Il presidente e i migranti

Sabato 14 luglio un migliaio di migranti ecuadoriani hanno incontrato, presso l’Idroscalo, con il sostegno della Provincia di Milano, il neo presidente dell’Ecuador Rafael Correa Delgado, un incontro anomalo rispetto ai canoni tradizionali delle grandi istituzioni. La prima visita in Italia nella storia di un presidente ecuadoriano è stata all’insegna del non tradizionale, della festa e del dialogo con il proprio popolo migrante. Aspetto ancora più carico di valore simbolico in questi giorni in cui i parchi comunali vengono “chiusi” ai migranti, soprattutto a quelli provenienti dall’America Latina. Donne e uomini, quelli dell’Ecuador, costrette ad emigrare dalle politiche liberiste e dalla dollarizzazione imposta nella seconda metà degli anni ‘90 che hanno sconvolto la struttura sociale del paese, facendo sostanzialmente crollare le infrastrutture statali, unitamente con le politiche di privatizzazione dei servizi di base che hanno escluso quasi l’80% della popolazione dalla possibilità di accedere all’istruzione e alla sanità. In Italia il grande afflusso è incominciato dal 1997 con un trend di crescita che ha fatto della diaspora ecuadoriana un vero e proprio caso studio, si calcola, infatti, che circa il 20% della popolazione in età da lavoro viva fuori dai confini nazionali, con un impoverimento interno a causa della “fuga dei cervelli”, giovani e meno giovani formati con percorsi accademici d’alto livello, costretti in Italia a svolgere attività dequalificate a causa del non riconoscimento dei titoli conseguiti in madre patria.

Ma allo stesso tempo costoro rappresentano una grande ricchezza, le rimesse dei migranti, infatti, sono la seconda entrata economica nazionale. Da qui, da queste riflessioni, è partito l’appassionato discorso fatto a braccio del giovane quarantacinquenne presidente Rafael Correa Delgado, di Guayaquil, proprio come la stragrande maggioranza dei migranti del paese andino residenti in Italia; un “costeño” che però, caso quasi unico, parla perfettamente il kichwa la lingua degli indigeni, uno dei soggetti sociali di riferimento per la sua azione politica. Niente giri di parole nel suo discorso, con una denuncia vera dei mali provocati dalla politica delle liberalizzazioni: disoccupazione crescente, corruzione e oligarchie, le proprietà dei beni della natura, del suolo ecuadoriano in mano a poche multinazionali che non contribuiscono allo sviluppo del paese, i giovani condannati a scegliere tra migrazione, povertà e delinquenza senza un futuro.

Il presidente ha così voluto indicare la volontà di un nuovo inizio e una nuova vita per il popolo dell’Ecuador, ha voluto ri affermare, quindi, la necessità di una “revolucion ciudadana”, nel nome non solo di Simon Bolivar ma anche di Eloy Alfaro, attraverso l’assemblea costituente le cui votazioni si terranno il 30 settembre e sulla cui necessità si è già espresso il popolo ecuadoriano con un referendum vinto con l’82% dei consensi. Il giovane economista ha marcato con forza la direzione del suo percorso: far diventare i migranti i nuovi protagonisti del paese, creare le condizioni per un loro futuro ritorno, ma soprattutto dare corpo ad iniziative così da consentire loro di partecipare attivamente alle scelte del governo: un Ministero per i migranti, una Banca per le rimesse rapide e immediate alle famiglie, un’azione verso il governo italiano per una diversa politica dei ricongiungimento familiari, sono i suoi primi provvedimenti e azioni politiche, unitamente alla necessità di costruire delle case dei migranti in ogni paese che veda una forte presenza di ecuadoriani, individuando questi spazi come luoghi di confronto permanente. La serietà dell’intervento e degli impegni di Correa Delgado, è stato sottolineata dalla qualità della rappresentanza istituzionale che lo accompagnava: María Fernanda Espinosa, ministra degli esteri, Gioconda Galan, ambasciatore in Italia, Denys Toscano Amores, console generale a Milano, Williams Murillo segretario nazionale per i migranti e Vinicio Alvarado, ministro della funzione pubblica.

Nel pomeriggio i temi della cooperazione internazionale con l’Ecuador, la peculiarità della collaborazione con la Provincia di Milano e gli enti locali, i temi legati alla diaspora ecuadoriana in Italia sono stati oggetto di approfondimento con Irma Dioli, assessora alla partecipazione e cooperazione internazionale della Provincia di Milano. Una Provincia che la Dioli vede sempre più attiva verso politiche di partecipazione e di cooperazione con l’Ecuador e l’America Latina. Un impegno delle istituzioni dal basso che produce relazioni istituzionali e progetti in modo concreto. Durante l’incontro con la numerosa stampa presente, Rafael Correa Delgado, rispondendo alle domande ha delineato la sua visione per un nuovo Ecuador, dove prevede di realizzare una nuova e diversa politica che si differenzi nettamente dal produttivismo e dalla modernizzazione a tutti i costi, guardando a un benessere che sia in armonia con le risorse naturali e dell’ambiente. Sviluppo vuol dire vivere bene e la modernizzazione non è sempre la risposta possibile e secondo Rafael Correa Delgado è così che potrà essere possibile costruire un diverso socialismo del XXI secolo. Un nuovo inizio e un nuovo futuro per il popolo dell’Ecuador.

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