Dov'è la festa?

070427mayday02

È già passato un altro anno: è di nuovo il primo maggio. Da qualche anno, dalle pagine di Carta e dalle righe di questo sito, ne approfittiamo per tentare di ricostruire legami di solidarietà e nessi logici tra le mille figure del diamante del lavoro. Cerchiamo di andare oltre la caricaturale opposizione tra “quelli che vogliono il reddito” e quelli che chiedono il ancora il “diritto al lavoro”, evidenziando le legittime aspirazioni alla tutela incondizionata (cioè senza passare dal lavoro salariato novecentesco) e le comprensibili rivendicazioni dell’esercito di reduci dal “secolo del lavoro” (basta guardare allo stillicidio di morti bianche, per comprendere quanto sia necessario le garanzie dei lavoratori siano fondamentali).
Tentiamo di mettere in relazione linguaggi diversi, perché questo è il compito di chi deve raccontare ciò che accade: ci confrontiamo, con alterne fortune, con la costruzione di luoghi comuni, lottando corpo a corpo con tutta l’ambivalenza che questa espressione comporta. Per questo fa una certa impressione sentirsi raccontare dai giovani metalmeccanici della Ducati di Bologna, quelli che normalmente si sarebbe portati ad arruolare nella fila dei “salaristi”, che se si guarda al lavoro in senso stretto non si arriva al bandolo della matassa dei diritti, non si riesce a cogliere l’essenza della nuova organizzazione della produzione e quindi dei conflitti (trovate il loro racconto sul nuovo numero del settimanale, che esce sabato 28 aprile).

Persino dallo sferragliare della catena di montaggio, dalle parole di quelli che non sono passati per le gloriose lotte dei decenni scorsi, si capisce che “il lavoro”, oggi, è in grado di risucchiare l’entusiasmo, le relazioni, i sentimenti. Se un lavoratore non è schizofrenico, aspetta con ansia il workshop aziendale in cui organizzano anche le “prove di coraggio” e fanno camminare i malcapitati sui carboni ardenti. Oppure, e crediamo negli uomini e nelle donne tanto da pensare che sia questa la condizione prevalente, vive la frustrazione di dovere apparire simpatico, socievole e collaborativo pur di arrivare alla fine del mese, se va bene.

Per questo, per questa ambivalente mutazione antropologica, la festa del lavoro non può essere (soltanto) la commemorazione dei fasti di un tempo. E non può neanche diventare solamente il giorno dell’orgoglio proletario (o precario): la vecchia “militanza”, come hanno fatto notare osservatori autorevoli in questi anni, somiglia troppo al lavoro fordista per riuscire a rappresentare l’essenza delle nuove figure. Il primo maggio, dovrebbe essere, come ci insegnano i gioiosi happening delle MayDay che da anni si succedono, una giornata in cui la socievolezza e la simpatia (doti tanto apprezzate dai terribili “team manager”) si ritrovano al di fuori della gabbia della produzione e della crescita economica.
Sì forse bisogna essere un po’ schizofrenici per staccare la spina della fatica che si spalma sulla vita solamente per un giorno. E ci vuole una bella dose di follia per non pensare alla legge 30, sottrarsi alle preoccupazioni assillanti del lavoro totale e riprendersi la propria intimità. Ma se non fossimo un po’ matti, in fondo, non saremmo qui a illuderci che il giovane precario della MayDay e il sindacalista in cerca di nuove soluzioni si dimentichino di cinghie di trasmissione, rancori reciproci, differenze di stile, riflessi condizionati, compatibilità politiche e si siedano attorno a un tavolo. È più facile scriverlo che farlo, ma almeno per il primo maggio, vogliamo credere che sia possibile. E la speranza, che è sempre l’ultima a morire, è un altro modo per mandare a quel paese il Prodotto interno loro e godersi questa giornata. Buon ozio.

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia