Serata cool il 9 febbraio a Milano. Nella Milano romana del centro, di fianco alla Taverna Morigi, all’interno di una delle storiche case occupate milanesi, una serata di cospirazione precaria nel nome di City of Gods.
La “free free press” dei precari per i precari, uscita il 23 dicembre 2006 come dono natalizio per denunciare la condizione di precarietà dilagante tra gli invisibili che lavorano nell’editoria, ha
trovato la sua santificazione definitiva presso san Precario.
Due i momenti significativi della serata, oltre agli aperitivi e gli stuzzichini che hanno saziato un centinaio di intervenuti.
Dopo una breve introduzione/presentazione e la testimonianza di una giornalista precaria, e dopo la presentazione di alcuni video sulla precarietà, il piatto forte è stato servito da una puntuale analisi della situazione attuale del contratto dei giornalisti. Sono oramai 712 giorni che il contratto è scaduto e non si intravede ancora una soluzione. La piattaforma contrattuale della Fnsi ha posto con coraggio al centro della trattativa il tema della condizione precaria, che negli ultimi anni ha
interessato nella sola stampa cartacea un numero di lavoratori di ben tre volte superiore ai giornalisti stabili. Ma ora, di fronte al reiterato rifiuto degli editori di sedersi al tavolo delle trattative e dopo ben 16 giorni di sciopero (fato storico per la categoria), si è di nuovo al punto di partenza e l’unica speranza sembra riposta nel governo “amico” (e, allora, poveri noi!!!). La soluzione più probabile è un rinnovo miserevole del contratto a scapito soprattutto di quei precari che si voleva
difendere.
E – come è stato sottolineato sia da R. che da C. – la responsabilità di ciò sta forse più nei giornalisti stessi (più che negli editori), troppo spesso ancora convinti di essere una corporazione intellettuale, autonoma e libera e insostituibile nel processo di creazione dell’informazione. Le
trasformazioni tecnologiche, la taylorizzazione del lavoro di desk, la concentrazione delle fonti informative, la struttura gerarchica dei poteri mediatici, la dipendenza sempre più castrante dalla pubblicità, la manipolazione che ne deriva sia delle notizie che nel processo di creazione simbolica degli immaginari: tutti fattori che rendono il lavoro da giornalista sempre meno libero, più precario, individuale e ricattabile.
E spesso sono propri i giornalisti stabili a negare tutto ciò (una minoranza, ma con posti di potere nelle aziende come nel sindacato), illusi e attirati ancora dal privilegio di entrare gratis ad un museo o di avere lo sconto sui treni. Poveretti…. come soffrono, verrebbe voglia di
dire.
Ma i precari di media non ci stanno. City of Gods ne è la dimostrazione. Quello del 23 dicembre è stato solo il primo numero di una lunga serie di incursioni fastidiosi e punzecchianti nel mondo dell’editoria milanese.
Il dessert della serata è stato prelibato. Dopo un breve riepilogo della vicenda precaria a Milano e del successo della MayDay, si è sottolineata la necessità di sviluppare forme di cospirazione precaria anonima (denuncia i peccati del tuo padrone). A Milano più del 30% della forza lavoro è impiegata in attività di servizi avanzati e immateriali alle imprese, all’interno dei quali il tasso di
precarietà è assai più elevato che nel manifatturiero, dove le donne precarie sono più numerose degli uomini, dove il tasso medio d’istruzione dei precari è medio-alto, dove la possibilità di avere protezioni sindacali è praticamente inesistente. Questo identikit del precario milanese non si modifica più di tanto se consideriamo anche il terziario materiale della logistica delle merci (magazzinaggio, trasporto, grande distribuzione), sino a far dire alla Camera del Commercio che circa i due terzi delle assunzioni sono oggi precarie e che l’età media dei precari si alzata sin oltre i 33 anni, creando una lappola della precarietà dalla quale è sempre più difficile sottrarsi.
Ebbene, City of Gods (perché sono i precari a essere gli dei della città) può diventare il collettore, il comunicatore, il ponte di tutte queste situazioni frammentate e divisi, ma che possono trovare nella sua voce un momento di confronto e azione.
Non è che l’inizio (c’est ne qu’un debut). I video e la musica hanno preso il sopravvento e la serata si è sciolta nella notte tiepida della città più inquinata d’Italia in questo inverno tiepido che però può annunciare una primavera “calda”.
Aria nuova in città, dunque.






