L'acqua e i servizi pubblici sono beni comuni. Da Bruxelles un segnale di grande speranza

Siamo di ritorno da un grande momento di confronto e di analisi sui beni comuni ed in particolar modo sul nodo principale dell’acqua, più di cento Italiani e 600 in totale tra amministratori locali, rappresentati dei movimenti sociali e di associazioni erano presenti all’Assemblea mondiale dei cittadini e degli eletti per l’acqua, a Bruxelles al parlamento europeo, finalmente e grazie alla
disponibilità e all’impegno del gruppo al parlamento europeo del Prc e del Contratto mondiale per l’acqua i temi sociali entrano nelle istituzioni europee. Un incontro di rilievo e di spessore che ci ha visto impegnati in serrati confronti e analisi sulle proposte, sugli scenari e sulle sperimentazione in campo.

Noi parlamentari, sindaci, amministratori locali, rappresentanti delle imprese pubbliche dell’acqua, responsabili dei sindacati della funzione pubblica e cittadini impegnati nei movimenti in difesa
dell’acqua provenienti dall’Africa, dall’America Latina, dall’America del Nord, dall’Asia e dall’Europa ci siamo riuniti in assemblea e abbiamo deciso di prendere insieme degli impegni
precisi miranti a concretizzare il diritto umano all’acqua di tutti gli abitanti del pianeta – servizi igienico–sanitari compresi – e a salvaguardare le risorse idriche del pianeta dall’attuale
predazione e devastazione, perché l’acqua è un bene comune patrimoniale inalienabile dell’umanità e fonte essenziale di vita per tutte le specie viventi.

Siamo convinti che non c’è nessuna inevitabilità all’attuale crisi dell’acqua nel mondo e al fatto che 1,5 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e 2,6 miliardi non benefi ciano
di nessun servizio igienico-sanitario. Non v’è nessuna inevitabilità per quanto riguarda la quantità d’acqua disponibile e la sua qualità. Se l’acqua diventa sempre più rara, e quindi più cara, ciò è dovuto soprattutto alle nostre scelte in materia di utilizzo e di consumo. Se inoltre, diventata rara, l’acqua sarà causa di conflitti e di guerre nei prossimi decenni, la responsabilità di ciò ricadrà direttamente sugli eletti e sui cittadini in particolare dei Paesi del Nord del mondo.

La crisi attuale dell’acqua è il risultato delle nostre scelte economiche, tecnologiche e produttive. In realtà è uno scandalo che l’economia mondiale non sia capace di utilizzare parte della
ricchezza disponibile per fi nanziare l’accesso all’acqua potabile e la costruzione di latrine da cui dipende la salute e la speranza di vita di 2,6 miliardi di persone.

Di fronte a questa situazione e prospettive abbiamo assunto i seguenti impegni prioritari:

• far riconoscere l’accesso all’acqua come diritto umano universale, indivisibile e imprescrittibile in occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (il 10 dicembre 2008) da parte del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Questo impegno è stato assunto dai Ministri presenti all’Assemblea rappresentanti del governo italiano e boliviano;

• contrastare le decisioni dei governi che perseguono l’inserimento dei servizi idrici fra quelli oggetto di negoziati per la loro liberalizzazione nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale
del Commercio. L’acqua non è una merce e tanto meno lo sono i servizi idrici;

• rinforzare il ruolo delle imprese pubbliche dell’acqua facilitandone – attraverso misure di natura fi nanziaria e incentivi fiscali – la capacità produttiva, l’efficienza e la qualità dei servizi, favorendo la creazione di consorzi e la cooperazione fra loro a livello dei bacini naturali;

• realizzare una grande mobilitazione in favore di programmi di partenariato Pubblico-Pubblico fra le collettività locali Nord/Sud, Sud/Sud e Nord/Nord. Ciò facendo si eviterà che la cooperazione
solidale fondata sull’allocazione di un centesimo di euro al metro cubo non resti una forma di aiuto caritatevole, ma diventi anche una forma di partecipazione ispirata ai principi di una Carta della
Solidarietà fra cittadini e comunità locali;

• opporsi all’operato dei poteri pubblici che tendono a far dipendere sempre di più il fi nanziamento degli investimenti in infrastrutture e servizi pubblici da capitali privati in una logica
strettamente fi nanziaria e speculativa. Ci siamo pertanto impegnati a richiedere la creazione di una Commissione d’inchiesta sui Fondi d’Investimento internazionale specializzati nell’acqua, i cui risultati consentiranno di identifi care le soluzioni alternative da adottare per assicurare in maniera coerente e sistematica il fi nanziamento pubblico degli investimenti pubblici nel settore dell’acqua.

