La scorsa settimana a Cividale del Friuli, cittadina della provincia di Udine che in questi giorni ospita il Mittelfest diretto da Moni Ovadia, è stato inaugurato un ristorante per asporto dove si cucina pizza e kebab. Il proprietario è un marocchino di 38 anni che da circa 20 anni risiede in Italia. Ha chiamato la sua attività “Primo amore”. “Ormai sono quasi più italiano che marocchino”, dice scherzando. Hilali, questo il suo nome, fino a pochi mesi fa lavorava nel distretto della sedia: era un verniciatore esperto in una fabbrica di San Giovanni al Natisone. A gennaio la ditta è fallita e lui non ha perso tempo per cercarsi un altro lavoro. A dire il vero, Hilali è stato previdente: anni fa ha seguito un corso per pizzaioli pensando che per come vanno le cose di questi tempi è meglio saper fare bene più di un mestiere. L’anno scorso ha aperto il primo locale per pizza e kebab a Corno di Rosazzo e ha messo a condurlo suo fratello minore e la moglie. Fintanto che la fabbrica di sedie era in attività, lui ci andava ogni giorno alla fine del turno e ci lavorava nei fine settimana. In pratica la sua settimana lavorativa non aveva soste: dal lunedì alla domenica, dalle 7 del mattino a mezzanotte. Il locale di Corno funziona bene, i clienti sono la gente del paese e i ragazzi che frequentano i pub della zona. Ordinano la pizza e la portano a casa, oppure si fermano ad assaggiare il kebab. Hilali è soddisfatto ma un locale solo non basta per mantenere la sua famiglia, moglie e due figlie, e quella del fratello. Così, perso il lavoro di verniciatore, si è gettato in una nuova impresa.
All’inaugurazione del locale di Cividale, per gestire il quale Hilali ha chiesto l’aiuto di un cognato, sono arrivati molti amici. Vecchi colleghi di fabbrica, genitori dei compagni di asilo delle bambine, c’era persino il dentista, il dott. Natali, che ha sostenuto Hilali con qualche consiglio nei suoi passi di imprenditore. C’erano donne, uomini, in gran parte friulani, che conoscono Hilali da anni. Alcuni ne hanno letto la storia nel libro “La mia casa è dove sono felice”, ma questi ultimi eventi nel libro non c’erano. All’inaugurazione è venuta anche una signora minuta che gestisce una fioreria a Corno di Rosazzo. Ha conosciuto Hilali perché ha aperto il pizza-kebab accanto al suo negozio e hanno fatto amicizia.
Tutto bene, quindi? No. All’inaugurazione sono arrivati anche i carabinieri. Nessuno dei presenti li aveva invitati. Sono arrivati a chiedere di abbassare la musica, anche se il permesso di due ore dato dal Comune consentiva ancora mezz’ora di “festa”. Per celebrare l’evento Hilali aveva ingaggiato una ballerina di danza del ventre, una ragazza bionda dalle origini plausibilmente poco arabe ma molto preparata. “Abbiamo ricevuto una decina di telefonate”, ha detto il brigadiere, forse un po’ imbarazzato per il fatto che accanto al locale di Hilali ci sono tre bar, uno vicino all’altro, messi lì a vivacizzare un angolo storico della cittadina longobarda. Di chi è la colpa per il rumore, quindi? In realtà, a chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini che non gradiscono la presenza di un “ristorante arabo”, anche se meticciato con la italianissima pizza, nella friulanissima Cividale. Gli stessi che i giorni precedenti l’apertura avevano fatto presente a Hilali il loro pensiero: “Perché non vai a cucinare questa roba a casa tua?”, aveva detto uno di loro. “Ti faremo chiudere”, ha minacciato un altro. Gli autori di queste frasi apertamente razziste sono persone “per bene”, professionisti ben conosciuti, non delle teste rasate con la svastica tatuata sul collo. Gente che potrebbe essere denunciata e subire condanne per nulla risibili. Hilali lo sa, ma non vuole sporgere denuncia. Per ora. Crede nel suo lavoro, è testardo. Vuole guadagnarsi la stima della gente di Cividale come ha fatto in tutti i paesi in cui ha lavorato. All’inaugurazione del suo ristorante per asporto era stata invitato anche il sindaco ma né lui ne altri rappresentanti dell’amministrazione comunale si sono fatti vedere.






