Accordo di luglio, Mirafiori discute e dissente

Alla Fiat di Mirafiori, luogo di leggendarie battaglie operaie che solo di recente ha reintrodotto gli ultimi lavoratori in cassa integrazione, oggi è stato il giorno dell’incontro tra i segretari di Cgil, Cisl e Uil e i lavoratori. Ordine del giorno: la consultazione dei sindacati sul protocollo d’intesa sul welfare che le parti sociali hanno firmato lo scorso 23 luglio, e sui cui la Fiom ha espresso la sua contrarietà.
Le assemblee sono arrivate nel giorno in cui il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani ha fatto sapere dalle pagine di Repubblica che «se i lavoratori votano no al protocollo sul welfare cade il governo». «Nelle mani dei lavoratori e dei pensionati c’è una grande responsabilità – ha spiegato Epifani–con il loro sì al referendum si approverà il protocollo sul welfare e si eviterà che salti il banco».
La Fiom, per bocca di Giorgio Airaudo, segretario torinese, ha respinto al mittente questa provocazione, rifiutando di mescolare gli equilibri interni alla maggioranza all’esito della consultazione dei lavoratori. Ovviamente Airaudo non nega il malcontento dei lavoratori nei confronti dell’esecutivo e dei vertici sindacali. «Ci sono state sicuramente contestazioni superiori a quelle di un anno fa–ci dice Airaudo–Nelle assemblee di oggi Mirafiori ha ribadito quello che va dicendo da un anno. C’è delusione per il mancato superamento di scaloni e scalini. E poi fa rabbia il fatto che solo a 5 mila lavoratori verrà riconosciuto il lavoro usurante: un diritto si trasforma in una scommessa».
Di fronte alle contestazioni dei lavoratori, il segretario Uil Luigi Angeletti ha detto: «Cosa potevamo fare, questa è la situazione, e la maggioranza del governo è così risicata…». Un lavoratore dalla platea ha risposto: «Allora è inutile fare gli accordi, se bisogna accettare per forza quello che propongono». Il dissenso e la contestazione a Mirafiori attraversano tutte le componenti sindacali: il Comitato per il No alla consultazione è formato anche da delegati Rsu di Uilm e Fism, non solo dagli esponenti della Fiom. «Tutto è avvenuto in un clima democratico – prosegue Airaudo – Anche se c’è il rischio forte che questo dissenso profondo riduca la partecipazione al voto, su cui pesa il mancato ascolto di questi anni. Invece bisogna lavorare perché sia la più ampia possibile, ed è importante che uno dei segretari generali sia tornato a Torino perché le promesse fatte ai lavoratori siano mantenute. Lo andiamo dicendo da tempo, c’è un limite di rappresentanza che per certi versi si ripercuote anche in questa consultazione. Siamo nella terra di nessuno, non ci sono regole certe circa la democrazia sindacale». In ogni caso, Airaudo tiene a precisare che «l’assemblea di questa mattina non è stato un momento di ‘vaffanculismo’, chi lo voleva è rimasto deluso. Insomma, non è stato un salotto di Porta a porta, ma si è trattato di un’assemblea vera, una pagina sindacale. I lavoratori conoscono la situazione del paese e si aspettano risposte. Stiamo parlando di gente che ha resistito per anni a Berlusconi e alle sue politiche, ora che il quadro politico è cambiato c’è molta amarezza». Serpeggia amarezza anche nei primi commenti sulla Finanziaria. A questo proposito la campagna Silanciamoci ha affermato: «C’è qualche misura positiva e qualche segno di continuità col passato, si perde l’occasione di una finanziaria che metta al centro i diritti, l’ambiente, la pace».
Per la Cgil c’era il segretario confederale Morena Piccinini, che nella conferenza stampa dopo l’assemblea ha minimizzato le tensioni. «Chi vive queste assemblee sa che mentre si parla c’è qualcuno che la pensa in modo diverso e lo fa sapere immediatamente, ma questo significa che sono assemblee vivaci, non che ci sia una contestazione conclamata – ha affermato–Il punto vero è fare in modo che, attraverso queste assemblee, ci sia una riflessione approfondita sul merito dell’accordo, in modo che i lavoratori abbiano tutti gli strumenti per poter votare serenamente». A chi le domandava se a consultazione ultimata saranno possibili modifiche all’intesa [cosa negata da Epifani nella sua intervista a Repubblica] Piccinini ha risposto: «L’accordo sta in piedi nella sua interezza, ma auspichiamo che le parti sulle quali abbiamo espresso criticità possano avere una stesura più positiva».
Ad assemblea conclusa, arriva la smentita della Cgil alle dichiarazioni di Epifani: «Titolazione e contenuto dell’intervista del segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani al quotidiano La Repubblica’ contengono affermazioni mai espresse dal segretario». Secondo il sindacato, «Epifani non ha mai asserito: ‘Se le fabbriche votano no al protocollo cade il governo’», frase da cui deriva «una evidente forzatura del pensiero del segretario della Cgil». Nel frattempo, Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 Aprile della Cgil, aveva affermato: «Epifani ci dà ragione, da tempo diciamo che questo accordo è un disastro, perché peggiora le condizioni di tanta gente. Non ci sarebbe nessuna ragione di firmarlo, se non quella di sostenere il governo. Purtroppo Epifani dice la verità».

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