A questo riguardo, non è vero che si abbia un bisogno di un volume di investimenti così elevato come affermano la Banca Mondiale e le imprese private dei mercati fi nanziari;

• rafforzare tutti gli impegni dei “Portatori d’Acqua” a livello delle scuole, delle comunità e degli Enti locali, dei singoli cittadini. In coerenza con questi impegni chiediamo ai destinatari di
questa lettera di aderire ai principi sopra menzionati e adottare tutte le misure necessarie per la concretizzazione degli impegni da noi assunti. In particolare chiediamo di:

• aderire all’iniziativa per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano entro il 10 dicembre 2008 introducendo questo principio nelle Carte Costituzionali dei singoli Paesi ai diversi livelli
territoriali, e contemporaneamente formalizzare lo Statuto dell’acqua come bene comune pubblico;

• prendere le disposizioni necessarie affi nchè le istituzioni pubbliche non debbano più far ricorso ai mercati di capitale privato per il fi nanziamento degli investimenti pubblici;

• istituire come Nazioni Unite un’Agenzia Mondiale dell’Acqua – con poteri di indirizzo e di controllo – a tutela delle capacità autonome delle comunità locali di governare le risorse
idriche nell’interesse delle popolazioni, delle generazioni future e degli ecosistemi naturali;

Riprenderemo questo ragionamento insieme a quanti hanno partecipato ai tre giorni di lavoro a Bruxelles il prossimo Ottobre 2007 a Roma in occasione della 5° Assemblea della Rete del Nuovo Municipio, abbiamo proposto di dedicare una giornata intera al tema dei beni comuni per poter aggiornare e verificare l’andamento degli impegni presi ci rivedremo tutti in questa occasione, questo movimento continua a crescere ed a rafforzarsi.

Ma in questi ultimi giorni oltre al già evidenziato “problema acqua” è in dirittura di arrivo il disegno di legge 772 o meglio conosciuto come decreto Lanzilotta. Siamo fortemente preoccupati per
come nel silenzio più assoluto, si stà concludendo la discussione del disegno di legge sul riordino dei servizi pubblici locali e richiamiamo tutti i parlamentari ed in particolare chiamiamo il Governo Prodi ad una grande assunzione di responsabilità ed alla capacità di ascoltare le proposte e le indicazioni delle comunità locali che in questi anni hanno lavorato per una presenza pubblica
forte nella proprietà e nella gestione dei servizi pubblici locali.

Abbiamo espresso forte contrarietà sul disegno di legge 772 proposto dal governo e dal ministro Lanzilotta che impone la messa sul mercato dei servizi pubblici locali essenziali per la vita delle comunità quali il Trasporto Pubblico Locale, il Gas, i Rifiuti, l’Elettricità, è stato lanciato un appello che potete trovare sul sito del nuovo municipio www.nuovomunicipio.org è sono già diverse
centinaia le firme arrivate.

Le indicazioni che ci arrivano dal Senato sono molto preoccupanti, è qui che ci sarà il primo passaggio di voto, articolate e ampie sono state le proposte fatte dai vari movimenti sociali che sono passati in audizione in commissione, come il Contratto per l’Acqua, la Rete del Nuovo Municipio, diverse associazioni come Atac, Arci, rappresentati dei consumatori e tanti altri ma non è certo che ci sia una maggioranza che sosterrà questi punti.

Quindici e più anni di politiche di aziendalizzazione, liberalizzazione, privatizzazione dei servizi di pubblica utilità, hanno dimostrato nei fatti di non mantenere le promesse: è peggiorata la qualità dei servizi, è aumentata la precarizzazione del lavoro e sono aumentate le tariffe.

Tale fallimento manifesta che la qualità, l’universalità e l’efficienza dei servizi può essere garantita solo da un maggior controllo e partecipazione nella gestione dei servizi stessi da parte
dei cittadini, questo deve essere fortemente riportato al centro della discussione e forte deve essere l’impegno del governo e del parlamento.

