La moschea che deve essere costruita a Genova ha fatto perdere la testa anche alla sindaca diessina Marta Vincenzi. In pieno stile veltroniano, Vincenzi in una dichiarazione di ieri ha tenuto a sottolineare che a guidare le sue scelte politiche restano «accoglienza e solidarietà», però contemporaneamente ha bloccato i lavori per la moschea e ha scritto una lettera al ministro dell’interno Giuliano Amato. Obiettivo, chiedere al ministro «di definire i contorni dell’operazione e la tipologia dell’interlocutore, che per essere considerato tale deve appartenere all’islam moderato», come ha spiegato lei stessa nel corso della seduta di ieri pomeriggio del consiglio comunale genovese.
L’iniziativa ha portato alla sindaca gli applausi della destra nella regione e nel comune e le critiche dal neonato gruppo Arcobaleno [Sinistra democratica, Prc, Pdci e Verdi], anche se resta da chiarire l’atteggiamento in giunta degli assessori di questi partiti, che hanno difeso la sindaca e hanno confermato che tutta la giunta era a conoscenza della sua iniziativa. Intervistata dal Secolo XIX, Vincenzi ha spiegato poi: «Se il mio discorso è stato accolto come uno stop alla moschea è stato male interpretato». Dopodiché ha aggiunto che la sua è stata solo la richiesta di una «verifica», anche se la moschea non sarebbe, a suo avviso, «una priorità per il 2009». Peccato che se ne parli da anni, e che fosse una questione all’ordine del giorno già quando il sindaco era il predecessore Pericu. Il portavoce del ministro Giuliano Amato ha fatto sapere che, per adesso, della questione il ministro non parlerà, invece Vincenzi ha finalmente chiarito qual’è il problema: «Bisogna sapere se dietro ai progetti della moschea c’è l’Ucoii», cioè l’Unione delle comunità islamiche in Italia. Le ha risposto il presidente Hamza Piccardo: «L’Unione non è dietro a niente».
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