabile segnale di discontinuità rispetto ad un passato, già fin troppo generoso di scandali e partite truccate. Solo così, un partner come Sky potrà continuare a garantire ai suoi telespettatori lo spettacolo del calcio e, grazie a milioni di famiglie nostre abbonate, assicurare al calcio italiano i due terzi dei suoi introiti complessivi». Non c’è bisogno di aggiungere altro, o di assumere un tono ricattatorio: un disimpegno, anche solo parziale, di Sky avrebbe conseguenze incalcolabili.

Ora, nella tv di Rupert Murdoch sanno bene che – in Italia – solo il calcio porta abbonamenti, gli altri sport, il cinema, i documentari e tutto il resto spostano percentuali minime. Forse cominciano a temere che qualche associazione di consumatori organizzi una «class action» per chiedere un risarcimento danni, da parte di chi ha comprato uno spettacolo «autentico» per poi scoprire che era taroccato [certo la tv potrebbe a sua volta rifarsi sulle società coinvolte, ma il danno sarebbe ugualmente irrimediabile].

Nel 2012 scade l’attuale contratto fra Sky e Lega Calcio. Il campionato che si è appena chiuso ha registrato un giro d’affari di circa 1.685 milioni di euro [erano 1.736 la stagione precedente], ma il peso relativo dei ricavi derivati dalle televisioni è cresciuto ancora [57 per cento contro il 52  per cento], mentre la media delle principali leghe europee [Inghilterra, Spagna, Francia, Germania] è inferiore al 35-40  per cento.

Se non si libera dalla teledipendenza, il calcio italiano non ha margini di sviluppo: Sky e Mediaset trasmettono tutte le partite di Serie A, mentre in Inghilterra solo il 40 per cento della Premier League viene offerto alle televisioni a pagamento. Anche questo spiega un calciomercato in cui non arrivano campioni, anzi alcuni se ne vanno.

 

 

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