Roma. Nuovi sgomberi, lettera aperta di rom e sinti

Di seguito, il testo del documento redatto da un’assemblea di rom e sinti riuniti a Roma presso l’università La Sapienza. Si rivolge al commissario europeo per i Diritti umani, al ministro degli interni Giuliano Amato, al ministro della salute Livia Turco, al ministro per le politiche della famiglia Rosy Bindi, al ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero, al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, al presidente della Provincia di Roma Enrico Gasbarra, al sindaco di Roma Walter Veltroni, all’assessore alle politiche sociali e sanitarie Rafaela Milano, al prefetto di Roma Achille Serra, al membro italiano del Comitato di esperti su rom e viaggianti del Consiglio d’Europa, Claudio Marta.

I sottoscritti rom e sinti riuniti in assemblea presso l’Università di Roma La Sapienza rilevano con sconcerto e preoccupazione la svolta repressiva adottata dalle autorità di pubblica sicurezza e concretizzatasi in ripetute azioni di sgombero, non solo di miserabili insediamenti spontanei (nelle ultime settimane Largo Camesena, Tor Pagnotta, Tor Vergata), ma anche di cosiddetti “campi nomadi” ormai istituzionalizzati e attrezzati come Bellosguardo a via di villa Troili.
Denunciano all’opinione pubblica nazionale e internazionale tali sgomberi, che si configurano come l’espressione di una inaccettabile “pedagogia del terrore” e sono presentati dall’amministrazione comunale come opera di riqualificazione e bonifica del territorio.

Rammentano che il governo italiano è stato già deplorato, in sede di consiglio d’Europa, per comportamento discriminatorio in tema di politiche abitative nei confronti di rom e sinti. Con decisione unanime dei componenti del Comitato europeo per i Diritti sociali, assunta il 21 dicembre 2004, si è stigmatizzato che: 1) l’inadeguatezza dei campi sosta costituisce una violazione dell’art. 31 (1) della Carta; 2) gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell’art. 31 (2); 3) la mancanza di soluzioni abitative stabili per rom e sinti costituisce una violazione degli articoli 31 (1) e 31 (3).

Lascia perplessi e indignati l’ottusa ripetizione di una pratica che calpesta diritti umani elementari come quello a un tetto o a un semplice ricovero. I cosiddetti “campi nomadi” sono stati già una invenzione arbitraria per confinare in maniera razzista i profughi dell’Europa dell’est da generazioni sedentarizzati nei loro paesi. In tali campi per l’incuria istituzionale i rom e i sinti sono stati costretti a sopravvivere miseramente in orrendi agglomerati per lo più privi di acqua, bagni, fognature, elettricità. I campi cosiddetti attrezzati non si distinguono di molto da quelli improvvisati. Non a caso quest’inverno sono morti bruciati due giovani nel campo attrezzato di via dei Gordiani, come sono morti bruciati i giovani sposi Cristina e Nicolae di 15 e 14 anni nel campo informale di Orta di Atella nel Casertano.
I “campi nomadi”, che sono luoghi dove si corre il rischio dell’annientamento dell’identità culturale, si presentano come concentrati di miseria e ghetti esposti alla devianza, nonostante l’impegno profuso dalla sparuta presenza del volontariato e dall’intervento in prima persona di qualche mediatore culturale rom.
I campi cosiddetti attrezzati, costruiti con materiali scadenti e soggetti pertanto a rapido deterioramento, sono privi di manutenzione. Spesso interventi fondamentali come un presidio sanitario vengono improvvisamente sospesi. I campi sono sottoposti ad un controllo poliziesco fatto di blitz indiscriminati che lasciano una scia di terrore che colpisce soprattutto i nostri bambini per giorni e giorni quasi paralizzati dalla paura (chiedere ai loro insegnanti). Le famiglie non possono spostarsi neppure temporaneamente perché altrimenti perdono il diritto al posto. Si è sottoposti ad espulsione dal campo in qualunque momento come sanzione amministrativa a totale arbitrio di chi la decide senza che si siano avute condanne definitive da parte della magistratura per uno specifico reato. Chi è condannato paghi, ma che senso ha che tutta la sua famiglia sia cacciata dall’abitazione?
Il controllo esasperato della polizia non ha difeso però stranamente i rom dagli attacchi subiti da parte di teppisti e di squadracce fasciste, né dall’infiltrazione criminale che ha cercato nei campi manovalanza soprattutto per lo spaccio di sostanze stupefacenti. Negli ultimi tempi sono sempre più numerosi i rom tossicodipendenti e contagiati dall’Aids. Sino a qualche tempo fa tra rom e sinti la tossicodipendenza era sconosciuta.
Gli stessi rom e sinti cittadini italiani come i rom kalderash (lucidatori di metalli) o i sinti sono gravemente discriminati. La mancanza di vere aree di sosta sta distruggendo la possibilità di portare avanti attività tradizionali che potrebbero stare nel mercato, come lo spettacolo viaggiante, le giostre o le tante forme di ambulantato e di lavoro stagionale. I sinti hanno subito un vero e proprio censimento etnico ad hoc, fotografati addirittura. Chi ha rifiutato il censimento, considerandolo arbitrario in quanto cittadino italiano, è stato poi privato del diritto di sostare nei cosiddetti campi nomadi. In molti casi per sopravvivere abbiamo dovuto riciclarci come rottamatori e acquistare privatamente degli appezzamenti di terreno per tenere unita la famiglia estesa. Nel paese dei condoni edilizi e fiscali siamo continuamente vessati da vigili urbani e minacciati di abbattimento dei prefabbricati che abbiamo realizzato in maniera dignitosa sul nostro terreno.

