Rispunta la Cmc

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C’è una lunga colata di cemento armato che lega la Tav in Val di Susa e la mega-base militare da 5 mila persone che gli Stati uniti vorrebbero costruire nell’aeroporto Dal Molin, a Vicenza. Alle truppe in mimetica dell’esercito statunitense, infatti vorrebbero affiancarsi le betoniere minacciose della Cmc di Ravenna, il colosso cooperativo delle Grandi opere i cui uomini si presentarono, giusto un anno fa, a Venaus con le mascherine per coprirsi la faccia, per costriuire il tunnel della linea ferroviaria ad Alta velocità. Quel tunnel non si fece mai e il cantiere venne smontato a furor di popolo. Evidentemente il consiglio di amministrazione di Cmc non ha imparato la lezione di democrazia impartitagli dalla gente della Val di Susa, ed ecco che la cooperativa di Ravenna [indirizzo di posta elettronica cmcsigo@cmcra.net; sede legale: Via Trieste, 76; telefono: 095 869888 095 869852] compare in un sito internet dell’esercito Usa, tra le 12 imprese che hanno chiesto informazioni al comando militare a stelle e strisce, insieme.

La “rossa” Cmc potrà vantarsi di essere ben referenziata: mentre il centrosinistra andava al governo, nel 1996, Cmc sbaragliò la concorrenza di Impregilo e ottenne l’appalto, di oltre 80 miliardi di lire, per l’ampliamento della base militare di Sigonella. Le frequentazioni imbarazzanti della cooperativa ravennate non finiscono qui: in seguito si sarebbe scoperto che Cmc aveva affidato ad aziende legate alla mafia la movimentazione dei materiali e i lavori di pulizia di alcuni appartamenti. E all’inizio degli anni ottanta, Angelo Siino [il “ministro dei lavori pubblici” di Cosa nostra] aveva comprato terreni adiacenti alla base su consiglio di Stefano Bontade, capomafia e massone, e della famiglia italo-americana dei Gambino. Secondo i giudici, in quei terreni, proprio a due passi dalla base, si svolgevano riunioni tra mafiosi d’altissimo livello. E secondo molti testimoni, alcuni mafiosi sono dotati di “pass” con cui entrare e uscire dalla base siciliana.

Il termine ultimo per avere informazioni sull’anticipo della gara d’appalto per la costruzione della base militare a Vicenza, è alle 2 del pomeriggio del 6 marzo 2007. Prima di quella data, i vicentini si aspettano che si celebri il referendum consultivo sulla base. Lo scorso 17 dicembre, per dirne una, la stella di Natale anti-Dal Molin e il presepio vivente itinerante, si sono incontrati per le vie del centro storico di Vicenza. Nonostante la paura dell’amministrazione locale che i due eventi si pestassero i piedi, è successo che il centinaio di figuranti e di fedeli che componevano la processione hanno camminato al fianco delle decine di persone [tra cui molti bambini] che intonavano canzoni contro la giunta e la base, sull’aria di “Tu scendi dalle stelle” e “Silent night”. Nel caso in cui il “comitato dei saggi”, nominato dal sindaco forzista Enrico Hullweck, dovesse negare l’autorizzazione per lo svolgimento del referendum, i comitati annunciano una consultazione autogestita. Se così dovesse accadere, la Cmc e tutte le imprese che pensano di fare affari a scapito della gente, il governo nazionale e la giunta comunale, riceverebbero l’ennesima lezione di democrazia. Dubitiamo che imparino qualcosa, ma come si suol dire, “Repetita iuvant”.

Tags assegnati a questo articolo: democrazia, No dal Molin

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