Alle 14 di oggi è cominciato lo spoglio delle schede della consultazione sindacale sul Protocollo d’intesa sul welfare. Secondo le prime indiscrezioni, nelle grandi fabbriche avrebbe vinto il no. Maurizio Zipponi, responsabile lavoro di Rifondazione comunista ed ex sindacalista, ha comunicato che i «venti punti di ascolto aperti nelle fabbriche» dal suo partito rilevano che una percentuale fino al 75 per cento dei lavoratori «ha votato no». La stima riguarderebbe i grandi stabilimenti, dove lo spoglio sarebbe già concluso. La segreteria nazionale della Cgil ha replicato definendo questi dati «illazioni fuorvianti e scorrette». E’ intervenuto anche il ministro del lavoro, Cesare Damiano: «Chi cerca di sminuire questo grande risultato fa un danno ai sindacati – ha detto Damiano – Io aspetto con pazienza il dato che verrà comunicato».
Mentre si attendono i dati ufficiali sull’esito del voto, trapela qualche numero. Nella consultazione al porto di Gioa Tauro ha votato il 54 per cento dei 1100 lavoratori, e ha prevalso il sì all’accordo per soli 4 voti: 296 voti favorevoli, 292 no e 5 schede nulle. I dati sono stati diffusi dal Coordinamento auto-organizzato dei lavoratori portuali, che ha fatto sapere di «non voler fare commenti sulla gestione del seggio [ricordiamo che gli scrutatori erano dei sindacati firmatari dell’accordo], prende atto della forte affermazione dei no che confermano ancora una volta la sfiducia e il malcontento dei portuali nei confronti dei sindacati confederali. Questo risultato, quindi, rafforza sicuramente il sostegno all’azione sindacale portata avanti dal Coordinamento e tesa a risolvere le problematiche presenti al porto».
Dalla Cgil di Roma fanno sapere che hanno votato circa 30 mila persone, e che tra i metalmeccanici vince il no, mentre nelle altre categorie prevale il sì. «Realisticamente – dice la Cgil romana – questa è la rappresentazione in scala del risultato che ci si aspetta anche su scala nazionale». Da Bologna arriva il risultato dei primi 40 seggi delle fabbriche metalmeccaniche, e il no si attesta intorno al 60 per cento. «Mancano ancora i dati di alcune grandi fabbriche – ci spiegano dalla Fiom bolognese – Ma ci aspettiamo che i no prevalgano ampiamente, tra i metalmeccanici».
Una tendenza che sarebbe confermata dai risultati delle fabbriche torinesi del gruppo Fiat. Alla Fiat Powertrain, le ex Meccaniche dello stabilimento di Mirafiori, hanno votato 992 su 1400 lavoratori. E la vittoria del No è schiacciante: contro l’intesa si sono pronunciati 821 lavoratori, a favore, invece, avrebbero votato in 162, nove, complessivamente, le schede bianche e nulle. Alla Fiat Iveco hanno votato 2.164 lavoratori su 2.790 aventi diritto, e i no sono stati 1427. Alle Costruzioni sperimentali, infine, i votanti sono stati 363 sui 622 aventi diritto, i no sono stati 260, i si 103. Significativo il risultato della Zanussi di Pordenone, una fabbrica in cui negli scorsi anni sono state applicate le forme contrattuali più perverse previste dalla legge 30. I dati non sono ancora definitivi, ma tra i duemila operai avrebbe prevalso i no all’accordo.
Insieme all’afflusso dei primi dati si surriscalda anche il dibattito politico: la sinistra ribadisce la necessità di modificare il Protocollo. «Se venerdì si mette nero su bianco che il governo modifica significativamente la legge 30 e cambiano le norme sul lavoro a tempo determinato, io il Protocollo lo firmo quattro volte, non una – afferma il ministro della solidarietà sociale Paolo Ferrero – Il Protocollo così com’è non lo voto, e con me altri. Se ci sarà una traduzione in legge che tenga conto del Protocollo ma anche del programma, in merito alla precarietà e alle pensioni per il lavoro usurante, si può fare un passo avanti». «E’ vero, le posizioni non sono collimanti – ammette dal canto suo il ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani – Ma si troverà una soluzione al consiglio dei ministri del 12 ottobre, che dovrà varare il collegato che recepisce il Protocollo sul welfare».






