Si parte dalla terra per cooperare. Il progetto Raizes nasce a Lisbona nel 2006 [«raizes»] in portoghese significa «radici»] dall’iniziativa di un gruppo di persone che si è proposta di rispondere alla richiesta di supporto promossa dalla Ong Ayuda Directa [www.ayudadirecta.org] per integrare il suo operato di cooperazione ad Esperanza, comunità della regione ecuadorena del Chimborazo. Si tratta di giovani professionisti [architettura, design, economia, giurisprudenza, lingue straniere, sociologia] e studenti universitari [cooperazione allo sviluppo, ingegneria ambientale, storia dell’arte…] di diverse nazionalità che condividono un profondo interesse verso le tematiche di cooperazione. Obiettivo del progetto è realizzare ad Esperanza un’area multifunzionale che risponda alle priorità evidenziate dai membri della comunità e che possa essere l’avvio di un processo di riappropriazione identitaria, al fine di dare impulso ai processi di aggregazione, incentivare l’economia locale e ridurre il processo di migrazione dai villaggi alle città.
«Abbiamo visto ad Esperanza bambini di 7 anni voler scappare dalle proprie terre, li abbiamo visti rifiutarsi di studiare e credere in un lavoro in città. A Quito invece erano per strada a mendicare e rubare. Ci piacerebbe che un giorno quegli stessi bambini potessero scegliere il proprio futuro, coscienti della propria identità e della propria storia», racconta Marco Sessa, uno degli ideatori del progetto Raizes.
Punti saldi di Raizes sono la valorizzazione delle tradizioni, della cultura locale, dell’associazionismo allo scopo di aumentare il senso di appartenenza alla comunità e promuovere una contaminazione consapevole delle culture e delle tecnologie diverse. Il principio base della preservazione culturale di una comunità è che senza la memoria di un’identità comune la sopravvivenza di una realtà perde significato. Giulia Uva, anche lei ideatrice del progetto Raizes, chiarisce che: «la comunità di Esperanza ha lavorato, rispettato e adattato la sua vita ad un territorio ostile. E’ indubbio che le sue radici siano indissolubilmente legate a esso e che la storia della comunità sia parte del futuro di ogni componente».
A Esperanza, Raizes propone di costruire tre strutture in adobe [mattoni di terra], materiale tradizionale di costruzione dalle grandi proprietà isolanti e strutturali, e bambù, nuovo elemento atto a comporre lo scheletro interno delle edificazioni che garantisce elasticità all’impostazione strutturale. Nella prima struttura, detta «Casa comunal», saranno ospitate attività di aggregazione, organizzazione comunitaria, informative e l’archivio storico-fotografico di Esperanza; la seconda, funzionale per l’accoglienza di turisti e volontari, si propone come struttura modello per la conservazione delle tecniche costruttive e delle tradizioni locali, attraverso l’arredamento e le decorazioni; la terza sarà deputata principalmente all’immagazzinamento di sementi e strumenti di lavoro e potrà essere utilizzata come caseificio.
Come sentenziato nell’Human Development Report del 2005 [elaborato dall’United Nations Development Programme], i progetti diretti a comunità specifiche riescono meglio nell’obiettivo rispetto a quelli che ambiscono a modifiche macro-economiche, intervenendo direttamente sul Pil dei Paesi in via di sviluppo.
Il progetto Raizes nasce da una richiesta di aiuto di Esperanza e cerca di utilizzare elementi progettuali che possano essere acquisiti e riprodotti nella comunità stessa e nelle realtà locali limitrofe dalle popolazioni locali; segnala la partecipazione comunitaria come guida e giudice dell’iniziativa e del risultato, attraverso le esigenze comuni segnalate dai locali come priorità progettuali e le successive approvazioni di Esperanza nelle fasi di attuazione.
Secondo Giulia, «parte fondamentale del progetto è stato sviluppare un metodo di lavoro. Pensavamo di poter dare un contributo concreto alla comunità solo nel momento in cui fossimo stati in grado di rispondere professionalmente ad un’esigenza espressa e così proporre un progetto che fosse modello riproducibile dagli abitanti». Si è costituita così una rete cooperativa tra Esperanza, Ayuda Directa e Raizes, utile per poi coinvolgere le associazioni autoctone del Chimborazo e dell’Ecuador continentale. Elementi del progetto e opportune integrazioni potrebbero essere riprodotti nella zona continentale dell’Ecuador. «Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero» diceva il Mahatma Gandhi. Il legame della radice come qualità del mezzo per giungere al fine.