Benché nei campi siano sistematicamente violati i diritti umani, tali realtà comunque garantiscono la sopravvivenza; col tempo si attivano reti di capitale sociale, pratiche di integrazione scolastica, sociale e lavorativa.
Gravissimo perciò è lo sgombero improvviso che ci costringe a condizioni ancora più precarie con contemporanea, assurda e ingiustificabile distruzione dei nostri poveri beni. Donne e bambini, spesso in tenerissima età, in seguito allo sgombero sono lasciati in strada con i loro genitori che quindi sono costretti a cercare ricoveri di fortuna presso altri insediamenti informali, spesso in vere e proprie grotte oppure lungo il greto dei fiumi o in fatiscenti fabbriche deindustrializzate; in posti comunque accomunati dall’insalubrità e che quindi costituiscono pericoli evidenti per la salute. E difatti si registrano preoccupanti casi di tifo, di tubercolosi ecc.
Tutto il faticoso lavoro sul piano dell’integrazione scolastica e lavorativa viene distrutto a colpi di ruspa e di espulsioni.
L’amministrazione capitolina, che si è definita “giunta della solidarietà” aperta alla questione della povertà nel terzo mondo, continua ad affrontare i problemi dei rom e dei sinti come “emergenza” esclusivamente dal punto di vista dell’ordine pubblico. Con l’annuncio del possibile trasferimento forzato presso paesi della provincia si corre il rischio di fomentare l’odio sociale. Come potrebbero essere viste di buon occhio persone deportate con la scusa di risanare la periferia romana dalla delinquenza? Perché non si informa che tra i rom e i sinti ci sono anche artisti, poeti, musicisti, abili artigiani, studenti che a scuola, nonostante lo svantaggio sociale, stanno raggiungendo buoni risultati, donne che sono mediatrici culturali, impegnate anche in progetti di grande innovazione, come l’Antica Sartoria Rom?
La realtà oggettiva di emarginazione e di esclusione costituisce un potente ostacolo al processo di formazione di una nostra rappresentanza politico-sociale. Ciononostante si registra, specialmente tra le nuove generazioni, la maturazione di una consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri e la convinzione della necessità di impegnarsi alla costruzione del proprio futuro che meritano attenzione e incoraggiamento.

Nei giorni in cui si celebra il 50° anniversario dei Trattati di Roma, nonché nella terza settimana dedicata all’antirazzismo, i sottoscritti chiedono:
1.L’adozione di politiche sociali a livello delle esigenze ormai da anni ben note alle pubbliche autorità,
2.Il riconoscimento dello status di minoranza etnico-linguistica,
3.L’elaborazione da parte delle pubbliche autorità di quella serie di iniziative coordinate, idonee ad avviare un processo finalizzato al superamento dei “campi nomadi” e comunque degli insediamenti spontanei che non costituiscono un’emergenza improvvisa ma una realtà di cui da anni si conoscono dinamica e fenomenologia come pure proposte alternative, condizione preliminare a un’effettiva politica di integrazione.
Noi qui riuniti gridiamo no agli sgomberi, no alla repressione, no alle espulsioni e sì a una politica abitativa alternativa ai “campi nomadi”, sì all’integrazione economica, sociale e culturale

I Rom e sinti firmatari di questa lettera chiedono alle autorità destinatarie di questo documento di essere ascoltati, di essere consultati in prima persona data l’estrema gravità delle condizioni di vita che sono venute maturando a causa della colpevole disattenzione e incuria delle pubbliche autorità, di partecipare alle decisioni che direttamente o indirettamente li riguardano

che per i rom extracomunitari si rimedi celermente a una situazione di assoluta precarietà giuridica imputabile al mancato riconoscimento di un diritto di residenza non solo a chi è in Italia da lustri (anche 40 anni !) ma anche a chi è nato e ha sempre vissuto nel nostro paese.

