Psichiatria: «Liberi dal bisogno, forti nei diritti»
Per una volta partiamo dalla fine. Dopo due giorni pieni di lavoro il «Forum per la salute mentale», riunito a Paola [Cosenza] dal 15 al 17 marzo, ha approvato questa piattaforma che vale leggere per intero.
«Riteniamo maturi i tempi perché il governo faccia della salute mentale una questione nazionale e si adoperi per ridurre le insopportabili differenze fra le diverse regioni.
Da parte loro i governi regionali, in sintonia con il governo centrale, devono concretamente adoperarsi per la costruzione di un sistema di servizi per la salute mentale fortemente integrato nell’area socio-sanitaria e nella comunità locale, capace di mantenere le persone con sofferenza nella cittadinanza, nei diritti, nei contesti di vita della normalità.
Rispetto ai temi affrontati in queste giornate – i contenitori dell’abbandono e l’ospedale psichiatrico giudiziario – al governo centrale e ai governi regionali, per quanto di propria competenza, il Forum chiede:
- I contenitori dell’abbandono – gli istituti
Gli istituti presenti nel territorio nazionale devono essere attraversati da progetti di de-istituzionalizzazione:
Quando parliamo degli “istituti” pubblici, privati e misti, ci riferiamo ai contenitori di diversa tipologia che internano malati di mente, disabili fisici, psichici, sensoriali, ex lungodegenti degli Opp [ospedali psichiatrici], anziani soli, anziani disabili, devianti, persone dimesse dagli Opg [ospedali psichiatrici giudiziari] mandate dal giudice di sorveglianza in assenza di risposte dai Dsm [dipartimenti salute mentale] di competenza.
- Diciamo “no” alle dimissioni selvagge
Ma vogliamo:
· percorsi individuali di presa in carico delle persone internate: ricostruzione delle storie, analisi dei contesti di provenienza e delle risorse, ricostruzione di legami socio-familiari e dei rapporti con i servizi socio-sanitari di competenza;
· percorsi di accompagnamento per le persone che possono uscire, verso gruppi di convivenza nei territori di origine in rapporto con i servizi socio-sanitari di competenza, affidi etero-familiari o ritorno a casa;
· costituzione di nuclei di convivenza, di piccole dimensioni, per un massimo di 10 persone, con diversa intensità di protezione.
Chiediamo, dove esistono gli “istituti”, precisi impegni ai governi regionali per la de-istituzionalizzazione attraverso il finanziamento di percorsi terapeutico-abilitativi individuali dotati di risorse ovvero budget di salute, il sostegno e lo sviluppo a forme di impresa sociale che supportino il protagonismo e l’emancipazione degli uomini e delle donne utenti e la dimensione comunitaria degli interventi.
I gruppi di convivenza che si chiede di costituire a partire dagli “istituti” devono essere “case” di civile abitazione, per un massimo di 10 persone, qualificate nell’habitat, inserite nel contesto urbano, fortemente collegate con i servizi socio-sanitari del territorio, organizzate secondo ritmi e attività di tipo domestico.
Vanno istituiti percorsi formativi e di qualificazione degli operatori e delle operatrici degli “istituti” ancorati ai processi di de-istituzionalizzazione, che permettano loro di partecipare ai processi di cambiamento e di essere inseriti a pieno titolo nelle nuove strutture residenziali.
Rispetto agli standard strutturali per l’accreditamento delle residenze in riferimento a quelle già esistenti o di nuova istituzione bisogna uniformarsi alla tipologia di residenzialità prima definite.
- I contenitori dell’abbandono – case di cura e cliniche neuro-psichiatriche
Chiediamo un importante impegno per la chiusura delle case di cura e cliniche neuro-psichiatriche, perché in contrasto con i principi della legge 180 e la riconversione delle risorse e del personale, questo opportunamente formato per essere inserito nei servizi pubblici territoriali da costituire o potenziare.
In particolare va contrastato il ricorso al ricovero nella case di cura attraverso:
· istituzione di Spdc [Servizi psichiatrici diagnosi e cura] nei dipartimenti di salute mentale in cui mancano;
· istituzione di posti di accoglienza H24 [aperti 24 ore] nei Centri di salute mentale;
· rafforzamento e qualificazione degli interventi domiciliari con sostegno alla vita quotidiana;
· costruzione di una rete di residenze a diversa intensità di protezione;
· programmi abilitativi e formativi nei percorsi della normalità per sviluppare autonomia, emancipazione ed inclusione sociale.
