Fine settimana di violenza contro i movimenti dei senza casa in Sud Africa. Si è conclusa con cariche della polizia e decine di arresti la settimana di proteste promosse in tutto il paese che hanno coinvolto migliaia di persone contro il governo nazionale e contro numerose amministrazioni locali. «Avevamo appena finito un momento di preghiera, quando si è scatenata la violenza della polizia», racconta da Durban Filippo Mondini, missionario comboniano, tra i rappresentanti della rete Abahlali base Mjondolo, il più grande movimento di impoveriti del paese con sedi in più di quaranta città, in particolare a Durban, Pinetown, Pietermaritzburg e Port Shepstone.
Venerdì scorso Abahlali aveva promosso una manifestazione alla quale avevano aderito oltre ventimila persone: prima dell’annunciato incontro con il sindaco di Durban, richiesto per consegnare un documento con le proposte delle comunità che vivono nelle periferie della città, la polizia ha cominciato a caricare, sparare pallottole di gomma e idranti sulla folla. Decine le persone arrestate e ferite. Altre iniziative di protesta sono state organizzate e represse nei giorni scorsi anche a Città del Capo e Pretoria. «Stanno negando i servizi di base in molte città. Dicono che vogliono demolire le baracche – aggiunge Filippo Mondini –, di fatto vogliono eliminare i baraccati. Nessuno provvedimento viene preso con il coinvolgimento dei più poveri. Dobbiamo ribellarci per sopravvivvere. Nel nostro paese non c’è democrazia. Per questo, e per ottenere l’immediata moratoria delle demolizioni in atto, nei prossimi giorni organizzeremo assemblee, iniziative di protesta e momenti di preghiera in strada». Intanto, la rete International Alliance of Inhabitants, dopo il successo della campagna «W Nairobi W» sta valutando l’idea di promuovere una analoga campagna internazionale per sostenere i baraccati del Sud Africa.






