La manifestazione del 20 ottobre è imminente, e i promotori stanno incontrando alcuni esponenti del mondo politico, istituzionale e sindacale per spiegarne le ragioni, al di là delle banalità ripetute dai media. Dopo il presidente della camera Fausto Bertinotti, oggi è stato il turno prima del presidente del consiglio Romano Prodi, poi dle presidente del senato, Marini. Domani l’incontro con il segretario della Cgil, Epifani..
I direttori di Liberazione e manifesto, Piero Sansonetti e Gabriele Polo, il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso, Bianca Pomeranzi della Rete femminista della Sinistra europea e Laura Spezia, della segreteria nazionale della Fiom, hanno avuto un’ora di colloquio, a palazzo Chigi.
«Il presidente del Consiglio non ha dato un giudizio negativo sulla manifestazione–ha spiegato poi Mancuso–ma è preoccupato che l’evento venga interpretato dai mass media come una manifestazione che lo mette in difficoltà. Noi gli abbiamo risposto che in piazza ci sarà quella parte del suo elettorato che più sostiene il suo governo, perché ci rendiamo conto che sono già pronti altri progetti». Per Mancuso, sono due le questioni che generano «inquietudine» tra la gente che sarà i piazza il 20 ottobre: «La precarietà e le mancate riforme sul tema dei diritti civili e della libertà, a cominciare dai Dico. Il premier ci è sembrato dispiaciuto, più che altro: ha spiegato che il suo è un governo di mediazione, ha riconosciuto che sul tema dei diritti civili c’è un vuoto di interventi, ma la questione si è arenata in parlamento, dove si deve tenere conto dei numeri».
Laura Spezia della Fiom sottolinea la centralità che ha avuto, nel colloquio con Romano Prodi, la questione della precarietà: «E’ un problema che viviamo costantemente nel rapporto con i lavoratori – ha raccontato–La precarietà è un problema che il Protocollo sul welfare non ha risolto. Non è un problema di giovani contro vecchi, perché la precarietà riguarda tutti, i giovani per i contratti, ma anche i lavoratori che il contratto a tempo indeterminato ce l’hanno. La loro è una precarietà di reddito, ed è una precarietà determinata dal fatto che quando arrivano a 50 anni le imprese dicono che sono obsoleti. Abbiamo chiesto una svolta nelle politiche del governo e attenzione maggiore al valore del lavoro».
Chi c’era racconta che Prodi su questo tema è sembrato meno disponibile al confronto, dicendo che le obiezioni alla flessibilità sono ideologiche. «Abbiamo spiegato a Prodi che certi problemi vanno affrontati con politiche più attive e con un riconoscimento della sofferenza sociale – ha spiegato Bianca Pomeranzi–Ad esempio, sulla questione delle violenze sulle donne il tema è stato ricondotto a una ‘normalità’ che lo rende invisibile, dentro il ‘pacchetto sicurezza’, invece il problema andrebbe aggredito alla spagnola, rimettendo al centro la simmetria tra uomini e donne».
Dopo le notizie di ieri dalla Cgil, che ha «vietato» [per la prima volta] l’uso delle bandiere con il simbolo alle aree programmatiche Lavoro e società e Rete 28 aprile, che scenderanno in piazza sabato, il segretario generale della Cgil è tonato sulla manifestazione, a margine degli esecutivi unitari di Cgil, Cil, Uil. Epifani ha dapprima affermato di non aver «nulla da dire» perché «qualunque dichiarazione può diventare oggetto di polemica». Poi ha aggiunto: «Spero sia partecipata perchè questa manifestazione è un valore di democrazia, come lo sono tutte. Ma verrano considerate le parole d’ordine e le conseguenze che produrranno. Queste vanno valutate».






