Con "mare nostrum” si indicava nell’epoca romana lo spazio vitale, il “lebensraum”, della potenza terrestre di Roma espressa sul mare.
Anche Isaiah Bowman, il geografo di Roosevelt, alludendo al “lebensraum” del III Reich, prediceva che nel secondo dopoguerra sarebbe nato un “lebensraum” mondiale e sarebbe stato “americano”.
Il mare, dunque, 70 per cento della superficie planetaria per oltre 360 Kmq, è sempre stato la proiezione della potenza terrestre, mentre sarebbe estremamente interessante partire dal mare, e in particolare dall’"alto mare”, definito dall’articolo 89 della Convenzione sul Diritto del mare, firmata a Montego Bay nel 1982, in quanto “territorio libero”.
Proprio nella fase in cui il clima si sta modificando velocemente, cambiando i rapporti fra clima e pianeta, l’architettura della Convenzione del 1982 sulla “libertà” dell’”alto mare” può diventare una potente metafora, dai trasporti al clima, per leggere la situazione attuale dell’ambiente e trovare un nuovo framework “legale” di assetto e di azione comune. È evidente che il mare è un potente indicatore ecologico, infatti l’innalzamento del livello degli oceani connesso al riscaldamento di “Gaia” rende evidente la dimensione “comunitaria” del processo climatico.
Sotto osservazione sono però anche i ghiacciai dell’Artico e quelli della Groenlandia, in procinto di accelerata liquefazione, infatti, se per ipotesi si sciogliessero completamente, gli oceani crescerebbero di circa 80 metri con catastrofi “bibliche” in tutto il mondo. Al di là della visione “biblica”, il “meno” pericoloso innalzamento di 2 gradi nel corso del secolo eleverebbe di circa 10-30 centimetri le superfici del mare oltre a desertificare intere regioni oggi abitate.
“Mare liberum”, dunque, come indicava nel 1609 Huig de Groot, il nostro Grotius, che aveva un buon motivo per volere un “mare liberum”.
Infatti il sottotitolo indica il vero interesse di Grotius che voleva un “mare liberum” dall’impero spagnolo e portoghese al fine di avere spazio come Compagnia Olandese delle Indie Orientali per commerciare e navigare infatti così recita il sottotitolo: “De iure quod Batavis competit ad Indica commercia, dissertatio”.
Come sempre, la cultura capitalistica indica nella “libertà” non l’elemento “comune” ma il diritto di qualcuno, spagnolo, portoghese, inglese, olandese o americano, di occupare il “mare alto”, “l’alto mare” e lo spazio vitale.
Non è un caso che la famosa Convenzione del 1982 di Montego Bay che sanciva la “libertà dell’alto mare” e portava da 3 a 12 miglia marine il potere degli stati sulle acque territoriali sia stata firmata dagli Usa nel 1994 dopo che 149 Stati l’avevano ratificata, firmata, badate bene, ma non ancora ratificata.
Questa la dice lunga sulla concezione americana della “Sea Power”, basata ancora sulla geopolitica di Alfred Thayer Mahan che indicava nella meta Ottocento la strategia americana1 nel mondo come il controllo dei “choke points”, i “colli di bottiglia” come i luoghi per governare il mondo.
Il controllo militare sugli stretti Manica, Gibilterra, Suez, Malacca, Hormuz, il Golfo di San Lorenzo, il Capo di Buona Speranza, questi i “choke points” dove collocare la “Sea Power” e attraverso i quali governare le rotte del mondo e la geopolitica del petrolio.
In concorrenza a questa visione di un mare “libero” per la “Sea Power” americana, dobbiamo proporre un “mare nostrum” come bene comune dei cittadini e di tutti gli stati rivieraschi.
Il mare chiuso, il Mediterraneo può di nuovo giocare la sua carta come all’inizio della civiltà, proponendosi come “mare libero e comune” dove la libertà si coniuga con la pace e con il comune interesse per l’ambiente e la biodiversità.
Si può pensare dunque ad un passo avanti rispetto a Montego Bay del 1982 pensando ad un Diritto del Mare, non solo come navigazione ma come “Patrimonio ecologico dell’umanità”.
Con questa visione, Genova può candidarsi ad essere uno dei motori costituzionali dal punto di vista politico, giuridico, geografico, ecologico e “biologico” per ripensare e riprogettare il Mediterraneo come “Mare nostrum”.






