Il boomerang sta tornando indietro molto velocemente. L’audizione del proprietario della compagnia militare privata Blackwater, Erik Prince, davanti al congresso statunitense, sta alimentando, anziché smorzarle, le polemiche sull’impiego dei «contractors» in Iraq.
Una delle domande a cui la commissione deve rispondere è: «La presenza dei contractors aiuta o danneggia la presenza militare statunitense in Iraq?». La risposta emersa finora dai documenti e dalle analisi della stampa, che improvvisamente si è lanciata sulla Blackwater e sulle altre compagnie militari private, è che, se da un punto di vista militare, la «guerra in appalto» è molto utile, da un punto di vista politico, soprattutto nel rapporto con le popolazioni occupate, i «contractors» sono causa di enorme attrito.
Per questo il ministro della difesa, Robert Gates, ha annunciato questa notte la possibilità che il Pentagono introduca regole più certe per l’impiego dei «contractors» nei teatri di guerra. Gates ha detto che i comandanti militari sul campo dovrebbero ricevere maggiori informazioni sulle attività dei «contractors», ma – nota al Jazeera – non ha fornito alcun chiarimento su come questo meccanismo di informazione debba funzionare, né quale catena di comando o quali regole di ingaggio i «contractors» debbano rispettare. Anche Gates ha ammesso ai giornalisti, infatti, che c’è un problema legale: e’ proprio la zona grigia del diritto internazionale in cui si muovono ad aver fatto la fortuna di Erik Prince e di quelli come lui.
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