Fra i tanti “cortili” italiani dove comitati comunitari si confrontano e scontrano con il trasversale “partito della crescita”, sicuramente quello di Falconara, con la mega raffineria Api, merita una citazione particolare. Qui da anni è in corso una dura e lunga battaglia che vede una parte della società civile confliggere con il potere economico, gran parte del ceto politico e con tutti coloro disponibile a vendere l’anima al “diavolo sviluppista”. Con Loris Calcina, leader storico dei comitati anti Api, facciamo il punto della situazione.
Dopo il 2003 anno del rinnovo si sono susseguiti diversi incidenti possiamo riassumerli partendo dalla stretta attualità
Quello del 2 Aprile scorso è stato grave per la sostanza coinvolta: lo sversamento in mare da una condotta di carico petrolifero della raffineria API di tonnellate di olio combustibile ad alto tenore di zolfo classificato cancerogeno di categoria 2 e nocivo per gli organismi acquatici. E’ stata contaminata 20 km di costa da Falconara a Senigallia, chiuso l’accesso alle spiagge, sospesa la balneazione, sospesa la pesca fino ad un miglio dalla costa.
L’incidente peggiore è dell’8 Settembre 2004 al carico bitumi con la morte di un camionista ed il ferimento per ustioni di altri tre. Anche in quel caso tonnellate di bitume si sono riversate in mare spiaggiando “a rate” con le mareggiate su 4 km di spiaggia.
Poi ci sono stati decine di cosiddetti incidenti “minori” come quello del 22 Giugno scorso con versamenti di prodotti petroliferi in mare che finiscono inevitabilmente sulle spiagge o principi di incendi (29/1/2007).
Qual è lo stato della mobilitazione. Si è aperta qualche breccia oppure la logica “industrialista” e conservatrice prevale?
Comitati di quartiere, Centri Sociali, Greenpeace e Legambiente hanno lavorato insieme, molto e bene! Il risultato è che alle tre grandi mobilitazioni–da settembre 2006 ad Aprile 2007–si sono unite associazioni di Pescatori professionali e di Operatori turistici e balneari che hanno compreso che un’industria a rischio come la raffineria API può far saltare da un momento all’altro interi comparti economici vitali per l’intera regione Marche i quali occupano una quantità di lavoratori da far impallidire l’aristocrazia operaia dei dipendenti API! Di fronte alla crescita di consapevolezza di queste categorie rimane l’autoisolamento conservatore di un sindacato filoaziendale e l’ambiguità dei partiti del centro sinistra (ad eccezione dei Verdi locali) compresa Rc che, è bene ricordarlo, fu l’indispensabile protagonista del rinnovo anticipato della concessione petrolifera nel 2003. Va comunque ricordato che il ricatto occupazionale funziona benissimo per cui la società civile è letteralmente spaccata in due. Il motivo per cui quel ricatto funziona va ricercato nella mancata progettazione da parte del Governo regionale e centrale di una progressiva ma certa riconversione produttiva o alternativa produttiva, con o senza l’API. E’ ovvio che non possiamo biasimare il sentimento di rassegnazione dei nostri concittadini ai quali non vengono mostrate alternative da coloro che hanno eletto.
La proprietà da un lato sta tentando nuove espansioni con l’idea delle due mega centrali, dall’altro cerca di rifarsi un’immagine facendo finta di puntare sull’energie rinnovabili. E’ il segnale di qualche difficoltà rispetto all’opinione pubblica?
Rispetto all’opinione pubblica hanno una oggettiva difficoltà: da anni l’API “ci pensa” da sola a mettersi in difficoltà con i ripetuti incidenti seguiti dalle goffe autodifese smascherate agevolmente dalla rete di informazione popolare (video, foto, documenti, presenza e costituzione come parti civili nei processi). E’ ovvio che grazie ad una informazione locale scandalosa riesce comunque a diffondere le sue tesi tranquillizzanti… oppure a non dichiarare pubblicamente le quantità di prodotti petroliferi finiti in mare. Basta pensare che dopo quasi 100 giorni dall’incidente del 2 Aprile ancora non si sa quanto olio combustibile sia finito in mare! E poi ci sono le campagne di comunicazione sempre più massicce sui quotidiani locali ora che pretendono di costruire due nuove centrali elettriche a metano e gas di raffineria ed un rigassificatore in mare anche se il Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR) non le prevede affatto! E’ evidente che tutto questo pressing per due nuove centrali va accompagnato con un adeguato greenwashing su investimenti che hanno fatto sull’eolico e le biomasse. Premesso che andrebbe fatta una tara rispetto a quanti di questi investimenti sono obbligatori per legge, quello che ci chiediamo ed abbiamo chiesto ai sindacati nel 2003 è: perché l’API nelle Marche non sviluppa un piano industriale nel solco del PEAR e delle energie rinnovabili? La risposta dei sindacalisti fu che noi cittadini eravamo utopici… ed anche oggi la risposta è la stessa dato che lo stesso sindacato chiede le due centrali elettriche!
La battaglia dell’Api ha coinvolto, principalmente, la società civile. Qual è oggi l’atteggiamento delle forze politiche e anche quello delle istituzioni locali, a partire dalla Regione?
Purtroppo la società civile che pensa, progetta e chiede di partecipare rappresenta un problema per le istituzioni locali. Ciò vale ancor più per la Regione Marche. E’ da settembre 2006 che la Giunta regionale deve negare l’intesa stato-regione per le due nuove centrali che l’API pretende di costruire! Glielo hanno chiesto con pareri nettamente contrari i 4 Comuni gravati dal progetto, la Provincia di Ancona, tutti i Comuni dell’Area ad Alto Rischio (AERCA) e, da ultimo il Consiglio regionale il mese scorso! Niente, non conta che la Regione stessa sta finanziando lo Studio epidemiologico sulla popolazione di Falconara e Chiaravalle poiché tra il 1980 ed il 2000 è stato riscontrato un aumento di casi di leucemie e tumori linfatici; non conta che il territorio che ospita l’API è AERCA, né che l’area della raffineria e una grossa porzione di mare è Sito inquinato di interesse nazionale sottoposto alla supervisione del Ministero dell’Ambiente. La Giunta regionale è separata dalla società! Anzi, permettimi una battuta… certe forze politiche sono vicine ad altre Società! All’ultimo festival nazionale dell’Unità di Pesaro lo sponsor dell’API svettava alto dalle torri diessine!






