Lettere dal massacro

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Questi sono due messaggi che Massimiliano Naso, dottorando italiano alla Virginia University, ha inviato ad amici e parenti, per rassicurarli sulla sua sorte. E’ una testimonanza drammatica del massacro avvenuto lunedì.
Sembra che il numero dei morti sia destinato ad aumentare, ma questa è cronaca che potremo verificare con il passare delle ore. Le novità che vi scrivo sono:

1) La classe interamente massacrata al secondo piano del Norris Hall, il mio building, era un graduate course di ingegneria ambientale (quindi una classe del mio corso), Hydrology, tenuto dal professore Loganathan, una simpatica persona originaria dell’India che sembra sia stato giustiziato per primo (un colpo in faccia). Poi l’assassino ha fatto alzare tutti i ragazzi, in piedi sul loro posto, e ha sparato ad ognuno di loro, sedia dopo sedia, fila dopo fila. In viso.
Ha lasciato l’aula e si è diretto in un’altra classe, ha sparato ancora ed è tornato nella prima per verificare se ci fosse qualcuno ancora vivo. Era un mio corso, e tutti i ragazzi di quella classe erano ragazzi più o meno conosciuti, alcuni amici. Uno di questi, Nathanio, originario del West Virginia, è stato incredibilmente risparmiato e le notizie che vi do vengono dalla sua testimonianza diretta (abbiamo parlato al telefono poco fa). Gli ha puntato la pistola in faccia, ha pensato e poi… ha sparato al compagno vicino. Non sappiamo invece ancora nulla di Daniel, Dan per noi, compagno di poker e birra. Un ottimo chitarrista, peraltro. Non possiamo essere “positive”. Ha (aveva?) 22 anni. Un collega messicano è appena morto in ospedale. Ci ha avvisato la moglie. Mi vengono i brividi.
2) Sembra che l’assassino cercasse la fidanzata. E’ entrato in classe ed è cominciata una questione. Poi è stato cacciato dall’aula che è stata chiusa a chiave. Lì è cominciata la mattanza. E’ entrato in un’altra classe, casualmente una delle mie, ed ha cominciato a uccidere.
3) Una mia carissima amica, Lindsay, ha come dicono qui overslept, si è semplicemente svegliata tardi questa mattina e ha saltato la classe. Sarebbe morta con un colpo in faccia. Ora è sotto shock.
4) Io lavoro in quel maledetto corridoio. Dato che c’è stata una bombthreat [allarme bomba, ndr.] venerdì ed il campus è rimasto chiuso per tutto il weekend, avevo tantissimo lavoro arretrato. Stamattina ho deciso di andare prima in Norris e cominciare a lavorare in anticipo. Ho anche deciso di dividermi il lavoro in quel laboratorio, pianificando di tornarci nel pomeriggio. Ho lasciato il mio lab alle 9.20. 10 minuti dopo è cominciato il massacro. Se avessi deciso di rimanere di più, se non avessi avuto lavoro arretrato e fossi arrivato come mio solito un’oretta dopo, se mi fossi svegliato tardi anche io (e quante volte succede!), non so se sarei ancora vivo.

Pazzesco.

Tutti ci chiediamo ora perché il campus non sia stato chiuso prima, cioè immediatamente dopo i due omicidi al dormitorio, alle 7.30 circa. Il preside Stagler e il chief of Blacksburg Police hanno dichiarato che sulla base degli accertamenti fatti si considerava provvedimento sufficiente isolare un’area limitata del campus. Tutti noi crediamo che sia stata presa una decisione “politica”. E’ periodo di iscrizioni qui al Tech. Si vedono gruppi di studenti, accompagnati dalle famiglie fare il tour del Campus, che è magnifico.
L’anno scorso in agosto un pazzo aveva ucciso tre persone in town, una in campus. Che tipo di pubblicità si sarebbe fatta il Tech se avessero chiuso tutto il Campus per una nuova minaccia di gunman? Io credo che hanno sperato di circoscrivere il problema ed hanno fallito. Riconosco che il campus è immenso e che forse la polizia di Blacksburg non era preparata a questo (chi lo sarebbe? E’ la più atroce sparatoria nella storia degli Stati uniti) ma credo che gli studenti avrebbero avuto il diritto di scegliere se andare o meno al campus.
Arrivo a dire che si poteva inventare qualunque altra scusa: ci sono continuamente weather alert qui negli Usa, sono attentissimi alle calamità meteorologiche e stanotte c’è stata una bufera che ha lasciato senza luce mezza Blacksburg. Fossi stato il preside mi sarei inventato una cosa tipo “All classes are cancelled. Snow storm alert!”. Avrei salvato la faccia, ma quel che conta di più, la vita di persone.
Alla prossima email
M

Ragazzi, stiamo facendo il “check-in” di tutti i nostri amici. E purtroppo abbiamo appena appreso che un ragazzo con cui giochiamo a poker è sotto i ferri con una pallottola piantata nel cranio. Ha un bimbo piccolo e una moglie che è devastata. Stiamo usando un blog, “Facebook”, per fare l’appello e non riusciamo ad avere notizie anche di un altro nostro amico. Avevamo celebrato ieri un pomeriggio finalmente di sole con bbq e birre nel suo backyard.
Siamo orribilmente sconvolti. Non c’è alcuna logica in quello che è successo. Un evento, un’esperienza, per quanto drammatica, può essere metabolizzata se compresa. L’esecuzione di 22 studenti innocenti ed ignari non può essere capita e questo ci sta devastando, siamo tutti come disorientati. Attoniti. Scrivo non tanto per dovere di cronaca ma perché credo nella forza terapeutica della parola. E’ l’unica cosa che abbiamo. E gli amici. Sono tutto. Qui tutti noi, gli americani, gli europei, gli asiatici, tutti hanno le proprie famiglie lontane, ed il gruppo diventa la tua famiglia, i rapporti sono amplificati, ti danno forza. Condividiamo tutto, successi ed insuccessi, gioie e tragedie. E spero che insieme, uniti, supereremo anche questa.
E’ un fulmine a ciel sereno. B’burg è un piccolo paradiso di provincia, realizzato e progettato con l’unico scopo di accogliere al meglio i 25000 studenti che ci vivono, studiano, lavorano. Ci sono gli scoiattoli che ti fanno compagnia nel Drill Field, i cardellini che ti svegliano la mattina, i cavalli allo stato semibrado nelle campagne circostanti. I lunghi steccati bianchi della Virginia, i Monti Appalachi che attraversano lo Stato.
Il “Tech” è una meraviglia scientifica, è uno dei principali politecnici del Paese, che quanto a organizzazione e ricerca universitaria si conferma un meccanismo perfetto. Purtroppo le schegge impazzite capitano ovunque, e un ragazzo accecato dalla rabbia o dalla gelosia, ha commesso oggi quella che la Cnn ha definito la più grave tragedia di sempre in un campus universitario.
Gli aggiornamenti arrivano ogni 30 minuti. Ha appena parlato Bush, costernato e vicino a tutta la popolazione del Tech. Per quanto versi lacrime di coccodrillo, in un momento come questo fa comunque piacere avere parole di conforto dal Presidente, anche se, per fortuna, non il mio. E dal Governatore, naturalmente, e dal neoeletto senatore Webb.
Mi sento un po’ meglio ora, ho focalizzato alcuni aspetti. Ci sentiamo fra un po’. Mi manca l’Italia, a dire il vero, non saremo perfetti ma credo che abbiamo una considerazione diversa per la vita.
Vostro Massi

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