Egregio direttore,
sul Corriere della Sera di martedì 27 marzo, nelle pagine sulla contestazione a Bertinotti, il mio settimanale, Carta, viene citato come parte della «galassia dei ribelli rossi». La nostra testata compare tra due falci-e-martello, quelle di «Alternativa comunista» e quella del «Partito comunista dei lavoratori», a segnalarci come una «tra le principali anime che si posizionano a sinistra del Prc». È davvero disperante come, dieci anni dopo la fondazione del nostro giornale, ci si ritrovi sempre al punto di partenza. Noi siamo quelli della nonviolenza [il dibattito in Rifondazione nacque da una lettera di Marco Revelli a Fausto Bertinotti pubblicata su Carta], quelli della decrescita [la critica allo sviluppo nata grazie al lavoro di Serge Latouche], quelli della critica della «presa del potere» come finalità della politica di sinistra [noi abbiamo pubblicato «Cambiare il mondo senza prendere il potere», il saggio di John Holloway che è un successo mondiale], quelli della democrazia partecipativa [abbiamo per primi raccontato il bilancio partecipativo di Porto Alegre]. Potrei continuare con gli esempi. E suggerire che sarebbe più appropriato accostare la nostra testata a quella di Nigrizia, ad esempio. Ma la domanda che le rivolgo, visto che lei si diletta di storia, è: cos’hanno a che fare nonviolenza, decrescita e critica del potere con la cultura comunista del Novecento? Non sarebbe ora di riconoscere che in giro c’è qualcosa di nuovo?
Distinti saluti
Pierluigi Sullo, direttore di Carta