Invitano a visitare la drammatica realtà dei campi dell’area metropolitana romana, non dissimili da molti altri sparsi in tutta Italia e segno tangibile del degrado e della negazione di diritti elementari in cui la gran parte di rom e sinti è costretta a sopravvivere

1. Graziano Halilovic (rom xoraxanè, La Barbuta)
2. Annibale Niemen (sinto, Lunghezza)
3. Zoran Maximovic (rom rudaro, Gordiani)
4. Sladijana Mitrovic (romnì rudara, Gordiani)
5. Gania Sejdic (romnì xoraxanè, Castel romano)
6. Sevla Sejdic (romnì xoraxanè, Vicolo Savini)
7. Najo Adzovic (rom xoraxanè, Casilino 900)
8. Fadil Adzovic (rom xoraxanè, Casilino 900)
9. Vesil Hadzovic (rom xoraxanè, Castel romano)
10. Nedzab Hamidovic (rom xoraxanè, Castel romano)
11. Mirsad (rom xoraxanè, Candoni)
12. Silvana Sulejmanovic (romnì xoraxanè, Salviati 2)
13. Senada Sulejmanovic (romnì xoraxanè, Salviati 2)
14. Fikreta Sulejmanovic (romnì xoraxanè, Salviati 2)
15. Sakib Sulejmanovic (rom xoraxanè, Salviati 2)
16. Senada Salkanovic (romnì xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
17. Vesir Salkanovic (rom xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
18. Serkia Salkanovic (rom xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
19. Mahmut Salkanovic (rom xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
20. Lulugin Husovic (rom xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
21. Hakia Husovic (rom xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
22. Ekrem Husovic (rom xoraxanè Crna Gorski Casilino 900)
23. Almasa Sulejmanovic (romnì xoraxanè, Salviati 2)
24. Sandro Adzovic (rom xoraxanè, Casilino 900)
25. Bidaijm Sahiti (rom xoraxanè, macedone, Casilino 900)
26. Dzafer Sahiti (rom xoraxanè, macedone, Casilino 900)
27. Aldo Hudorovic (rom kalderash, Foro Boario)
28. Alina Dumitru (romnì romena, ex villa Troili)
29. Marinel Ignat (romnì romena, ex villa Troili)
30. Ecaterina Enciu (romnì romena, ex villa Troili)
31. Florian Nucu (romnì romena, ex villa Troili)
32. Leonard Iancu (rom romeno, ex villa Troili)
33. Dan Zarafu (rom romeno, ex villa Troili)
34. Florin Dinu (rom romeno, ex villa Troili)
35. Elena Calin (romnì romena, ex villa Troili)
36. Cristina Zarafu (romnì romena, ex villa Troili)
37. Emil Ignat (rom romeno, ex villa Troili)
38. Camelia Zarafu (romnì romena, ex villa Troili)
39. Odisej Cismic (rom xoraxanè, Castel romano)
40. Sacir Hamidovic (romnì xoraxanè, Castel romano)
41. Safet Sejdic (rom xoraxanè, Castel romano)
42. Esma Cismic (romnì xoraxanè, Castel romano)
43. Hamidovic Alija (rom xoraxanè, Castel romano)
44. Hajrija Halilovic (romnì xoraxanè, La Barbuta)
45. Senapa Ramovic (romnì xoraxanè, La Barbuta)
46. Devlia Hadzovic (rom xoraxanè, La Barbuta)
47. Rifet Seferovic (rom xoraxanè, La Barbuta)
48. Venetu Halilovic (rom xoraxanè, La Barbuta)
49. Mirko Grga (rom rudaro, Salviati 1)
50. Dragan Djordjevic (rom rudaro, Salviati 2)
51. Zoran Todorovic (rom rudaro)
52. Umiza Halilovic (romnì xoraxanè, Lombroso)
53. Dudia Halilovic (romnì xoraxanè, Lombroso)
54. Lulugi Halilovic (romnì xoraxanè, Lombroso)
55. Davide Halilovic (rom xoraxanè, Lombroso)
56. Vebia Halilovic (rom xoraxanè, Lombroso)

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