Il teatro dello scontro non è il congresso che si è appena aperto a Beijng. È evidente che in Cina si incontrano e scontrano due linee, due visioni, entrambe legate allo sviluppo capitalista ma con accenti notevolmente diversi.
Hu Jintao, pur nella sua assoluta ieraticità e riservatezza, ha dimostrato nei suoi primi cinque anni di potere una maggiore attenzione ai problemi degli squilibri e delle disuguaglianze sociali e ambientali, puntando al programma di una «Società armoniosa» proprio perché la Cina in questa fase è molto, ma molto «disarmonica». Ma mentre il gruppo attorno a Hu Jintao intravede la necessità di un percorso più equilibrato sia nel bilanciamento delle regioni occidentali notoriamente sottosviluppate, sia nel riequilibrio delle campagne verso le città della costa, sia in generale nel sostegno ai ceti popolari che si sono nettamente allontanati dall’emergente ceto borghese che governa affari e una fetta consistente della politica, il gruppo di Shanghai spinge per una violenta continuazione della macchina capitalistica.
Queste due linee da sempre si incontrano e scontrano nel partito comunista cinese, linea «nera» e linea «rossa» dalla Rivoluzione culturale in là hanno sempre attraversato i conflitti a volte violenti dentro e fuori il partito.
Anche in questa fase lo scontro fra le due modalità di governo dello sviluppo del paese si sposa con il conflitto per la successione a Hu Jintao.
Iniziano le danze della prossima nomination. Da una parte c’è Li Keqiang, segretario del Liaoning, regione in crisi industriale e più attento come Hu Jintao a una gestione «bilanciata» dello sviluppo, e dall’altra Xi Jinping, segretario di Shanghai e capo di quei «principini» che spingono per un violento capitalismo finanziario, aggressivo in patria e all’estero.
Dunque il teatro dello scontro questa volta è tutto il paese, e in particolare i media e le lobby bancarie e industriali, nonché i servizi segreti con annessi e connessi di gossip e veline. Ha iniziato il serafico Hu Jintao facendo confessare alle amanti di alcuni «principini» di Shanghai eventi di corruzione e uso del danaro pubblico per la costruzione della pista di Formula 1 dove corre la Ferrari. Dalla Formula 1 al Congresso di Beijing si è aperto lo scontro finale fra «liberismo» e «società armoniosa», scontro che riguarda oggi non solo la vita dei cinesi ma la nostra storia quotidiana, la nostra finanza e la nostra borsa della spesa.
La Cina non è vicina, ma drammaticamente avanti a noi.
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