In sciopero della fame i contadini sardi

Cinquemila aziende sarde colpite dai provvedimenti di vendita all’asta, imposta dalla legge della Regione Sardegna 44 del 1988, rischiano di chiudere. Per moltissimi contadini e pastori la situazione è ormai insostenibile: per questo, come hanno spiegato nella conferenza stampa promossa martedì alle ore 12 nel comune di Decimoputzu [Cagliari], quattro di loro hanno cominciato uno sciopero della fame. «Siamo di fronte a gravissimi errori di gestione politica e bancaria dell’agricoltura sarda – spiega Riccardo Piras, tra i promotori della conferenza – commessi nei decenni. Chi si avvantaggerà della vendita all’asta delle nostre terre? Non certo i creditori, ma gli speculatori che sono pronti a comprare a prezzi stracciati terre agricole straordinarie per fare affari sulle nostre coste. A circa diecimila famiglie di agricoltori viene negato il futuro e il reddito. Un evento di questo tipo è secondo in Italia solo allo scandalo della Parmalat». Oltre allo sciopero della fame saranno organizzate diverse iniziative di informazione e di pressione nei confronti del governo nazionale e di quello regionale, spiegano i contadini sardi protagonisti della mobilitazione, per riuscire ad aprire presto un percorso di soluzione della crisi. Il «Comitato dei contadini e dei pastori esecutati» ha prodotto due primi documenti, una lettera alle istituzioni sarde e un appello ai movimenti sociali: tutto il materiale è nel sito www.soccosocontadino.eu. I contadini chiedono di bloccare immediatamente tutte le vendite all’asta e tutti gli atti esecutivi, accertare la reale natura dell’indebitamento delle aziende verificando quanto sia in realtà artificiosamente gonfiato delle somme dovute al sistema creditizio, aprire un tavolo di trattativa con le banche e con l’Unione europea per individuare misure straordinarie per risolvere la drammatica situazione.

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