- Opg [Ospedali psichiatrici giudiziari]
Il forum chiede che:
· In ogni regione si crei un osservatorio Opg che raccolga i dati e che monitori tutte le informazioni sui cittadini e sulle cittadine negli Opg, insieme a: numeri regionali e locali, casistiche anomale, casi studio, buone pratiche, tutele giuridiche possibili versus comportamenti anomali dei magistrati;
· al fine di ridurre e superare l’utilizzo degli Ospedali psichiatrici giudiziari in applicazione della legge 180, del decreto legge 230/99 e delle sentenze 253/03 e 367/04 della Corte costituzionale, le Regioni – attraverso le Aziende dei servizi sanitari e relativi distretti di salute mentale – elaborino annualmente progetti terapeutico-abilitativi individuali [budget di salute] finalizzati alla dimissione e alla revoca della “Misure di sicurezza” delle persone di propria pertinenza territoriale internate negli ospedali psichiatrici giudiziari;
· le Regioni attivino convenzioni con i Dap [dipartimenti dell’amministrazione penitenziaria] regionali, che impegnano le Asl [Aziende sanitarie locali] e gli istituti penitenziari a protocolli operativi per la tutela della salute mentale della popolazione carceraria finalizzati al contrasto degli invii in Opg;
· che si contrasti ogni iniziativa tesa alla regionalizzazione di strutture deputate alla gestione della “pericolosità sociale” ma che si promuovano strategie volte a favorire la regionalizzazione della responsabilità, delle sinergie, dei processi, dei progetti individuali a favore delle persone sottoposte a misure di sicurezza e in alternativa a queste;
· da ultimo il forum chiede che dal governo centrale venga elaborato un “Progetto obiettivo” finalizzato alla chiusura
dell’Opg femminile di Castiglione delle Stiviere attraverso il finanziamento di progetti terapeutico-riabilitativi individuali attivati dai Dsm di competenza [e non l’apertura di un padiglione per le donne a Barcellona Pozzo di Gotto];
- Formazione
Il forum chiede che le facoltà di Psicologia e le scuole di specializzazione di psichiatria stabiliscano rapporti formali con i Dsm al fine di assicurare una formazione adeguata all’operatività dei servizi pubblici.
Chiediamo che agli studenti e alle studentesse delle facoltà di Psicologia e delle scuole di specializzazione in psichiatria venga assicurata una formazione sul campo relativa al trattamento delle persone con grave sofferenza psichica.
Chiediamo che le tematiche relative alla nocività dell’internamento, alle alternative al ricovero, al lavoro multi-disciplinare in rete facciano, a pieno titolo con le altre materie d’insegnamento, parte del piano di studi delle facoltà di Psicologia e delle scuole di specializzazione in psichiatria».
Questa la piattaforma uscita da Paola. Importante, dettagliata, propositiva. Un documento importante.
«Se non ora quando?» era il titolo del quinto forum [altre notizie e più avanti tutti i materiali del convegno di Paola si possono leggere su www.forumsalutementale.it] con un significativo sotto-titolo, «Liberi dal bisogno, forti nei diritti». Gli elementi positivi sono almeno quattro. Innanzitutto è obbligatorio rallegrarsi perché la bella canzone di Simone Cristicchi vince a Sanremo, indicando come nella società non vi sia quella chiusura verso il disagio mentale che tanti mass media accreditano e a volte “montano”. E’ importante che il forum sia molto partecipato e si tenga [per la prima volta] nel profondo Sud e in una regione che sembra, sia pure con grande fatica, avviare un processo per uscire da una situazione di “serie B” nell’assistenza socio-sanitaria. Ancora: nonostante i tagli e i finanziamenti mai arrivati molti servizi funzionano e altrove familiari, operatori e cooperative si ritrovano [di recente in Sicilia, per citare un solo esempio] a manifestare contro precarietà e disimpegno delle Regioni. Avanza poi l’idea di una «legge 180» a livello dell’Unione europea.
In Italia invece il quadro generale resta più grigio. E con molte ombre nere: per tutte si veda la denuncia sul Sant’Eframo, l’opg di Napoli pubblicata sul quotidiano «il manifesto» del 25 marzo. Al forum si cita più volte la confusione sulle cause del disagio e sulle cure possibili, un misto di crudeltà e sciocchezze che prima risuonavano quasi solo nella destra politica e ora fanno breccia in una parte non piccola dei partiti, associazioni e istituzioni dove la sinistra pure dichiara di sostenere diritti universali di cittadinanza … senza esclusione. Cresce nel chiacchiericcio di politici e amministratori, spesso di incompetenza palese e persino dichiarata, un discorso utilitaristico sull’uso delle risorse pubbliche che si traduce in definizioni escludenti: in un paio di interventi al forum di Paola si ricorda che fu il nazismo a teorizzare e praticare l’eliminazione dei malati “incurabili” per destinare maggiori risorse alla collettività “sana”. Nel concreto le testimonianze a Paola confermano le molte Italie: in alcune di esse si ripropongono la prigionia – magari con uso ingiustificato e massiccio di psicofarmaci – e l’abbandono come uniche alternative alle manifestazioni del disagio. Si sottolinea che il malessere si coniuga, oggi più di ieri, con politiche economico-sociali che ricadono sulle persone più deboli o prive di una rete di sostegno nei momenti di maggiore difficoltà. La “contenzione” del malato può essere l’ultimo passo inevitabile … se prima i poteri – centrali e locali – hanno predisposto un destino senza diritti a persone che spesso risultano del tutto sconosciute persino alle strutture che dovrebbero occuparsi di loro. Quante volte – di nuovo sono le voci che si levano a Paola – in questi anni il privato si è reso complice di sfruttamento economico della malattia, senza alcun intento riabilitativo, perché il pubblico era assente a ogni livello, dai progetti alle strutture e ai controlli.
