Nelle trattative sugli Accordi di partenariato economica [Epa] tra l’Unione europea e i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico [Acp] è arrivata la svolta che i movimenti contadini africani ed europei stavano costruendo da mesi attraverso numerose mobilitazioni. Per la prima volta la Commissione europea sta infatti valutando la possibilità di siglare un accordo ridimensionato entro il 31 dicembre, solo sulla liberalizzazione del mercato delle merci e non dei servizi [acqua, risorse e terra]. Lo ha affermato davanti al parlamento europeo David O’Sullivan, direttore generale al commercio. Si allontano così la minaccia paventata dal commissario al commercio Peter Mandelson di eliminare le tariffe preferenziali di acceso al mercato Ue. E sono sempre più numerosi i paesi, a partire dalla Gran Bretagna che premono sul commissario per un accordo solo sulle merci. Anche perché tra gli Acp, i toni si fanno sempre più duri contro l’accordo. Il 5 ottobre i ministri del blocco dei paesi dell’Africa occidentale [Ecowas] hanno affermato in una dichiarazione comune che non firmeranno nessun accordo entro il 31 dicembre. L’Ecowas nota che «l’importanza delle attività che devono ancora essere intraprese, in particolare, la definizione congiunta dei programmi di accompagnamento degli Epa e il loro finanziamento da parte della Commissione europea, la formulazione dei calendari di accesso ai mercati per le due parti e lo sviluppo del testo dell’accordo, non consentono obiettivamente la conclusione di un accordo globale, equilibrato».






