L’Ucraina non ha pace. Ancora un’elezione, e sembra di essere di nuovo ai tempi della «Rivoluzione arancione». L’est e il sud del paese, russofoni, solidamente schierati col filo-russo Yanukovich, l’ovest con i pro-europei e ancor più pro-Nato Yushenko e Tymoshenko. La stampa occidentale ha esaltato le grandi marce democratiche e i partiti che le hanno cavalcate, descritti come i portatori del nuovo. Messi alla prova del governo, però, hanno dimostrato di non essere niente di diverso dai loro corrotti predecessori. Hanno mal governato, rubato e litigato fino a rompere le alleanze, per mere questioni di potere. Quindi le elezioni di qualche mese fa, vinte da Yanukovich, con l’ex presidente Yushenko che, da vero democratico, non accetta il voto – indirettamente di sfiducia verso di lui – e indice nuove elezioni. Ora queste ultime, domenica scorsa, con i risultati sul filo del rasoio.
I partiti «arancioni» pare abbiano un minimo vantaggio, anche se il partito di maggioranza relativa risulta quello pro-russo. Forte dei numeri, Yanukovich chiede di avere l’incarico di formare il governo, ma la stessa richiesta viene dal «blocco arancione». Si attendono i risultati definitivi, ma sembra che nessuna delle due coalizioni abbia raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi. Per altro, i pro-occidentali Yushenko e Tymoshenko hanno ampiamente dimostrato di non saper convivere.
Yulia Tymoshenko, comunque andrà a finire, è la vera vincitrice di questo ennesimo round elettorale. Il suo partito ha superato comodamente il 30 per cento dei voti, con un guadagno di oltre il 10 per cento rispetto alle precedenti elezioni. Se la coalizione arancione dovesse prevalere, sarebbe lei a guidare il governo. E questa è una pessima notizia per l’Ucraina. Tymoshenko nella sua carriera politica ha dimostrato di essere un personaggio estremista e populista, pronta a tutto per salvare i suoi consistenti interessi di oligarca. Per far ciò si è trasformata in paladina della [finta] indipendenza ucraina dalla Russia. E’ la beniamina di statunitensi e polacchi, ma in Europa la signora Tymoshenko desta molti sospetti. La Ue non ha nessun interesse a una crisi con la Russia, meno che mai per l’Ucraina. Se una volta ci si domandava se valeva la pena di «morire per Danzica» oggi sicuramente non si vuol «morire di freddo per Kiev». Il gas russo vale ben più dei destini ucraini. Per altro, il paese è povero ed arretrato, e Tymoshenko e Yuschenko promettono ai contadini di L’viv di portarli in Europa. Peccato che nessuno abbia detto loro che l’Europa neanche si sogna di accoglierli. L’allargamento a est, a paesi ben più «avanzati», si è già rivelato un rovinoso insuccesso, non tanto dal punto di vista economico, quanto da quello politico, con il processo di integrazione fermato dai veti incrociati.
L’Ucraina è l’ultimo dei pensieri di Bruxelles. Non fosse stato per i polacchi, sarebbe già stata abbandonata. Ma pure i polacchi, al momento, non godono di grande popolarità. I gemelli Kaczinsky si sono distinti soprattutto per il loro stile fascisteggiante, e sono grandi amici di Yushenko – con cui, forse, organizzeranno il campionato europeo di calcio del 2012 – in chiara funzione anti-russa.
Ammesso che nel 2012 ci sia ancora un’Ucraina. Il rischio di rottura e divisione in due del paese è molto forte. Tymoshenko è invisa a Mosca, dove è pure indagata per corruzione. Putin, o chi per lui dal prossimo anno, non ha intenzione di lasciare che l’Ucraina finisca nella rete che gli Stati uniti hanno teso per circondare la Russia. Non è stavolta la piccola Georgia, ma la grande e slava Ucraina. E Mosca ha nel gas una potente arma di ricatto. Non dimentichiamoci per altro che la parte industriale del paese è l’est pro-russo. Una divisione dell’Ucraina lascerebbe la parte occidentale debole e affamata, facile preda delle mire espansionistiche statunitensi e polacche. Uno scenario tutt’altro che idilliaco, anche ammesso che alla separazione si arrivi per via pacifica e non «alla balcanica». La via del compromesso istituzionale sembra davvero difficile, ma forse non impossibile. In fondo, Yanukovich, Yushenko e Tymoshenko vogliono soprattutto fare i loro interessi e quelli degli oligarchi che hanno dietro. A pagare, in ogni caso, saranno i cittadini
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