In Francia l’autunno caldo inizia domani con lo sciopero contro la riforma dei regime speciali delle pensioni indetto da tutti i sindacati. E potrebbe assomigliare al gelido inverno del 1995, quando per tre settimane i trasporti si fermarono, paralizzando il paese e costringendo il governo Juppé a fare retromarcia proprio sulla riforma delle pensioni dei regimi speciali.
A scatenare un movimento di queste dimensioni è stato il «documento di orientamento» presentato dal governo ai sindacati lo scorso 10 ottobre. Prevede che i 500 mille dipendenti sotto regime speciale di pensione passeranno progressivamento da 37 anni e mezzo di contributi a 40 anni. Una misura che proprio non va giù: domani si fermeranno i treni, la metropolitana e i transporti in 27 città. Anche il traffico aereo sarà perturbato. Ma lo sciopero coinvolge molti altri lavoratori: dai settori del gas e dell’elettricità, alla funzione pubblica, alle tasse. E alla vigilia dello sciopero Bernard Thibault, segretario generale della Cgt [ il più grande sindacato confederale] ha giudicato questo documento «inaccettabile» e annunciato che si rifiuterà di negoziare nelle imprese finché il quadro generale non verrà modificato. La palla è quindi nel campo del gooverno Sarkozy e del ministro del lavoro Xavier Bertrand, alla prima prova del fuoco. Rischia di essere davvero scottante.
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