Dalla camera arriva il primo sì alla commissione d’inchiesta su Genova

La commissione affari costituzionali della camera ha concluso questa mattina l’esame della proposta di legge per l’istituzione della commissione d’inchiesta sul G8 di Genova. La maggioranza si è divisa: i due rappresentanti dell’Italia dei valori e dell’Udeur, Carlo Costantini e Francesco Adenti, hanno abbandonato l’aula per protesta e hanno diramato comunicati in cui definiscono il voto di oggi «inutile» e «inaccettabile», e naturalmente «frutto della pressione della sinistra massimalista».
Nelle prossime settimane il testo dovrà passare per le commissioni competenti, e cioè bilancio, giustizia e affari esteri, e dopo potrà essere discusso in aula, certo non prima della fine dell’anno dato che le camere sono concentrate sull’approvazione della Finanziaria.
Il testo unificato, molto equilibrato, è stato messo a punto da Gianclaudio Bressa [Margherita]. Stabilisce che la commissione di inchiesta sul G8 di Genova sia composta da trenta deputati, nominati dal presidente della camera in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari. La commissione, che come tutte le commissioni d’inchiesta parlamentare avrà gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria, dovrà concludere i propri lavori entro dieci mesi dalla data della sua costituzione, ed entro i successivi due mesi dovrà presentare alla camera la sua relazione conclusiva. Suo compito, si legge nel testo Bressa, è «ricostruire in maniera puntuale gli avvenimenti accaduti a Genova in occasione del vertice dei paesi del G8 e delle manifestazioni del Genoa social forum; accertare se durante i giorni in cui ha avuto luogo il vertice del G8 si sia verificata una sospensione dei diritti fondamentali garantiti a tutti i cittadini dalla Costituzione; ricostruire la gestione dell’ordine pubblico facendo luce sulla catena di comando e sulle dinamiche innescate che hanno provocato azioni violentemente repressive nei confronti dei manifestanti». Non è opponibile all’inchiesta della commissione il segreto di stato, né quello di ufficio, professionale e bancario, e le sue sedute saranno pubbliche anche se, a maggioranza semplice, i componenti potranno decidere di riunirsi a porte chiuse.

L’onorevole Bressa ha così dovuto rispondere alla pioggia di dichiarazioni che si sono immediatamente scatenate «in difesa delle forze dell’ordine», e si è difeso anche dai suoi colleghi di coalizione: «Spiace constatare che l’Udeur e l’Italia dei valori si accodino all’opposizione pretestuosa della Cdl» ha detto Bressa, «Nel mio testo non c’è condizionamento dalla sinistra ma la volontà di fare chiarezza su quanto è successo. Non c’è una sola riga che possa essere interpretata come atto d’ostilità e sfiducia nei confronti delle forze dell’ordine. Per una volta varrebbe la pena deporre le armi della polemica per cercare insieme la verità dei fatti che il Parlamento italiano ha fino ad oggi colpevolmente ignorato». Interpellato da Carta, Bressa ha aggiunto: «Le polemiche sono strumentali perché il lavoro della commissione non si sovrappone a quello della magistratura e non indaga sulla polizia. Dopo il vero e proprio scandalo della commissione d’indagine istituita su quei giorni dal governo Berlusconi, attraverso la quale secondo le maggiori istituzioni europee il Parlamento italiano si è sottratto alla sua funzione di controllo e che non ha saputo fornire nessuna risposta alla domanda di verità che veniva dal paese, la commissione è un atto di responsabilità istituzionale».
Nel frattempo, nuovo rinvio oggi al processo in corso a Genova contro 29 dirigenti, funzionari e agenti di polizia per l’irruzione nella scuola Diaz, dovuto a un trucco degli avvocati difensori di Nando Dominici [all’epoca capo della Squadra mobile]. E’ sempre più probabile che i reati, anche quelli più gravi [come il falso e trasporto di esplosivi], vadano in prescrizione prima che l’iter giudiziale venga completato con la sentenza di terzo grado.

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