L’Africa prigioniera. Incontro con Odile Sankara

Gli Stati uniti hanno annunciato martedì 2 ottobre la creazione in Germania, a Stoccarda, di un comando militare statunitense per l’Africa [Africom], per assicurare la loro presenza militare sul continente e un accesso privilegiato alle risorse. È l’epilogo di un anno passato a cercare di insediare direttamente sul suolo africano l’Africom, che però nessun paese africano ha voluto ospitare. D’altronde nessuno vuole nemmeno gli Accordi di partenariato economico che l’Unione europea vuole imporre all’Africa entro la fine dell’anno, ma la mobilitazione della società civile e di alcuni rappresentanti africani rischia di non bastare. Proprio di questo rapporto tra Occidente e Africa ci racconta la Carovana Sankara XX, di passaggio in Italia in questi giorni. Qui pubblichiamo una conversazione con Odile Sankara, sorella del presidente burkinabè assassinato nel 1977.

«Non possiamo accettare che si parli di dignità a proposito di chi paga e di perdita di fiducia nei confronti di chi non paga. Dobbiamo al contrario riconoscere che i maggiori ladri sono i più ricchi». Thomas Sankara, come presidente del Burkina Faso, non usava mezze misure nei discorsi ufficiali all’Assemblea delle Nazioni unite oppure durante i lavori dell’Organizzazione dell’unità africana. Sarà per questo che la rivoluzione sankarista, democratica e popolare, è durata appena quattro anni; ma le proposte e le innovazioni che questo giovane uomo, ucciso a soli trent’anni, ha saputo realizzare nel suo paese sono state moltissime, provocando cambiamenti che la sua scomparsa non ha minimamente cancellato. Le circostanze della sua morte non sono mai ufficialmente state chiarite, ma sicuramente l’eliminazione del «presidente capitano» è avvenuta per responsabilità del fraterno amico Blaise Compaoré, divenuto suo successore, e da venti anni al governo di un paese da sempre estremamente povero.
Proprio in occasione di questo anniversario, la sua famiglia ha promosso la Carovana Sankara XX, partita all’inizio di settembre da Città del Messico e giunta a Roma il primo e il 2 ottobre: un gruppo di diciotto persone di varie origini, unite dall’arte e dalla passione politica, che girano per tre continenti per non dimenticare un uomo integro che ha avuto «il coraggio di osare», per inventare un avvenire e riscattare dalla morte il suo popolo. Guidata da Odile Sankara, sorella del presidente ucciso, e da Koulsy Lanko [un esule del Ciad aiutato da Sankara, da anni professore universitario e musicista in Messico], la carovana ha proposto a Roma, dopo Milano e prima dell’Africa, una due giorni molto intensa, che hanno permesso ad appassionati sankaristi nostrani, finalmente, la possibilità di un incontro con la memoria del grande statista africano. Teatro e musica all’Alpheus; un convegno, «Thomas Sankara: l’esempio di una politica giusta», presso il Circolo Gianni Bosio, due proposte in per creare un ponte ideale con le commemorazioni che tra due settimane, esattamente il 15 ottobre, come venti anni fa, i burkinabè celebreranno nella capitale Ougadougou.
La Carovana Sankara XX è stata un’esperienza travolgente, un turbinio di persone e suoni. Attraverso l’opera teatrale «Sankara e Mitterrand», che racconta l’incontro tra i due capi di stato, si ripropone una visita che diventò uno scontro: Sankara non accettò mai la subalternità, come africano nei riguardi dei paesi europei, era fiero di essere burkinabè.
Odile Sankara, quarantatre anni, ne aveva ventitrè quando Thomas fu ucciso. E’ un attrice teatrale e di cinema nota nel suo paese e in Francia; in Burkina Faso ha fondato un’associazione, «Talent de Femme», che promuove il talento artistico delle donne anche attraverso l’elaborazione della storia orale, propria della culture africane. Con sua cognata Marianne e i suoi fratelli e sorelle, Odile si è impegnata in questo percorso artistico essenzialmente per due ragioni: ricordare la rivoluzione di Sankara, e richiedere che una commissione Onu faccia autorevolmente luce su quel che avvenne quel 15 ottobre. La Carovana è accompagnata infatti da un avvocato del gruppo legale internazionale [la Campagne internazionale «Justice pour Sankara»] che sta seguendo le pratiche per smuovere le Nazioni unite: il racconto dal punto di vista della legge presenta in un altro modo le emozioni che Sankara suscita ancora oggi in tante persone.
Il mondo politico romano ha risposto: con il patrocinio dei Municipi V e XI, con la presenza di rappresentanti associativi, con l’intervento alla conferenza di Gino Barsella, Raffaella Chiodo Kaprinski, Alex Zanotelli, Anna Pizzo, Alberto Castagnola, Roberto Silvestri. È venuto a Roma anche Alberto Tridente, deputato di Democrazia proletaria che all’epoca scelse di mantenere lo stipendio di un metalmeccanico, come fece Sankara applicando ai ministri il salario di insegnante per chi era insegnante, di impiegato per chi era impiegato, di capitano [come nel suo caso] per chi era capitano. Theodoro Ndjock Ngana e Yacouba Daubre, del movimento romano degli africani, hanno parlato dell’esperienza rivoluzionaria in Burkina Faso e dei guasti della cooperazione internazionale.
