Un sistema dei media indipendenti

Qualche giorno fa ho partecipato a un dibattito pubblico insieme a un importante politico della «sinistra radicale» [il nome è inessenziale]. Mentre parlavano altri, mi ha almeno un paio di volte chiesto «secondo te, ci sono dei giornalisti?». E quando è toccato a lui parlare, ha premesso: «Anche se ci sono giornalisti, dirò lo stesso che…». Io ho cercato di buttarla sullo scherzo, rispondendogli che ovviamente c’erano giornalisti: c’ero io. Ma la questione era un’altra. Tutti i politici, dall’estrema destra fino dalla parte opposta sembrano essere dominati, in quel che dicono in pubblico, nei talk show televisivi e negli incontri di quartiere, dal timore che le loro parole vengano intercettate, ri-contestualizzate e gettate nel flipper di «dibattiti», sui media, le cui priorità tematiche, e lo stesso linguaggio, sono artificiali. Ad esempio, presentare come «uno strappo» il fatto che 150 parlamentari dell’Unione chiedano il rispetto del programma elettorale. Quando lo strappo, caso mai, è di chi viola quell’accordo. Segue polemica basata sul presupposto fasullo. Caro ministro, si chiede a Mussi o Ferrero, vi rendete conto che il vostro strappo mette a rischio il governo, ecc.? E Mussi o Ferrero, o Giordano e Pecoraro Scanio, da quel giorno, staranno attenti a quel che dicono, per evitare di rafforzare l’impressione di stare «strappando».
Tutti sappiamo che le cose della politica – sui media – vanno così. Ma forse sottovalutiamo uno degli effetti collaterali di questo videogame: il fatto che i politici, parlando in generale, non vogliono, o non possono, dire quel che pensano in modo diretto. Si ritroverebbero sommersi dai brunovespa e da famelici cronisti politici alla ricerca dell’ultimo «scontro» [il che ha due vantaggi: mettere in scena un vaudeville che forse diverte i lettori, e soprattutto ridurre le opzioni politiche a una sola]. E chi ne ricava i maggiori danni sono ovviamente i politici che più avrebbero bisogno di parlare chiaro: quelli di sinistra. I quali si ritrovano impigliati in una ragnatela, in cui loro fanno la parte della mosca e i media quella del ragno. Ci sono anche casi in cui il messaggio riesce a «bucare», ovviamente, ma questo non cambia la sostanza.
Viceversa, il «sistema» dei media indipendenti e di sinistra [parlo anche di internet e radio] potrebbe interpretare il ruolo di «altro» circuito di informazione e dibattito, anche sulla e dalla politica, se solo non fosse così povero e frantumato: anche se, a stare a sentire chi si intende di internet, la comunicazione indipendente sommata insieme è, in giro per il mondo più che in Italia, concorrenziale con i siti dei grandi giornali e della grandi televisioni. Un piccolo esempio, molto faticoso, di comunicazione che cerca di contraddire i corrieridellasera è la manifestazione del 20 ottobre, sulla quale per la prima volta due quotidiani [il manifesto e Liberazione] e un settimanale [Carta] lavorano, ciascuno a suo modo, per ottenere lo stesso risultato: far sapere che non si tratta di quel che i media liberisti vanno raccontando. Ora noi, Carta, abbiamo varato il nostro quotidiano on line, che «esce» ogni pomeriggio alle 17 e vuole essere un tassello in più, magari un supporto ai quotidiani cartacei. E dunque, non potremmo chiederci se, sulla base dell’esperienza del 20 ottobre, e interpellando anche chi fa informazione indipendente su internet e via radio o con altri mezzi, non si potrebbero trovare insieme i modi per sopravvivere meglio nel mercato cannibale e per offrire un circuito, una «cornice» comune di informazione libera, dentro la quale poi ciascuno giocherebbe le sue carte?

Tags assegnati a questo articolo: media, informazione

Mail_long
dello stesso autore
20 ottobre 8 luglio 8 marzo abbonamenti abiti puliti aborigeni acqua Afghanistan africa agricoltura agricoltura biologica agricoltura biologica. decrescita agricoltura. decrescita Aiab Aids altra economia altra politica Amazzonia ambiente America latina animalisti Annapolis antifascismo antimafia antirazzimso antirazzismo antirzzismo anziani api Argentina Armenia armi atomiche Australia auto autoproduzione aziende Balcani Bali Banca mondiale Bangladesh banlieues basi militari Basilicata bene comune beni comuni bilanci partecipativo biocarburanti biologico Birmania bitch Bolivia Bolkestein Bologna Brasile brimania Britel Calabria calcio cambiamenti climatici cambiamento climatico Campania cantautore cantieri cantieri sociali carbone carcere Casa catania Caucaso cemento censura centri sociali cgil Chavez chiapas Ciad ciampino cibo Cile Cina cinema Cipro città clandestino clima Colombia commercio equo commercio equo. decrescita comunicazione conoscenza consumi consumo critico contadini cooperazione cornelio cornelio bizzarro cosa rossa cpt crisi alimentare critical mass Cuba De Gennaro Deavos decrescita decrescita. agricoltura biologica democrazia detenuti detenzione diritti diritti globali diritti umani disarmo documentario donne droghe ecologia ecomafia economia Ecuador editoria Egitto elezioni emissioni Enel energia Epa Eritrea espulsioni Etiopia