Il paradosso dei migranti

070314bologna02

Nelle prossime settimane il consiglio dei ministri discuterà il disegno di legge delega per la riforma della legge Bossi-Fini sull’immigrazione. Il testo del ddl, che è stato diffuso nei giorni scorse che va preso con le pinze prima di passare per le forche caudine del parlamento, conferma le indiscrezioni e le anticipazioni dei mesi scorsi.
I ministri Amato e Ferrero si muovono in sintonia con le conclusioni della commissione De Mistura sui Cpt: la detenzione amministrativa non cessa di esistere ma i ministri propongono di diminuire il numero Centri di detenzione [dovrebbero essere dimezzati, ma per il momento verranno chiusi quelli di Crotone e Ragusa] e di voler convertire una parte delle strutture esistenti in “Centri di accoglienza e di identificazione dove eseguire le operazioni di primo soccorso”. Pare che la trattativa in corso tra Ferrero e Amato sui Centri da chiudere riguardasse anche il Cpt di Bologna, quello che lo scorso 3 marzo è stato contestato dai movimenti antirazzisti [dell’aggressione della polizia al corteo davanti al Cpt parliamo sul numero di Carta attualmente in edicola] e che era stato bocciato dalla Commissione, che lo aveva definito “il più invivibile d’Italia”.

Una direttiva europea, disattesa dal governo Berlusconi, prevede che i Centri di accoglienza siano strutture “aperte”. Ma ancora non è chiara la forma che assumeranno le nuove strutture previste dalla nuova legge. A tutt’oggi [come ha scritto a chiare lettere la stessa commissione De Mistura nel suo rapporto] tra i “Centri di accoglienza”, i “Centri di identificazione” e i “Centri di permanenza temporanea”, non c’è nessuna differenza. E a Crotone coesistono senza soluzuone di continuità queste tre strutture: verranno chiuse tutte e tre o solo il “Cpt”. Al di là dei segnali di “buona volontà”, sta tutto in questo passaggio la differenza tra i “carceri etnici” e l’impegno della legge a procedere semplicemente all’identificazione dei nuovi arrivati e alla distinzione tra migranti economici e migranti richiedenti asilo.
La legge Amato-Ferrero, inoltre, prevede alcuni passaggi che mirano a far incontrare domanda e offerta di lavoro, per stare “al passo con il mercato”. Non c’è dubbio, come hanno dimostrato le proteste degli imprenditori nella scorsa legislatura, che gli strumenti cervellotici e macchinosi previsti dalla legge Bossi-Fini siano dannosi persino per le esigenze della produzione, per quella la logica tutta liberista del migrante come semplice forza-lavoro da sfruttare. Le deportazioni dei migranti che fanno lavori stagionali rispondono alla necessità di disciplinare e asservire la mano d’opera migrante: nelle baraccopoli delle campagne siciliane, calabresi e pugliesi, quando finisce il tempo del raccolto arrivano, con sorprendente tempistica, i controlli della polizia. Ma c’è tutto un settore di mercato–quello affettivo e relazionale–legato al vero e proprio stato sociale informale dei “collaboratori familiari”, che non può essere regolato con le norme in vigore e che richiede maggiore apertura.

All’inutilità dei Cpt al fine dell’espulsione dei migranti [cui si cerca di rimediare, non dimentichiamolo, con accordi bilaterali di rimpatrio e con Centri di detenzione oltre confine] si unisce la necessità, tutta “liberista” di aprire nuove vie di accesso per la produzione e la riproduzione sociale. Questa legge, meno ideologica e più pragmatica di quella che l’ha preceduta, conferma in qualche modo ciò che i movimenti vanno ripetendo da anni: che il nesso indissolubile tra lavoro e vita che caratterizza questi tempi è rappresentato nella sua forma più estrema dalla forza-lavoro migrante “Il giorno che alla zia si rompe il femore non è programmabile”, va ripetendo ad ogni incontro Giuliano Amato, che è sempre un giurista oltre che un politico navigato, anche se il codazzo di giornalisti che si porta appresso, attento alle battute della politica spicciola o al clamore delle proposte-shock [vedi test antidoping nelle scuole], non sempre coglie i suoi riferimenti “alti”. La sua ammissione pubblica circa l’anomalia giuridica dei permessi di soggiorno “Ormai vengono prima i documenti della persona, senza documenti uno non esiste” non è mai comparsa su nessun quotidiano.
E invece, e proprio quel paradosso che bisognerebbe sempre tenere presente.

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Bulgaria Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiaiano chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestini clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini controvertice cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia