Il VDay dura un solo giorno

Cara Carta
E’ stato un enorme e meritato successo il V-Day organizzato da Beppe Grillo. Oltre 300.000 individui che fanno la fila per firmare un appello chiaro e in larga parte indubbiamente condivisibile sono, un fatto raro fors’anche unico. Spero non irripetibile.

Però, suvvia, è altrettanto fuori di dubbio che tutta quella gente in coda sembra proprio sbucata dal nulla. E credo proprio nel nulla subito dopo destinata a ritornarci, neppure poi così tanto spinta ma volontariamente incolonnata come nell’abituale cassa di un supermercato, su una qualsiasi strada dentro la propria auto. Sola.
Non vuole, e non è, una critica all’iniziativa e tantomeno ai molti ragazzi del Meet up di Grillo ce ne vorrebbero di così attivi, capaci e caparbi.

Ma resto dell’idea che bisogna fare un salto (più) in alto, non per schiaffeggiare, insultare il politico dall’alto della sua Poltrona (bella l’enorme sedia che campeggiava simbolicamente in piazza nella mia città, Lecco) e poi come nulla fosse tornare a votarli o a farsi gli affari propri e rimettersi in coda, al supermercato e in auto.
Serve quella scintilla della partecipazione, dell’interessarsi alla “cosa pubblica” a pratiche alternative e non di alternanza, alla denuncia che possano quotidianamente allontanare, delegittimare la Casta, il Potere. Chiedere, insistere, perché la costruzione delle decisioni della Politica (soprattutto locale) siano partecipate, che la trasparenza, non solo dei compensi, ma delle nomine, dell’attribuzione delle consulenze, dei copntributi per zittire, per accomodare, siano preventive.
Che le deleghe non siano–date e ritenute–in bianco.
Che il clientelarismo–basti vedere i ruoli nelle ex municipalizzate e gli incarichi negli enti locali, non siano cattivi e sbagliati solo se fatte dallo schieramento opposto.

E che le politiche, gli atti, i pronunciamenti della Casta politica e sociale che sono evidenti muri che vogliono dividere–e dividono–i forti dai deboli, gli inclusi dagli esclusi, i iserabili dai privilegiati, vengano denunciate e condannate. Indipendentemente da chi le dice, da chi le fa. Anzi soprattutto da chi si ritiene più vicino.
Altrimenti è solo qualunquismo, facile poplusimo, forse invidia dei privilegi della Casta, il berlusconismo (di destra e sinistra) non è ne marginale ne in diminuzione (né a Lecco nè in Italia).
Servono meno Guru e santi e più collettività, più interessi comuni, contro tutte le Caste, tutti i Poteri.
Dobbiamo riuscire a ricomprendere che è necessario trasformare lo stato delle cose esistenti.
Bisogna fare Comunità. Libera, egualitaria, solidale.
Il V-Day dura un giorno solo.
E non ha riempito le Piazze di popolo, di comunità
Ha solo messo in fila individui. Soli.

Mail_long
articoli correlati
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia