Più occhi per vedere: un elogio del grigio che arriva

G2: voci dei figli di migranti raccolte da Ingy Mubiayi e Igiaba Scego

«E’ come dice mia madre: quando nasci è una ruota, è una roulette. Non sai dove e con quali genitori capiti. Se nasci in Italia sei fortunato in partenza. […] Sono solo le opportunità che contano. Di certo non il colore della pelle». Così una ragazza nata in Sierra Leone, «arrivata in Italia nell’89, proprio mentre crollava il muro di Berlino». E’ una delle 7 interviste raccolte da Ingy Mubiayi e Igiaba Scego in «Quando nasci è una roulette: giovani figli di migranti si raccontano» edito da Terre di mezzo [108 pagine, 7 euri].
Un libro utile a capire contraddizioni, ricchezze esistenziali e problemi dei cosidetti G2, «figli di immigrati che crescono in Italia». Lo raccolgono due “sorelle maggiori”, poco più grandi di età ma anche loro afro-italiane. La scelta di «privilegiare l’Africa» non è casuale – spiegano Mubiayi e Scego – perché «il colore della pelle» è ancora un riflettore che può far diventare un capro espiatorio.
«Non snoccioliamo dati o statistiche, cerchiamo piuttosto di trasmettere le emozioni […] di un mondo variegato dove i dubbi sono tanti, le certezze pure». Adil per esempio – padre italiano e madre somala–si confessa «egoista, viziato, mammone», sa ironizzare sul suo essere «un emarginato figo», si inquieta con i suoi coetanei di sinistra che non sanno fare i conti con il razzismo diffuso. Su questa amara considerazione è d’accordo Sophia che ha quasi la stessa età della sua patria, l’Eritrea. Anche per lei, come per Adil, la musica va oltre il piacere dell’ascolto per diventare occasione di riflessione e di formazione politica. Spiega con efficacia che «”integrare” è una parola bruttissima» perché «io non voglio diventare parte di niente, voglio rimanere me stessa in un determinato contesto». Vede che gli stranieri, in generale, sono più maturi, «gli italiani stanno nel nulla, senza pensieri».
Si confessa «televisiomane» Jessica, ultimo anno di scuola e poi si vedrà. Cittadinanza nigeriana e presto italiana. Preoccupata di un razzismo che cresce. Suo fratello ha 16 anni, «testa cuore e mani nella musica»: si sente italiano ed è convinto che i testi delle canzoni debbano parlare di tutto, «anche di politica perché la politica è dappertutto». Musica ma soprattutto scrittura – un libro già pubblicato–per Jorge Canifa. «100 per ceno Capoverde, 100 per cento italiano. Sembra una contraddizione, ma è solo la mia vita». Alla ricerca dell’anima bianca prima e poi di quella nera… ha incontrato il grigio: «il mio posto si trova in un posto, l’anima in un altro […] Ho un punto di vista allargato. Più occhi per vedere. […] Dovremmo far sapere ai ragazzi stranieri che fortuna hanno: due culture, due lingue, due modi di intendere la vita». Per l’ultima delle intervistate, una ragazza di origini tunisine, il panorama è assai contraddittorio: all’università «nessuno mi fa sentire un’extraterrestre, sull’autobus invece sì». La sua difesa della libertà religiosa e il suo attacco alle leggi ingiuste sono di una semplicità e buona fede che manca alla gran parte dei cosiddetti opinionisti. In queste dense ma anche divertenti, tenere, ottimiste pagine emerge che i rapporti con i genitori non sono sempre facili: agli ovvii problemi generazionali [gli stessi dei nativi] o talvolta culturali-religiosi si aggiunge lo spaesamento di famiglie che, anche dopo molti anni, si sentono in un luogo estraneo mentre per i loro figli è l’unica realtà o quasi. L’elogio del grigio di Jorge è un messaggio importante per quei gruppi familiari o etnici come per l’intera società italiana: spaccare il mondo in bianco e nero è, da tutti i punti di vista, una pessima idea.
Un libro semplice ma importante, soprattutto in tempo di cattivo giornalismo e stereotipi venduti come inchieste. Nelle grandi città è facile trovarlo perché girano molti venditori-girovaghi con la pettorina di «Terre di mezzo»; invece il meccanismo della distribuzione [tre-quattro si pappano il mercato] penalizza le librerie. Perciò cercatelo nelle botteghe del commercio equo, non arrendetevi: davvero merita.

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