A livello di linee-guida generali la ministra Livia Turco annuncia il superamento degli Opg – ma su quali modelli non è ancora chiaro – e rimanda al 2008 per la Conferenza nazionale. A molte delle persone venute a Paola non è piaciuta l’assenza della ministra tanto più che non ha inviato suoi rappresentanti. Se è evidente che i documenti e le proposte del Forum arrivano comunque al ministero è però vero che la conoscenza e l’ascolto, il contatto diretto con chi vive nelle situazioni del disagio non sono una specie di optional: dovrebbero essere uno dei punti-cardine per chi si occupa di persone concrete e delle loro sofferenze, per chi crede che esperienze, risorse e competenze continuano a crescere – e ad avere qualcosa da insegnare – perfino nelle situazioni più drammatiche.
Il quinto forum accende i riflettori su quelli che – dopo la fine del manicomio – vengono indicati come «contenitori dell’abbandono» e dove, in violazione delle leggi e di ogni rispetto delle persone, le «vite di scarto», i difficili percorsi di vita che s’incrociano con il disagio psichico diventano privazione di ogni diritto. «Se non ora quando?» significa – si legge – che «riteniamo maturi i tempi perché il governo faccia della salute mentale una questione nazionale e si adoperi per ridurre le insopportabili differenze fra l diverse regioni». In questo senso la scelta della Calabria è doppiamente significativa perché – si legge nella presentazione del quinto forum – c’è «preoccupazione per quanto accade nel governo della Regione, dove un assetto istituzionale sempre in bilico e in continuo cambiamento impedisce l’attuazione di programmi e azioni necessari per tradurre in pratica una volontà, espressa in maniera forte e coerente dall’assessora alla Salute [Doris Lo Moro], che ponga come prioritaria la costituzione di servizi pubblici per la salute mentale, forti e capaci di assumere la questione della lotta all’internamento, qualunque esso sia e a chiunque sia rivolto, come linea guida centrale nella pratica dei servizi, in accordo con le dichiarazioni di Helsinki dell’Oms [Organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite] sulla salute mentale». Negli ultimi anni in Calabria – più voci lo ricordano – abbiamo visto la decimazione dei servizi [«non abbiamo un diurno sul territorio»] e una noncuranza sull’applicazione della legge regionale: situazioni di spaventoso disagio nelle aree rurali, aggravate dalla presenza mafiosa. La tavola rotonda conclusiva del forum si è tenuta nell’istituto “Papa Giovanni”, da oltre un decennio luogo-simbolo dello «scempio delle coscienze» come hanno scritto i sindacati [Cgil, Cisl, Uil, Cisal, Casil, Fials e Unicobas] nel volantino distribuito il 17 marzo: la tragica situazione della “Papa Giovanni” è forse vicina a una soluzione, ne riparleremo comunque presto su questo sito. Ci sono naturalmente esperienze positive anche in Calabria come esistono strategie dell’abbandono nel ricco Nord: per tutte valga la testimonianza portata a Paola dall’Associazione inquilini del quartiere milanese Molise-Calvairate-Ponti dove gli unici progetti solidali continuativi e seri sono quelli costruiti dal basso o con l’aiuto della locale Caritas mentre «il Comune non ha un progetto integrato di qualificazione».
Prima due studentesse di Psicologia al forum e poi un ragazzo nella tavola rotonda chiedono quale sia il senso del loro studio che oggi è del tutto separato dalla pratica: «E’ ridicolo che noi siamo venuti qui senza l’appoggio delle nostre facoltà. Ma è tragico che i governi trovino risorse per le guerra e per tutto il resto, compreso il diritto allo studio, non ci siano soldi». Ed è forse in quest’ultima frase il senso di molte delle questioni all’orizzonte. Ma altrettanto importante è che i riflettori si riaccendano sul malessere diffuso e sulle strategie, che il Forum ha delineato per arginarlo. Forse i media potrebbero prendersi l’impegno di parlarne non solo quando accadono i fattacci o… quando a Sanremo vince una bella canzone.