Odile Sankara ha spiegato chiaramente che «la Carovana è composta di persone semplici, che vogliono richiamare il dovere di memoria. Bisogna cancellare il silenzio che è calato su Sankara: i giovani di vent’anni devono sapere chi era». Molti al convegno testimoniano che, soprattutto nei paesi dell’Africa occidentale, tutti i ragazzi hanno almeno un poster o un adesivo con la faccia sorridente di Thomas. «Dietro ogni burkinabé c’è un Sankara che dorme», dice Odile, spiegando che la memoria è fondamentale, perché «il messaggio che i grandi uomini lasciano non finisce con la loro morte». L’attualità delle proposte di Sankara ritorna, perché la situazione non è affatto migliorata, anzi: «L’Africa non è autonoma economicamente, non è libera e non può decidere». Ma oggi ci sono ancora i frutti di quel che fece suo fratello, come quando riconobbe decisamente il ruolo fondamentale della donna nella società: «È ancora così, il più grande cambiamento che puoi offrire alle persone è dar loro coscienza di sé, Sankara ha liberato la donna dal feudalismo, dall’escissione, dall’ignoranza. Le donne non possono tornare indietro, continuano il cammino: sono loro che sostengono l’economia familiare, lavorano per mantenere se stesse e la propria famiglia».
Contemporaneamente alle iniziative in Europa, la situazione in Burkina Faso è sempre più tesa, ci sono state minacce e attentati a persone che sostengono la Carovana, che già da oggi sarà in Senegal per continuare questo bellissimo viaggio. «Hanno bruciato la macchina di un giovane musicista, qualche giorno fa, ma a Ouagadougou il 15 ottobre ci sarà la stampa internazionale, oltre che centinaia di delegati per il Simposio sulla politica di Sankara». Secondo Odile, «è la società civile che porta avanti l’organizzazione dell’incontro, ed è il partito del popolo che si deve sollevare. Ancora oggi, è Compaorè il nemico maggiore di Thomas». Sankara e Compaorè hanno condiviso moltissime lotte, ma questo non ha fermato il complotto che pose fine a quella grande esperienza.
La famiglia non sa esattamente dove il corpo sia sepolto: «Sua moglie Marianne, che vive in Francia insieme ai due figli, vuole che sia fatto qualcosa, che il governo indaghi per fare finalmente giustizia: ma è il ministro della difesa che deve dare l’ordine di indagare sui militari che presero parte alle uccisioni. Per questo stiamo lanciando una petizione [si può firmare anche dal sito www.ipetitions.com/petition/Sankara20/index.html], perché ci sia sostegno in tutto il mondo a questa iniziativa». La Commissione dei diritti umani delle Nazioni unite ha già condannato nel 2006 il governo burkinabé per non aver individuato gli assassini.
«Molta gente chiede dove sia l’imperialismo: guardate nei piatti in cui mangiate. I chicchi di riso importati, il mais, ecco l’imperialismo. Non c’è bisogno di guardare oltre», dice Odile. Sembra impossibile immaginare oggi un politico che dica queste cose con la lucidità e la chiarezza di Sankara. Alla famiglia Sankara sono rimaste le idee ma non il corpo, si dice che i resti siano in una delle tredici tombe di un cimitero vicino a Ougadougou, senza nome né alcuna identificazione, dove potrebbero essere sepolti il presidente Sankara e il suo governo. Come ricorda Gino Barsella, bisogna avere coscienza della storia e fare i conti con il colonialismo: Sankara è stato anche in questo senso una «persona straordinaria, un esempio», come ha detto Alex Zanotelli nel suo intervento.
Odile ha ascoltato le parole, ha ricevuto i messaggi di solidarietà e ammirazione. È già provata dal lungo viaggio, ma l’importanza di questo percorso è vitale per lei e per le persone della Carovana, giovani impegnati in diverso modo nella società, curiosi del mondo che incontrano. La gioia pervade inaspettatamente la sala, Odile sembra recuperare le energie messe a dura prova dai continui spostamenti, dal parlare continuamente, dall’essere l’anima di una avventura che in Africa riceverà la massima attenzione. Non è facile chiedere ad Odile qualcosa di più di suo fratello, lei sembra sempre molto concentrata, razionale sulle scelte che promuove giorno per giorno. «E dell’uomo Sankara cosa rimane?», le chiediamo alla fine: è raro che scenda in particolari personali, Odile appare sempre un po’ distaccata, ma ora ha un’aria estremamente fragile. «Resta innanzitutto la sua dimensione umana, la grande sensibilità che ha saputo trasformare in azione politica per trasformare la società. Thomas era una persona straordinaria».

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