Nuove violenze in Iraq dove negli ultimi tre giorni sono state uccise settanta persone, anche se i conteggi sono discordanti e ancora da verificare. Solo oggi il bilancio delle vittime sarebbe arrivato a ventisette, quasi tutte uccise nel nord del paese. Un uomo alla guida di un auto carica di esplosivo si è fatto saltare in aria contro l’abitazione di un capo tribale a Sinjar: otto i morti, dieci i feriti. Sette hanno perso la vita a Chargat [300 chilometri a nord di Baghdad] per l’esplosione di due autobomba; cinque, un padre e i suoi quattro figli, a Kanaan [nei pressi di Baquba] giustiziati da sconosciuti. Le altre vittime a Kirkuok [due], nel vicino villaggio di Kifri [una] e a Mossul [quattro].
Altre fonti danno notizia di sette ribelli uccisi in diverse parti del paese. Ad ammettere che la violenza è aumentata rispetto agli ultimi mesi, è stato lo stesso comando americano per bocca del suo portavoce a Baghdad, il generale Kevin Bergner: «C’è più violenza negli ultimi giorni; ce lo aspettavamo, ma continueremo a combattere il terrorismo». Solo due settimane fa, il generale David Petreaus, comandante delle forze Nato in Iraq, in un’audizione davanti al Congresso degli Stati Uniti aveva affermato che la situazione era migliorata e che sarebbe stato possibile procedere al ritiro graduale dei 30 mila militari inviati all’inizio dell’anno per far fronte a ribelli e terroristi.
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