Una materia così essenziale per il benessere delle comunità locali richiederebbe una discussione pubblica sul tema dei beni comuni e dei servizi pubblici che coinvolga gli amministratori e le comunità locali, le organizzazioni dei lavoratori e la cittadinanza tutta, questo in parte è stato fatto in questi mesi ma attenta e determinata deve essere l’attenzione posta in questo momento cruciale, solo la partecipazione diretta dei cittadini può aiutare a garantire trasparenza ed efficienza dei servizi.

I proponenti di questo appello chiedono pertanto che si riconsideri questa scelta della maggioranza rispetto al testo proposto, accogliendo le proposte fatte da diversi gruppi politici,
amministratori locali, associazioni e reti sociali.

Per rafforzare questa presenza sono già diverse le iniziativa programmate, un momento specifico di confronto e incontro per rilanciare le proposte che si contrappongono alla liberalizzazione
dei servizi e al disegno di legge 772, il sostegno alla raccolta firme per la legge di iniziativa popolare sull’acqua e una manifestazione per sostenere le ragioni delle proposte elaborate in
questi mesi di lavoro.

In realtà, si va consumando nei fatti, un disegno ben avviato negli ultimi decenni dai governi che si sono succeduti ed in particolar modo dal precedente Governo Berlusconi, che attraverso lo
strangolamento finanziario dei Comuni ed odiose imposizioni in materia di liberalizzazioni, fa arretrare ulteriormente la loro funzione amministrativa, per lasciare al pervasivo “mercato globale”
la gestione di importanti spazi pubblici e di delicate funzioni che investono diritti e bisogni fondamentali per i cittadini.
Tutto ciò mentre nel Paese, proprio per effetto dei processi di globalizzazione dell’economia, come ci dicono i risultati di varie indagini sulla società italiana di qualificate agenzie di ricerca,
aumentano le disparità sociali e nelle realtà locali si misura il drammatico allargamento delle fasce di precarietà ed anche di povertà. Proprio in questa direzione andava la ricerca sviluppata da Atac, Arci, Fp Cgil e Rete del Nuovo Municipio che ha prodotto il volume 15 anni dopo:
pubblico è meglio. Una grande inchiesta sociale sui servizi pubblici nel nostro paese che dimostra che lavoratori e cittadini sono concordi: con le privatizzazioni peggiorano la qualità dei servizi,
si restringono i diritti e diminuisce la partecipazione. I risultati, l’analisi dei dati, il quadro normativo e le proposte sono contenute in un volume di 240 pagine, a cura di Cinzia Arruzza e Corrado Oddi che si può richiedere attraverso il portale www.carta.org. Tutto ciò alla faccia dell’autonomia locale e dell’autogoverno democratico delle realtà locali invocato su materie cosi rilevanti dalle stesse associazioni degli enti locali.
Cosa fare allora, in un quadro così difficile, per evitare che si consumi pienamente e definitivamente il passaggio di mano dal pubblico al privato della gestione di un bene di vitale importanza come l’acqua e energia o su servizi pubblici strategici come rifiuti e trasporti.
Sembrerebbe che i margini siano molto limitati, ma in realtà, oltre alla resistenza ancora possibile all’interno degli enti locali approvando ordini del giorno, organizzando iniziativa pubbliche di
informazione e approfondimenti sui temi è possibile operare a livello sociale con una forte iniziativa culturale e politica, che a partire dall’informazione ed anche dalla conoscenza dei devastanti effetti già prodotti dalle liberalizzazioni, inneschi un’inversione di
questa sciagurata tendenza.
L’importanza e l’essenzialità dei diritti e dei bisogni colpiti, l’ampiezza della base sociale interessata, l’emergenza democratica sottesa in tale “partita”, rendono praticabile ed ineludibile una controffensiva antiliberista e riformatrice. Le stesse ragioni possono rendere tutt’altro che evanescente e minoritaria un’iniziativa al riguardo e più che plausibile l’ipotesi di un suo successo, già sono diversi e forti I segnali in questa direzione.

L’importante è agire senza indugi e tentennamenti, data l’enorme posta in gioco, scrollandosi di dosso, il “pensiero unico” o l’approccio rinunciatario al problema in cui spesso si ammanta la
sudditanza a tale pensiero, ma oggi siamo in cammino e da Nairobi a Bruxelles I segnali positivi e di fiducia ci danno forza e spinta positiva.

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