La mattina del 12 aprile 200 lavoratori del ministero dell’ambiente hanno manifestato a Roma davanti la sede di viale Cristoforo Colombo. Per lo più si trattava di lavoratori precari: il ministero di Pecoraro Scanio vanta in questo campo un vero e proprio record nazionale. I precari sono 569, cioè il 50 per cento del totale dei lavoratori del ministero.
«Negli altri ministeri questa percentuale non raggiunge il 10 per cento», spiega Roberto Giordano, responsabile della Cgil Funzione pubblica di Roma sud. Dei 569, solo 150 hanno firmato un contratto direttamente con il ministero. Tutti gli altri sono stati «arruolati» attraverso 31 società ed enti pubblici e privati diversi. Per questi motivi, il ministero dell’ambiente vanta anche un altro record, e cioè l’unico coordinamento di precari eletto dopo la presentazione di vere e proprie liste, che affianca i rappresentanti sindacali e organizza le iniziative anche se non ha riconoscimento «legale».
Il coordinamento è nato, qualche mese fa, dopo una importante assemblea a cui hanno partecipato i delegati dei sindacati confederali e molti lavoratori «di ruolo». «Questa ritrovata comunità di intenti è per noi il risultato politico più grande–spiega Giordano–credo che i precari avessero ragione a non fidarsi dei sindacati, e l’ho anche detto in assemblea. Abbiamo da scontare un grande ritardo. Ma attraverso il coordinamento, ora riusciamo a lavorare insieme. E oggi sotto il ministero c’erano i precari, ma c’erano anche i lavoratori più garantiti». Una precaria che non vuole vedere pubblicato il suo nome e che fa parte del Coordinamento condivide: «Un bel risultato, dopo anni di vera e propria spaccatura e incapacità di comunicare». E aggiunge: «Le trattative per la nostra stabilizzazione sono iniziate in maniera informale a luglio, e attraverso un vero e proprio tavolo politico, cui partecipiamo naturalmente insieme alle sigle sindacali, a dicembre. La nostra controparte è Gaetano Benedetto, vicecapo di gabinetto del ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Quel tavolo però è fermo da tempo: per il ministero si tratta di attuare il comma 519 dell’ultima Finanziaria, che prevede di stabilizzare solo chi aveva un contratto ‘diretto’ con il ministero.
Noi diciamo che siamo tutti, di fatto, precari del ministero: mandiamo avanti le attività, siamo la metà dei dipendenti, lavoriamo da anni nell’ordinaria amministrazione. A prescindere dal modo in cui siamo stati assunti».
Da mesi il coordinamento dei precari e le sigle sindacali chiedevano, insieme, un incontro con il ministro Pecoraro Scanio, ma l’invito è arrivato solo l’11 aprile, il giorno prima della mobilitazione. L’appuntamento è per il 18 aprile. «Denunciamo l’immobilismo del ministero, che dopo mesi di un confronto e di un dialogo che definirei gioviale e aperto non è stato in grado di arrivare a nessuna proposta», dice la precaria. «Ci aspettiamo dal ministro l’impegno politico e legislativo a risolvere la questione, per tutti. Sul come, cioè sui tempi e i modi per arrivare al risultato, siamo disposti a trattare», dice Giordano.
La manifestazione del 12 è dunque servita a portare a casa l’impegno del ministro a incontrare i rappresentanti dei lavoratori. «Il nodo dei precari è da sciogliere non solo per il nostro disagio personale, ma anche nell’interesse del ministero, che ha solo da guadagnare se è capace di riconoscere dignità al suo personale, per altro maggiormente ricattabile in una situazione come questa», conclude la precaria, mentre Giordano aggiunge il tema della necessità «di una seria riorganizzazione del lavoro, perché la questione ambientale non può essere affrontata ora con gli strumenti previsti dieci anni fa».
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