Diritti globali, un anno di frammentazione sociale

Qual è lo stato di salute dei diritti nel mondo? La domanda è enorme, e sicuramente non bastano le oltre 1.300 pagine del “Rapporto sui diritti globali 2007” per dare una risposta. Però emerge un quadro abbastanza dettagliato da questo rapporto, arrivato quest’anno alla quinta edizione, edito da Ediesse, e realizzato da Cgil in collaborazione con Arci, Actionaid, Atigone, Cnca, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Forum ambientalista, Gruppo Abele e Legambiente. E il quadro è
abbastanza preoccupante: come scrive Sergio Segio, che ha curato il rapporto, “una forza corrosiva e potente rischia di mangiare la Terra: (…) è la complessiva degenerazione di un sistema che pensa e pratica la globalizzazione unicamente in una logica di crescita esponenziale
infinita del Pil e dei consumi”.

Una globalizzazione della finanza dunque ma non dei diritti, fatta di una corsa al riarmo (negli ulti,i dieci anni la spesa militare è salita del 34 per cento), di diritti umani violati (solo un esempio: nel 2006 più di un milione di donne hanno subito violenza e più del 90 per cento non ha sporto denuncia), di una povertà che, oltre ai soliti “ultimi del pianeta”, si sta mangiando anche i ceti medi europei: circa l’8 per cento degli adulti europei occupati vive sotto la soglia della povertà, e secondo la Banca ’Italia sono a rischio povertà più di 16 milioni e mezzo di italiani.

Sono solo alcuni delle centinaia di dati che si possono trovare nel “Rapporto sui diritti globali”,che per praticità è diviso in quattro grandi aree tematiche: diritti economico-sindacali (comprende economia e lavoro, e sicurezza sul lavoro), diritti sociali (welfare, diritti nel terzo settore, carcere e giustizia), diritti umani, civili e politici (libertà e nuovi diritti, saperi e culture, rifugiati e migranti, guerre e terrorismi globali, violazioni e discriminazioni), e infine diritti globali ed ecologico-ambientali (effetti della globalizzazione economica, Europa politica e sociale, politiche
ambientali).

E forse è proprio questo ampio spettro il vero messaggio del rapporto, al di là delle cifre, delle tendenze dei motivi di pessimismo o ottimismo. Il punto è che i diritti sono un fatto globale, che, come ha ricordato Daniele Scaglione, di Actionaid, “i diritti sono interdipendenti, che non ci sono gerarchie tra i diritti: quando sono state fatte delle gerarchie, per esempio considerando il diritto
alla sicurezza come il principale dei diritti, abbiamo visto dove siamo finiti”. E’ questa interdipendenza che lega problemi apparentemente distanti, come la precarizzazione del lavoro che sta rubando il futuro a 3 milioni e mezzo di italiani, lo smantellamento del welfare, la scarsa attenzione alla sicurezza sul lavoro (nel 2006 in Italia sono morti 1280 lavoratori, tre al giorno), un approccio punitivo verso i problemi legato alla criminalità e alla droga, i grandi fallimenti dell’Iraq e dell’Afghanistan, le grandi promesse non mantenute dalla comunità internazionale come gli obiettivi del millennio e il riscaldamento ambientale.

Sono tutte questioni su cui la politica ha latitato, o magari ha remato contro, ma che dovrà affrontare nel suo stesso interesse: come ha ricordato i presidente dell’Arci Paolo Beni, “la grande debolezza della politica è che ha ceduto tutto il so potere alle forze dell’economia e della finanza: il risultato è che in Italia c’è un’insicurezza, un senso di precarietà diffuso, ed è proprio nell’insicurezza che prolifera la cultura pericolosa dell’egoismo sociale e si imbarbariscono le relazioni sociali”. Stesso discorso lo fa Mariano Bottaccio, del Cnca: “Come mostra una recente ricerca della Caritas su dieci città italiane, il tessuto sociale delle città si sta frammentando: la priorità è creare un nuovo patto sociale; ora il quadro mostra crepe vistose, ma se non si interviene ora, tra dieci anni sarà ingestibile”. Insomma, l’appello è che i diritti entrino
finalmente, a pieno titolo e non solo quando scoppia un’emergenza, nell’agenda della politica italiana come di quella mondiale.

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