«A Torino Piero Nicolai, pensionato, ha votato nel seggio di Orbassano alle 10.59 e nessuno gli ha chiesto il documento. Alle 11.25 ha votato nella sede dello Spi e alle 11.45 in un’altra sede dello Spi senza che gli venisse chiesto alcun documento. A San Marzano, in provincia di Taranto, Grazia Talò ha votato nelle sede della Cgil alle 18.43, nella sede della Cisl alle 18.51 e in quella della Uil alle 19.08». L’allarme sulle regole della consultazione sindacale sul protocollo d’intesa tra governo e sindacati sul welfare, che si è aperta ieri e si chiude domani, è stato lanciato da Marco Rizzo, del Pdci. «Parlare di brogli è sbagliato’, ma è ‘possibile’ che in una consultazione che riguarda milioni di persone ci siano state delle ’incongruenze’», ha detto il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini.
Mentre i sindacati e praticamente tutti i leader del centrosinistra respingevano al mittente le critiche di Rizzo, cominciavano ad arrivare i primi dati della consultazione. In assoluto, è più alta l’affluenza nelle fabbriche, dove [secondo le previsioni dei sindacati] il no dovrebbe avere più voti. A Torino, nella giornata di ieri, avevano votato più 10 mila persone nei 200 seggi territoriali. I sindacati parlano di «buona partecipazione» e di «un’affluenza nelle prime ore di oggi che conferma questo dato», sottolineando che «questo buon risultato e questa importante prova di democrazia non sarà oscurato o turbato da qualcuno che rivendica di aver votato in più seggi». A Milano e provincia, fa sapere la Camera del lavoro, alle 14 di oggi si contavano oltre 150 mila votanti.
Critica la consultazione Massimo Betti, dell’esecutivo nazionale RdB-Cub: «Migliaia di lavoratori si esprimono contrariamente all’accordo nelle assemblee, e nello stesso tempo si rifiutano giustamente di partecipare a questa farsa», ha detto Betti, ricordando che «il sindacalismo di base ha indetto uno sciopero generale per il prossimo 9 novembre». Per dare voce e rappresentanza al mondo precario e invisibile che vive sulla propria pelle un presente fatto di lavori intermittenti, bassi salari e assenza di diritti, questa mattina in diverse città italiane centinaia di precari, migranti, senza casa e studenti hanno dato vita a iniziative di protesta contro l’accordo sul «pacchetto welfare» occupando una decina di agenzie interinali a Torino, Roma, Napoli, Benevento, Campobasso, Salerno, Caserta, Reggio Calabria. Nel capoluogo calabrese, decine di precari hanno organizzato un referendum autogestito davanti l’entrata del Centro per l’impiego provinciale, denunciando «le modalità poco trasparenti della consultazione di Cgil, Cisl e Uil, che non ha permesso libertà di espressione alla campagna per il no».
Occupazione simbolica anche all’agenzia di lavoro interinale ManPower di Campobasso, dove è stato distribuito il kit per la «consultazione precaria». A Santa Maria Capua a Vetere, in provincia di Caserta, sono stati occupati gli uffici dell’agenzia interinale di via Alcide De Gasperi, per denunciare «la politica economica del governo, succube della Confindustria e dei poteri forti». A Roma, un centinaio di attivisti di Action ha occupato la sede della Direzione generale del mercato del lavoro, nel popolare quartiere di San Lorenzo. Dopo qualche attimo di tensione con il personale di sicurezza, i precari hanno deciso di organizzare in strada un seggio per le votazioni, cui hanno partecipato centinaia di persone.
«Continua la consultazione precaria–si legge nel comunicato di Action–promossa da una rete di centri sociali, movimenti, sindacati di base e da un pezzo di sinistra Cgil. Vogliamo dare rappresentanza agli invisibili e gridare il nostro ‘no’ all’accordo del 23 luglio. Questa è la nostra campagna contro la precarietà, per il blocco degli sfratti e per il reddito sociale. Non vogliamo modificare l’accordo, vogliamo la sua eliminazione».
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