Chi è attento ai temi del militarismo e della sovranità nazionale sa che le forze armate statunitensi sono presenti da cinquant’anni a Vicenza, che ospita la gran parte della 173^ brigata aviotrasportata.
La 173^ incarna tutti i miti del militarismo statunitense: è sempre la prima ad entrare in battaglia, arriva dovunque, risolve ogni situazione e ad ogni costo, conquista medaglie… Le sue radici vanno ricercate nel Vietnam, dove viene inviata nel 65. Nel marzo 2003 la troviamo nell’Iraq del nord; nel marzo 2005 in Afghanistan. Ora il presidente Bush ha citato la 173^ tra le nuove truppe da inviare ancora a Baghdad.
Ma il nome Vicenza rischia di diventare sinonimo di “base militare americana” per tutti, visto che la ricchissima città industriale, già sede della caserma Ederle villaggio americano “blindato” è stata scelta all’insaputa dei suoi abitanti: il progetto è la costruzione di una nuova base militare all’aeroporto Dal Molin.
Negli inquietanti progetti americani Vicenza diverrebbe la base più importante in Europa di un nucleo di pronto intervento destinato ai teatri di guerra mediorientali.
Le guerre continuano e aumentano: per questo il Pentagono ha bisogno di potenziare l’unica unità aviotrasportata a diretta disposizione del Comando europeo Usa.
Nel 2005 l’ambasciatore americano in Italia annunciò ufficialmente: “Il governo italiano ha concesso all’esercito statunitense l’utilizzo di una parte del “Dal Molin” allo scopo di trovare posto alle nuove truppe che presto saranno dislocate nel nord d’Italia”, anche se il benestare dell’allora presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, era stato dato senza minimamente sognarsi di rendere pubblica la proposta. La discussione va avanti da almeno tre anni nelle segrete stanze del Governo dell’Impero con il Governo Berlusconi, e sicuramente non ne era all’oscuro il Sindaco Enrico Hüllweck, ex deputato leghista, da due mandati Sindaco forzista. La notizia delle trattative con gli americani è divenuta di pubblico dominio solo nell’aprile di quest’anno, con l’avvento del nuovo Governo dell’Unione, ormai a ridosso della scadenza con gli Stati Uniti.
Cittadini, associazioni, sindacati, tenuti all’oscuro di tutto e catapultati improvvisamente in uno sconcertante scenario di guerra destinato a sconvolgere la tranquillità della ricca cittadina, si sono mobilitati per dire No a questo progetto, ciascuno a partire dalla propria differente sensibilità, ma con manifestazioni e iniziative che hanno sempre visto una vasta mobilitazione per il No di tutti i cittadini.
Le cause della contrarietà al progetto americano sono da ricercarsi non solo nel grave impatto ambientale che potrebbe avere l’ampliamento della base ma anche nel fatto che l’aereoporto Dal Molin dovrebbe diventare la base logistica più importante dell’esercito americano. La 173^ Brigade Combat Team sarà un’unità d’assalto, con caratteristiche esclusivamente offensive di intervento rapido in Medio Oriente. L’ aeroporto civile Dal Molin diverrebbe quindi il punto di partenza per azioni militari e di guerra, nella logica guerrafondaia portata avanti in questi anni dall’amministrazione Bush.
Il sindaco Hüllweck, non certo estraneo all’accordo segreto, ora, temendo di ritrovarsi con il cerino in mano e doversi accollare come amministrazione i costi relativi al completamento della tangenziale, le altre strade, gli scavi, i sottoservizi di acqua, gas e energia elettrica necessari per il funzionamento della base americana, chiede che a pronunciarsi e ad assumersi le responsabilità sia il nuovo Governo, a cui spetta la decisione finale anche se pesa l’odg positivo votato dal Consiglio Comunale di Vicenza, a maggioranza di centrodestra.
Ma il Governo Prodi, con il Ministro della Difesa Parisi in testa, è conscio della responsabilità di un eventuale parere positivo inviso alla popolazione e, dall’altra parte, della delicatezza dei rapporti internazionali.
Infatti per ribadire il No alla militarizzazione del “Dal Molin”, i dodici comitati dei cittadini sorti in città, da mesi organizzano varie mobilitazioni culminate in una manifestazione nazionale il 2 dicembre che ha visto la partecipazione di trentamila persone.
Mentre la scorsa settimana l’ambasciatore americano a Roma, Spogli, e il sottosegretario di Stato Fried resisi conto del fatto che la decisione del governo Italiano non è più così scontata, con la maggioranza di centro sinistra, hanno dato un “ultimatum” per il prossimo 19 gennaio. Così il 12 gennaio un comunicato ufficiale del ministero della Difesa, l’unico a non essere visitato la scorsa settimana dagli emissari del governo statunitense, afferma che l’Italia, per decidere sulla concessione della base americana al Dal Molin, attenderà il risultato di un referendum che il Comune di Vicenza dovrebbe indire tra i propri cittadini.
Nel frattempo i comitati continueranno la mobilitazione con una serie di eventi nella città di Vicenza che avrà il suo culmine in un’assemblea a Roma tra i rappresentanti dei comitati dei cittadini e gli oltre cento parlamentari che già si sono pronunciati contro la base inviando un appello al Governo perché la decisione del consiglio comunale di Vicenza di acconsentire alla costruzione di una seconda base militare americana nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin a Vicenza, non venga accolta come pronunciamento della comunità locale.
Ora la difficile scelta è nelle mani del Presidente del consiglio che dovrà assumersi la responsabilità di trovare la giusta strada tra l’ascolto della popolazione e la storica alleanza con gli Stati Uniti.
Alleanza che non può certo significare adesione supina alle scelte politiche U.s.a. o cessione di sovranità nazionale contro la volontà popolare.
Ricordando che dire concretamente No alla guerra significa anche dire no ai luoghi dove la guerra si prepara e si rappresenta nei nostri territori.






