Il senato ha cancellato mercoledì 26 settembre l’articolo del disegno di legge Hortefeux sul controllo dell’immigrazione che instaurava l’eventuale ricorso a test del Dna per il raggruppamento familiare. Con 24 voti contro 13 è stata bocciata la proposta del deputato Ump Thierry Mariani, che aveva scatenato le proteste delle associazioni antirazziste e del collettivo «Salviamo la ricerca». Si tratta di una vittoria parziale: la misura era la punta dell’iceberg dell’ennesimo disegno di legge sull’immigrazione che attacca alcuni punti saldi della giurisprudenza come il diritto di asilo o il rifiuto delle «statistiche etniche».
Nonostante le false rassicurazioni del ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale, Brice Hortefeux, al parlamento, i richiedenti asilo respinti rischiano di vedere il lasso di tempo, per fare ricorso, passare da 1 mese a 15 giorni. Un altro articolo del ddl autorizza invece studi che misurano statisticamente «la diversità delle origini, della discriminazione e dell’integrazione». Questa formula, collocata nel ddl contro l’immigrazione, fa temere che il governo voglia dotarsi di uno strumento per stabilire chi sono i migranti «buoni» e quelli «cattivi» a seconda della loro origine etnica. Da questo potrebbero dipendere anche le quote d’ingresso.
Intanto continuano retate quotidiane, espulsioni e decessi di migranti sans papiers che scelgono di lanciarsi nel vuoto per sfuggire alla polizia. Il ddl non renderà certo le cose più semplici.
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