Fantasmi a Roma

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Cinquantamila persone, sabato scorso, si sono ritrovate al centro di Roma per fare la festa danzante al proibizionismo e rivendicare l’uso consapevole di sostanze stupefacenti. È successo più di 48 ore fa, ma bisogna ancora ricordarlo perché quei 50 mila pazzi che hanno osato mettere in discussione la legge Fini-Giovanardi sulle droghe sono passati completamente inosservati sui media liberisti.
Giornali e televisioni, semplicemente, non ne hanno parlato. Non hanno scelto di montare ad arte qualche scenetta ambigua per criminalizzare quel corteo, e neppure hanno dato il bollettino delle linee dell’autobus deviate “per colpa” della manifestazione (come sono soliti fare le testate regionali della Rai). Niente.
Forse le sostanze psicotrope hanno creato una gigantesca allucinazione collettiva, forse non c’erano tutti quei carri musicali a ricordare al centrodestra (che ha approvato la legge in vigore) e al centrosinistra (che ancora non è stato in grado di cambiarla) che la connessione tra consumo di droghe e codice penale è sbagliata, ideologica e completamente inutile.

Secondo stime del Viminale, le narici dei milanesi ogni anno sniffano due tonnellate di cocaina. E i giornali, questa volta attenti a non “bucare la notizia” (perdonateci il discutibile doppio senso) hanno sollevato l’allarme del consumo di colla per andare fuori di testa. Per sballarsi si sniffa la colla, come nelle favelas brasiliane e nelle canzoni dei Ramones (“Now I wanna snifff some glue”, 1975).
Ma c’è qualcuno che ancora si illude di lavarsi la coscienza col tintinnare delle manette, magari un giorno finirete al gabbio per un vasetto di Coccoina che avete sulla scrivania. Forse, se quei 50 mila invisibili che sabato hanno ballato per le strade di Roma, si fossero materializzati sui nostri teleschermi, sabato sera, qualche giovane in cerca di evasione dal tritacarne del neoliberismo, si sarebbe sentito meno solo.

E chi ha partecipato a quella manifestazione avrebbe avuto meno difficoltà a riconoscersi come soggetto portatore di diritti, invece che come un fantasma. Avremmo scoperto, tutti quanti (se il paese reale avesse fatto irruzione nel paese virtuale dell’agenda-setting) che il consumo di droghe, ludico o patologico che sia, non è un fatto individuale, non è una faccenda che riguarda i vizi privati di un paese che non riesce a immaginarsi diverso. Le droghe., come le 5 birre medie che un minorenne su sei consuma almeno una sera a settimana (secondo una ricerca commissionata dal ministero della salute) riguardano le pubbliche sorti della nostra società.
Che qualcuno abbia il coraggio (e l’allegra imprudenza) di sventolare questo problema e di chiedere che se ne discuta è una grande cosa. Così grande, che i piccoli occhi di chi fa informazione in questo paese non se ne sono accorti.

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