Possiamo esprimere un sentimento di contrarietà alla scelta del movimento No Tav di non partecipare alla manifestazione del 20? Crediamo di sì e ci piacerebbe argomentarlo.
Si tratta di una manifestazione promossa non dai partiti o dalle segreterie degli stessi, ma da alcuni intellettuali (tra i quali Marco Revelli che, per storia e per cultura nonché per le scelte che sta affrontando con e per i movimenti, crediamo sia abbastanza «autorevole», Rossana Rossanda e altri che non ci sembra appartengano a partiti o altro), dal manifesto, Carta e… da Liberazione, che è un giornale di un partito che sta pericolosamente sull’orlo di un precipizio, incerto e indeciso rispetto all’atteggiamento da tenere verso un governo di «classe» [l’altra classe] e verso il proprio elettorato che gli ha fatto intendere chiaramente di non gradire la sua permanenza in un governo di centro sinistra che fa politiche di centro destra se non proprio di destra conservatrice e reazionaria. L’adesione di Liberazione, che sta per Prc anche con una certa autonomia dallo stesso, può rappresentare l’unico ostacolo ad una partecipazione che è stata strumentalizzata, sì, da alcuni partiti e segretari di partito, ma sostanzialmente da tutto il polo di centrodestra per caratterizzarla come una critica della sinistra radicale al governo di cui fa parte.
Marco Revelli, che speriamo nessuno pensi sia organico ai partiti o alle segreterie, ha cercato più volte di sottolinearne la natura, ma–è evidente–non è riuscito a scalfire le nostre certezze rispetto a questa manifestazione, che avrebbe dovuto portare in piazza non soltanto i milioni di persone che in buona fede hanno creduto al programma di questo governo, ma far esplodere le contraddizioni proprio rispetto ai movimenti e alle politiche di devastazione territoriale di questo governo con il suo ministro poliziotto Di Pietro, che–insieme al fascista Fini–per riacquistare verginità politica e visibilità, non esita a cavalcare il malcontento evidenziato da Grillo ma da noi conosciuto molto prima del suo blog. Infatti, cosa diciamo nei nostri slogan? A quale democrazia diretta facciamo riferimento? Cosa significa collaborare con i nostri sindaci per condividere politiche e percorsi?
Peccato! Avremmo potuto avere una visibilità importante in un periodo in cui si è persa un poco la percezione della nostra lotta e tutto sembra sia rientrato nei ranghi della pacifica protesta che sembrerebbe governabile [anche in seguito alla rottura con i nostri sindaci, come scrive qualche giornale senza conferme nè smentite]. Sappiamo che non è così e non siamo disposti a delegare nessuno e continueremo a lottare contro le devastazioni territoriali e non solo, con il Patto di mutuo soccorso e ampliando la conoscenza dei cittadini rispetto al loro diritto di cittadinanza attiva e autogoverno.
I governi non cadono più per le manifestazioni ma queste–se di spessore e partecipate–possono incrinare certezze e modificare scelte che possono sembrare immutabili. Insomma, per noi partecipare alla manifestazione del 20 significa continuare anche la nostra lotta, una lotta che ha reso la Val di Susa il punto di riferimento europeo, e forse oltre, di un nuovo modo di concepire la politica, la cittadinanza e la stessa democrazia rappresentativa quando è delegata in bianco, come purtroppo è successo per le ultime elezioni. Noi ci saremo comunque, e chiediamo–senza nessuna forzatura e nello stile del movimento–la presenza il 20 ottobre di un rappresentante del movimento, anche per denunciare pubblicamente e dal palco, quindi in forma diretta e senza la mediazione dei giornali, le ragioni della non adesione alla manifestazione.






