Alti funzionari del governo di New Delhi hanno reso noto che sarebbe prossima la firma di un accordo tra il governo indiano e la giunta militare birmana. L’accordo riguarda investimenti indiani per il porto birmano di Sittwe, nel nord ovest del paese, a ridosso del confine con lo stato indiano del Mizoram. L’India prevede di spendere, in tre anni, oltre cento milioni di dollari per fare di Sittwe lo scalo merci principale per gli stati del nord est, che non hanno sbocco al mare se non attraverso il Bangladesh.
Sordo alle critiche dei movimenti per i diritti umani, il governo indiano, guidato dal «progressista» Manmohan Singh, si conferma, assieme alla Cina, il miglior amico della giunta militare birmana. Un ottimo cliente anche per i prodotti dell’industria bellica indiana.
Dalla Birmania, intanto, crescono le preoccupazioni per le centinaia di persone arrestate dai militari nelle scorse settimane. L’Associazione per l’assistenza dei prigionieri politici [Aapp], costituita da un gruppo di esuli birmani in Thailandia, ha diffuso giovedì la notizia della morte in carcere di un esponente della Lega nazionale per la democrazia [Nld], il partito di Aung San Suu Kyi. Win Shwe, 42 anni, era stato arrestato a Mandalay il 26 settembre. La morte è avvenuta per le torture subite.






